domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Question Time
Pubblicato il 29-02-2016


Il caos Europa

In retrospettiva, guardandoci dietro, vediamo come enormi bastioni i tanti errori (o forse no!) della corsa all’istituzione europea cosi come la vediamo oggi. La corsa che è avvenuta dalla metà degli anni ’90 ai primi anni del nuovo millennio sembrano cosparsi di tanti trattati, ultimo quello di Lisbona, in cui la Comunità economica europea nel trasformarsi verso l’Unione ha praticamente “padellato” i punti centrali della configurazione politica, facendo sempre emergere in primo piano i rilievi nazionali rispetto a quelli europei.
Insomma, è stato un collage sintetico di istanze nazionali che alla fine hanno sopraffatto le vere e proprie istanze europeiste con l’aggiunta di una rincorsa senza precedenti nel far affluire d’ufficio Paesi e Stati che dell’Unione europea avevano e hanno un bisogno economico, ma tendono ancora al distinguo dell’autonomia politica. Il ceppo storico degli “unionisti” è visibilmente diverso dai Paesi dell’Est europeo, i quali immersi come sono da sempre in una difficile cultura di aggregazione sia all’Europa occidentale sia alla Russia si sono trovati a scegliere la strada dell’Europa senza alcuna convinzione, ma solo per non rimanere schiacciati economicamente e, quindi, di nuovo bersaglio dell’egemonica della Confederazione Russa. Sta di fatto che l’Europa in senso politico non c’è. Inutile dilaniarsi in stati vari, per lo più confusionali. L’errore è stato compiuto da tutti, in particolar modo negli anni ’90 in assenza di una politica forte e certa in molti Stati, assenza che ha dato il via libera ad una serie di trattati e accordi che sembravano di secondo piano e che oggi, invece, connotano ancora di più l’enorme confusione prodotta.
La Polonia, unico paese che ha avanzo di amministrazione – si direbbe – fra cio’ che riceve e cio’ da’, ha un attivo di 14 miliardi di Euro. L’Italia ha, invece, un passivo. Da’ molto, in denaro e in sforzi economici e strutturali enormi e riceve meno. Di fatto, questo abbiamo davanti; un’Assemblea elettiva che con un macchinoso meccanismo burocratico ha una Commissione Europea, simil a un Governo, ma con un Premier che non viene eletto dai cittadini, ma per delega delle composizioni parlamentari.
Migranti. Comprensibile la scelta, forte e coraggiosa, della Grecia di richiamare il proprio Ambasciatore da Vienna. Segno di protesta e di conflitto diplomatico fra un paese che ha ricevuto sanzioni durissime ma deve accogliere i migranti, e un paese che chiede la chiusura, come poi ha fatto, dei confini nazionali e che non vuole i migranti. Come si può immaginare una tensione diplomatica di questo livello all’interno di una cosiddetta Unione di paesi? Un po’ difficile immaginarlo, ma invece esiste. La realtà ancora una volta, è che il processo semplificato dell’Unione europea e della moneta unica, l’Euro, è stato banalizzato, minimizzato, se non glorificato senza pensare a cosa sia davvero l’Europa.
La Gran Bretagna. Brexit. Vi dirò come la penso, la sua eventuale uscita non sarà un danno alla fantomatica Unione, semmai lo sarà per gli stessi inglesi. Uno dei maggiori paesi a porre veti su veti, spesso a far esplodere grosse contraddizioni, non dovrebbe essere tirato per la giacca a stare dentro un corpo che rigetta da sempre.
Domanda: potevamo darci più tempo per fare una vera Unione politica, e non solo economico – finanziaria, e non tramutare l’opportunità della globalizzazione con l’acuirsi di una crisi sistemica che sembra non aver fine? Chissà.
Alessandro Formichella

Caro Alessandro, di errori ne sono stati fatti. Ne cito intanto due: una moneta non vincolata alla sovranità statuale e un allargamento a nuovi paesi senza aggiustare le norme dell’accordo di Maastricht. E’ tempo di rivederle e soprattutto è tempo di orientare l’Unione verso una forma più stringente di federalismo europeo. R

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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