venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Quote rosa nei Consigli regionali. Da oggi è legge
Pubblicato il 03-02-2016


Quote rosaApprovata oggi alla Camera in via definitiva con 334 sì, 91 no e 21 astenuti la legge per la parità di genere nei consigli regionali.
In due soli articoli, si stabilisce che qualora la legge elettorale preveda l’espressione delle preferenze in ciascuna lista i candidati siano presenti in modo tale che quelli dello stesso sesso non eccedano il 60% del totale e sia consentita l’espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima. Qualora siano previste liste senza le preferenze, la legge elettorale deve disporre l’alternanza tra candidati di sesso diverso, in modo che i candidati di un sesso non eccedano il 60% del totale.

L’obiettivo dichiarato è quello di far crescere la quota attuale del 18% di donne che siedono tra i banchi dei consiglieri e tentare almeno di allinearla con quel 32% che è la media dell’Ue.
La situazione attuale vede nrome diverse. In Campania e Lazio, ad esempio, c’è il limite di due terzi alla presenza di candidati di ciascun sesso in ogni lista. Nelle Marche c’è un limite minimo e nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura inferiore a un terzo dei candidati presentati. Abruzzo, Puglia e Umbria hanno adottato il tetto del 60% di candidati dello stesso sesso mentre in Lombardia e Toscana vige l’obbligo di alternanza uomo-donna. Veneto ed Emilia Romagna prevedono che in ogni lista i rappresentanti di ciascun genere siano presenti in misura uguale se il numero totale è pari e se è dispari, ogni genere deve essere rappresentato in numero non superiore di una unità rispetto all’altro. Inoltre la doppia preferenza di genere è già prevista in Campania, Toscana, Emilia Romagna e Umbria.

“Ad oggi – ha detto Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto sulla proposta di legge – nessun consiglio regionale rispecchia la presenza femminile del nostro Parlamento, cioè il 30-31 per cento degli eletti. Sulle candidature, quindi, servono misure più stringenti se si vuole davvero centrare l’obiettivo della parità di genere nelle Istituzioni. Con le disposizione messe in campo oggi facciamo qualche passo in avanti: ciò, però, non basta”. “Infatti manca la regola della ‘inammissibilità delle liste’ qualora le regole che sovrintendono la composizione delle graduatorie non fossero rispettate. Se ne occuperanno i singoli consigli regionali, si è detto. Ma la storia recente non induce all’ottimismo. Da sottolineare poi, che le norme per le elezioni dei consigli regionali sono caricate di una doppia responsabilità, poiché la riforma costituzionale che sta per completare il suo iter prevede che siano proprio i consiglieri a comporre il Senato. Ciò rende ancora più importante tale provvedimento”.

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