sabato, 10 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

EUROPA IN ROSSO
Pubblicato il 09-02-2016


Borse-europee-caloComincia ad assomigliare sempre più a quella del 2008 la tempesta che sta investendo i mercati finanziari di tutto il mondo. Dalla Cina al Giappone, dagli Usa all’Europa, si sta diffondendo l’incertezza sulla solidità della pur timida ripresa degli ultimi tempi.

Nel Vecchio Continente la borsa di Milano è stata oggi quella col segno negativo più forte, -3,2%. Madrid ha perso il 2,8%, Parigi oltre il 2%, Francoforte il 2% mentre Londra poco più dell’1%.

Ancora una volta in Italia a deprimere la Borsa sono stati soprattutti i titoli bancari. Per il violenti ribassi sospese Carige e Ubi, Bpm ha fatto registrare un -8%, Banco popolare -7%, Unicredit -6%.

Ieri però è andato molto peggio. Il ‘lunedì nero’ ha fatto bruciare 310 miliardi di euro di capitalizzazione e ha fatto tornare la paura anche per lo spread che è salito subito a 150 punti nel differenziale con il bund tedesco.

Lo spread tra Btp e Bund si è portato sui livelli dell’estate 2015 con un rendimento all’1,74%. Il differenziale tra i Bonos spagnoli e il decennale tedesco è arrivato poco sopra quello italiano, con 161 punti e un tasso all’1,8%.

A rendere più pesante l’orizzonte economuico, ci sono stati i dati della produzione industraile tedesca che a dicembre è scesa inaspettatamente per il secondo mese consecutivo dell’1,2% su novembre mentre secondo le previsioni doveva salire di mezzo punto. A salvare Berlino c’è però il dato straordinariamente positivo dell’export che ha segnato un nuovo record per l’anno che si è chiuso con un aumento del 6,4% rispetto al 2014. Complessivamente, lo scorso anno la Germania ha esportato merce per un valore di 1.195,8 miliardi di euro mentre l’import è stato di 948 miliardi (+4,2%). Un ‘miracolo’ che ha però un limite evidente nelle altre economie dentro e fuori l’Europa. L’export tedesco è soprattutto extraeuropeo e i mercati più forti che fino a oggi hanno comprato le merci tedesche, come quello cinese, non godono più di una salute florida. Non è dunque lo stato attuale dell’economia a impensierire le borse quanto le previsioni che non sono buone.

Il principale indice della Borsa di Atene ha perso il 10% in un panorama fosco perché la riforma delle pensioni chiesta dalla troika (Ue, Fmi e Bce) prevede la riduzione di tutte le pensioni, anche di quelle basse, con un tetto massimo di 2300 euro mensile (da 2700) e una minima di 384 euro. In cambio arriverebbero le rate mancanti del nuovo piano di aiuti da 86 miliardi di euro negoziato a luglio.

La Grecia così dopo la pausa estiva è tornata ad avvitarsi in una crisi difficilissima perché, come tutti ben sapevano, non è assolutamente in grado di ottemperare alle richieste della troika. Una popolazione stremata dai sacrifici non è più in grado di farne altri a meno di non mettere davvero a repentaglio la tenuta sociale del Paese e la sua fragile democrazia.

Pesa molto anche la questione migranti per il quadro pessimo della situazione in Siria e la pressione delle popolazioni in fuga sul confine turco. I nuovi disperati sono circa 50 mila e si aggiungono ai 2 milioni e mezzo che sono in Turchia da dove sperano di raggiungere, passando per la Grecia e i Balcani, il nord Europa e la Germania soprattutto.

Nel week-end i ministri degli Esteri dell’Ue, insieme a quelli dei Balcani, hanno discusso di rinforzi da inviare ai confine greco-macedone per sigillarlo chiudendo la strada ai profughi in arrivo da Sud. La Macedonia ha annunciato il raddoppio del reticolato di 30 chilometri che la separa dalla Grecia che rischia di diventare un gigantesco campo profughi.

A solo otto giorni dal nuovo vertice dei 28, non sembra esserci nessun serio progetto per far fronte alla crisi dei rifugiati. Nessuno sa come tenere in vita Schengen mentre anzi sembra rafforzarsi il rischio di una mini-Schengen dei Paesi del nord che lascrebbe Italia e Grecia, gli unici due Paesi dei 28 che hanno frontiere che non possono essere chiuse fisicamente, ad assorbire la marea dei disperati in fuga dall’Africa.

E un’altra crisi, a noi vicinissima, può rendere ancora più pesante la suituazione generale, quella della Libia.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento