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Opinioni e commenti
 

Question time con il Ministro Paolo Gentiloni in merito alla situazione politica e militare in Libia
Pubblicato il 24-02-2016


Question time con il Ministro Paolo Gentiloni in merito alla situazione politica e militare in Libia
Montecitorio 24 
febbraio 2016

Signora Presidente, signor Ministro, questa interrogazione è nata prima della notizia della messa a disposizione della base di Sigonella per i Reapers USA, nasce dalla profonda preoccupazione per la situazione libica. La presenza di Daesh in crescita, i migranti che riprenderanno ad arrivare, la sicurezza delle infrastrutture energetiche italiane, le possibili conseguenze per le forniture di gas e petrolio sono tutte fonti di profonda preoccupazione per il nostro Paese. Ma la Libia è un Paese con il quale abbiamo profondi legami umani, culturali, sociali economici e questi legami comportano per noi una responsabilità particolare rispetto ad altri Paesi. Non casualmente ci siamo candidati, in ritardo, purtroppo, alla leadership per favorire il percorso di una pacificazione condivisa dei libici. In ritardo perché avevamo le persone giuste per farlo, prima che la presenza di Daesh complicasse ulteriormente il quadro. Le chiedo quali strumenti intenda utilizzare per convincere le parti ad un accordo ed è positivo che oggi oltre cento parlamentari di Tobruk abbiamo firmato un documento, non la fiducia, a sostegno di Serrai. Secondo: se il non accordo si prolungasse nel tempo, quali sono i possibili strumenti, non escluso quello militare, ed è una domanda, a disposizione dell’Italia per contrastare Daesh che è opzione strategica oltre che morale per difendere i nostri legittimi interessi ?

La risposta del Ministro Gentiloni

Grazie, onorevole Locatelli; sappiamo che è andato avanti molto a lungo un tentativo di mediazione delle Nazioni Unite. Dopo oltre un anno e mezzo che questo tentativo si è sviluppato, c’è stata una svolta importante nella conferenza che abbiamo organizzato poco più di due mesi fa a Roma, presieduta dall’Italia, e che ha messo insieme la comunità internazionale e le parti libiche. Sapete che dopo quella conferenza, due giorni dopo, è stato firmato in Marocco l’accordo sulla base del quale si sta cercando di dar vita a questo Governo sostenuto dalla maggioranza della Camera dei rappresentanti. Contemporaneamente su un piano parallelo l’Italia sta coordinando gli sforzi di pianificazione per rispondere, quando ci saranno, alle richieste del nuovo Governo libico sul terreno della sicurezza.
Quindi certamente noi stiamo guidando questo processo a livello internazionale, dobbiamo sapere tuttavia che è un processo molto fragile e che la strada non è certamente in discesa. Il fatto che ieri 101 parlamentari, quindi la grande maggioranza della Camera dei rappresentanti di Tobruk, abbiano firmato un documento che, non solo conferma l’accordo, ma esprime la fiducia alla lista dei ministri proposta dal presidente al Sarraj è un fatto molto positivo, anche se, come denunciato l’inviato dell’Onu Kobler, le intimidazioni di alcuni estremisti hanno impedito il pronunciamento con un voto. Il voto slitta ora a lunedì, noi lavoreremo per impedire che ci siano di nuovo intimidazioni. Sappiamo che la decisione tuttavia spetta ai libici.
Non abbiamo alternative, cerchiamo di tenere distinti da un lato gli impegni e le attività che l’Italia può svolgere per prevenire e contrastare la minaccia terroristica, e difendere il nostro Paese dalla minaccia terroristica, dalla soluzione della questione libica. Sono due terreni distinti, vanno avanti magari in parallelo, ma la soluzione della questione libica non è in improbabili spedizioni militari, è nel contribuire alla stabilizzazione del Paese. Serve un Governo che sia un interlocutore anche sul terreno della sicurezza per l’intera comunità internazionale. Siamo più vicini che mai a questo obiettivo, ma sappiamo che una volta raggiunto questo obiettivo avremo altri passaggi difficili, a cominciare dal trasferimento del Governo a Tripoli. Sarà una strada lunga, ma non credo che noi dobbiamo scoraggiarci e cercare scorciatoie, perché faremmo un errore gravissimo.

La replica di Pia Locatelli

  Signor Ministro, sono un poco imbarazzata, perché lei ha fatto delle affermazioni che assolutamente condivido. È fuori discussione, è certo che è stato lungo il tentativo di mediazione delle Nazioni Unite, più di un anno e mezzo, poi il nostro grande merito dei dialoghi ne Mediterraneo che hanno poi successivamente favorito questo accordo.

  È assolutamente condivisibile che noi stiamo facendo quanto ci è possibile per favorire la nascita di questo nuovo Governo, perché abbiamo bisogno tutti quanti, noi italiani, ma anche il mondo e la comunità internazionale, di questa interlocuzione. Per adesso un’interlocuzione parzialissima se pensiamo solo che è riconosciuto il Governo di Tobruk o il Parlamento e a questo stesso Parlamento è stato fisicamente impedito di votare, perché non sono soltanto alcuni estremisti, ci sono alcune forze robuste nel Paese, lei sa benissimo che mi riferisco a persone vicine ad Haftar, e però mi è difficile non vedere intrecciati il tentativo di costruire questo Governo e la nostra battaglia, che è pure la loro, contro Daesh, perché questa è un’opzione insieme morale e strategica.

Per cui sento il dovere di dire che sono abbastanza soddisfatta, ma rimane ancora aperto un campo che va esplorata e se fosse possibile avere in profondità alcune risposte difficili, ecco magari mi preparo per una successiva interrogazione in un’altra question-time.

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