venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Primarie, l’ultima spiaggia
per Napoli e il centrosinistra
Pubblicato il 08-02-2016


Napoli veduta VesuvioPer essere pratici, un ritrattista che volesse fissare su tela la politica napoletana del presente raffigurerebbe il seguente stato dell’arte: un centrodestra esitante, ancora stordito dalla sconfitta di Caldoro, monco di Area Popolare, ossia NCD e demitiani, e indeciso sulla candidatura di Gianni Lettieri, che però sarà in campo in ogni caso, con o senza partiti; una forza politica, il Movimento Cinque Stelle, primo partito in città alle recenti consultazioni regionali, che è con ogni evidenza invischiato in una lotta interna per la candidatura a sindaco; l’uscente De Magistris, dato per spacciato sino alla vigilia delle scorse elezioni metropolitane, e invece pienamente rinvigorito e dotato di una peculiare immagine, quella di uomo del popolo che de-renzizza la città e supera le inique avversità giudiziare; un centrosinistra senza marce, paradossalmente illuso dalla vittoria di De Luca, panacea che ha sepolto tonnellate di polvere sotto il tappeto, intrappolato dal costante balletto del PD primarie sì, primarie no, e sempre in ritardo nei momenti decisivi; infine il cosiddetto partito dell’astensione, che lo scorso maggio a Napoli ha toccato quota 60%, un dato più che allarmante, e ancora più allarmante è il fatto che non se ne discuta e che sia del tutto assente dal dibattito politico.

Come riportare i cittadini napoletani alle urne? Ossia, come riagganciare la gran parte della popolazione alla politica, che nella sua accezione originaria è l’organizzazione della vita civile?
È questo il grande quesito della contemporaneità cui nessuno riesce a trovare valide risposte, e che certo non riguarda solo Napoli. Sembra evidente che i partiti, nel terreno del confronto e della partecipazione, abbiano ceduto qualcosa alle associazioni, ai comitati civici, alle rappresentanze di quartiere. C’è dunque disaffezione non tanto nei confronti della vita politica, cui anzi molti vogliono concorrere, bensì nei confronti dei classici corpi intermedi. Ma la questione non è facilmente liquidabile con un de profundis dei partiti: essi in realtà non sono chiusi, come qualcuno strumentalmente vuol far credere, ma non riescono a capire come coinvolgere, come stimolare la partecipazione, come trascinare iscritti, simpatizzanti, cittadini. In poche parole hanno enormi difficoltà a interpretare la realtà del presente e a immaginare le necessità del futuro. E proprio di futuro questa città ha un disperato bisogno.

Quello del Sindaco è un mestiere difficile, quello del Sindaco di Napoli è il mestiere più difficile del mondo. La prossima amministrazione dovrà fare i conti con diverse questioni vecchie e nuove, ormai senza tempo: Bagnoli, il ciclo dei rifiuti, il recupero e la riqualificazione delle periferie, il rilancio delle attività produttive, il ruolo del Porto, la destinazione di Palazzo Fuga e di tanti altri immobili del patrimonio comunale, la manutenzione degli edifici, il crollo del trasporto pubblico su gomma, il caos delle “movide”, le occupazioni improprie, i rischi ambientali, la salute pubblica e tanto altro ancora. Senza dimenticare tutte le difficoltà legate al tema della sicurezza. La nuova criminalità dei ragazzini, dei giovanissimi senza pietà, getta un’ombra terribile sugli anni a venire: privi della possibilità di ottenere un’istruzione e una formazione, senza alcuna prospettiva di lavoro, essi sono inevitabilmente attratti dal gorgo del malaffare e da forme di occupazione maledette e malvagie. Incrementano le già corpose fila delle fasce sociali totalmente prive di cultura e informazione, nell’indifferenza assoluta delle altre, che invece dovrebbero indirizzare la crescita collettiva.

Ad oggi questo cortocircuito sociale e culturale rappresenta forse il principale problema della città.

Napoli necessita di una rivoluzione che investa le menti, soprattutto dei più giovani, attraverso la creazione e la moltiplicazione in tutto il territorio cittadino, municipalità per municipalità, di strutture sportive, associative e ricreative; di “biblioteche del futuro”, ossia spazi che coniughino le forme più diverse di intrattenimento e crescita culturale; di luoghi d’incontro che offrano ai giovanissimi, in special modo a quelli deprivati, la possibilità di non frequentare la “strada” e di avere un’alternativa. L’istruzione, il progresso individuale, l’ambizione di migliorarsi e di migliorare ciò che ci circonda sono le speranze concrete per poter almeno immaginare il cambiamento, ad oggi così distante e lontano.

Napoli è un edificio traballante e bisogna avere la forza e il coraggio di guardare oltre: la nuova classe dirigente dovrà da un lato rattoppare ove possibile le falle del presente e dall’altro gettare le fondamenta di un nuovo edificio: dovrà in sostanza seminare un progetto per il futuro i cui frutti saranno raccolti nella migliore delle ipotesi tra venti o trent’anni. Senza questo coraggio e senza quest’assunzione di responsabilità Napoli è destinata a restare ferma ed immobile nel tempo, come da anni a questa parte, o peggio ancora è destinata a correre all’indietro.

Chi si candida a guidare la città ha quindi il difficilissimo compito di traghettare i napoletani in avanti. Il centrosinistra ad oggi è in quarta posizione nelle previsioni dei più.
De Magistris e Lettieri sono in perenne campagna elettorale perché già candidati da tempo; i grillini raccoglieranno comunque i consensi di protesta cui ormai sono abituati, anche se la vicenda Quarto e le titubanze su alcuni, fondamentali disegni di legge ne hanno minato profondamente la credibilità e la graniticità. Le primarie sono l’unica possibilità del centrosinistra di creare una mobilitazione e una partecipazione ormai smarrite e di recuperare credito nei confronti della città.
Pur fragili e monche per assenza di una regolamentazione uniforme sul territorio nazionale, le primarie rappresentano in ogni caso un momento di confronto e di condivisione impagabile per partiti e cittadini. Se avremo una competizione trasparente, ben regolamentata, combattuta, pulita ed efficace, e nessun indicatore fa pensare il contrario, con ogni probabilità la coalizione eseguirà quello scatto in avanti sufficiente per recuperare il terreno perso e per scavalcare gli avversari. Se la politica tornerà vera protagonista, ne beneficeremo tutti.

Alessandro Zampella

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