sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

CASO INTERNAZIONALE
Pubblicato il 08-02-2016


Anche Washington, secondo quanto riferisce il New York Times, potrebbe sollevare il caso della morte di Giulio Regeni negli incontri ufficiali con esponenti governativi del Cairo mentre per arrivare a scoprire la verità sull’assassinio del giovane ricercatore italiano una squadra di investigatori italiani, composta da poliziotti dello Sco, carabinieri del Ros e agenti Interpol, è giunta nella capitale egiziana per affiancare gli inquirenti locali. I due fermati di venerdì sono stati rilasciati e al momento ogni ipotesi resta ancora aperta. “Quello di Giulio Regeni – ha dichiarato Bobo Craxi, responsabile Esteri del Partito socialista italiano – è un omicidio politico dai contorni oscuri”. “Fare piena chiarezza ed evitare ricostruzioni semplificate”, aggiunge Pia Locatelli, capogruppo socialista e presidente del Comitato diritti umani della Camera.


Polizia EgittoLa morte del giovane ricercatore sta diventando un ‘caso’ internazionale sia per l’efferatezza del crimine sia per l’importanza dell’Egitto nella battaglia contro l’estremismo islamico e in particolare contro l’autoproclamato califfato di al-Bagdadi, l’Isis.

ITALIA PARTNER STRATEGICO DELL’EGITTO
La vicenda continua ad essere avvolta in un alone di grande incertezza. Al di là delle notizie sicure, come il fatto che sia stato torturato prima di essere ucciso e che il suo corpo sia ‘miracolosamente’ ricomparso dopo tre giorni di ricerche proprio nel momento in cui, giovedì 4, presso l’ambasciata italiana al Cairo era attesa – incontro subito annullato – una foltissima delegazione di rappresentanti delle aziende italiane con la ministra dello sviluppo economico (MISE), Federica Guidi, aggiunge un alto tasso di ambiguità alla tragica vicenda. Per l’Egitto, l’Italia è un partner strategico; basti solo pensare al ruolo dell’Eni che appena sei mesi fa ha scoperto al largo delle coste egiziane il più grande giacimento (Zhor, ndr) di idrocarburi del Mediterraneo mentre l’interscambio già oggi vale 5 mld di euro. Legami molto concreti che costituiscono per il governo del Cairo un assett fondamentale in una situazione economica difficilissima dopo gli attacchi terroristici al settore del turismo.

regeni

Giulio Regeni

È anche per questa ragione che non solo il Governo italiano, ma anche altri governi vogliono capire cosa è successo a Regeni, chi ne ha ordinato il sequestro, chi ha voluto che fosse torturato e ucciso, chi lo ha fatto ritrovare e soprattutto perché. Non ci sono indizi, prove, testimonianze che autorizzino a ritenere che il giovane ricercatore potesse avere informazioni così ‘sensibili’ da provocarne un ‘trattamento’ e una fine così orribili né tantomeno che potesse essere uno 007 infiltrato nelle opposizioni ad al-Sisi. Si soppesano pure tutte le altre possibili ipotesi, ma nessuno vuole prendere seriamente in considerazione una responsabilità diretta del Governo egiziano, che sarebbe connotata da un incredibile tasso di masochismo, mentre ci si interroga piuttosto su possibili faide interne ai servizi, sul ruolo del radicalismo islamico o sullo ‘zampino’ di qualche nemico esterno deciso a mettere in forte difficoltà il generale al-Sisi, a cui certo non difettano i nemici. Il generale è subentrato con un colpo di stato nel luglio del 2013 al presidente Mohammed Mursi, leader dei Fratelli Musulmani, a sua volta salito al potere dopo aver deposto il rais Hosni Mubarak sull’onda delle ‘primavere arabe’.

GLI USA PRONTI A SOLLEVARE LA QUESTIONE
Il governo del generale è noto per la brutalità della sua polizia, forse peggiore di quella del predecessore Mubarak, e anche per questa ragione si teme che anziché frenare l’offensiva del radicalismo islamico, il pugno di ferro accentuato contro i fratelli musulmani dopo l’estromissione di Morsi, finisca per favorirla. E l’Egitto è una pedina troppo importante nello scacchiere mediorientale per non seguirne da presso gli accadimenti.
Per questo anche il caso Regeni potrebbe essere sollevato in incontri tra esponenti Usa e egiziani, come scrive il New York Times ricordando che sono previsti in questi giorni una visita del ministro degli Esteri egiziano Shoukry a Washington, dove vedrà Kerry, e una missione al Cairo dell’incaricata del Dipartimento di Stato Usa per i diritti umani. “È probabile che si parli del caso – scrive il Nyt – visto da molti come un altro segnale allarmante di abusi da parte della forze di sicurezza in un Paese dove detenzioni arbitrarie e torture stanno diventando sempre più comuni”.

Il generale Al-Sisi

Il generale al-Sisi

IL CAIRO RESPINGE ACCUSE E INSINUAZIONI
Quanto alle indagini, mentre il ministro degli interni egiziano, il generale Magdi Abdel Ghaffar, respinge ‘infastidito’ ogni accusa di coinvolgimento della polizia – “non è stato imprigionato da alcuna autorità egiziana” –  l’ambasciatore in Italia, Amr Helmy, spiega che “le autorità egiziane offrono la massima collaborazione ai funzionari investigativi italiani presenti attualmente in Egitto. Il governo egiziano sa che la morte dello studente Giulio Regeni rappresenta un evento di importanza rilevante per tutta l’Italia, sia per il governo sia per l’opinione pubblica”. “Sarebbe opportuno evitare di arrivare a conclusioni affrettate relative alle indagini in corso o fare delle accuse e insinuazioni ingiustificate e senza prove” ha detto il rappresentante diplomatico a Roma confermando che la delegazione investigativa italiana ha svolto “incontri importanti con la controparte egiziana”. “L’obiettivo di questi incontri è di svelare la dinamica della morte dello studente italiano ed individuare e punire i reali responsabili di questo atroce crimine”. “Non ci accontenteremo di verità presunte” gli ha fatto eco il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, sottolineando che pur essendo l’Egitto un nostro “partner strategico”, l’Italia ha “il dovere di difendere i suoi cittadini”.

In Italia per ora le indagini non hanno portato alla scoperta di alcun elemento davvero utile a comprendere quanto accaduto. I pm della Procura di Roma hanno ascoltato genitori, amici e conoscenti di Regeni, ma come hanno confernato il padre e la madre del giovane, questi non aveva mai fatto cenno a rischi imminenti per la propria incolumità anche se era consapevole di trovarsi in una situazione che aveva un certo margine di rischio soprattutto nei giorni in cui cadeva l’anniversario della rivoluzione di piazza Tahir che aveva portato alla deposizione di Mubarak.

Note ormai invece le condizioni fisiche che hanno portato alla morte Giulio Regeni. Il giovane è stato torturato ed è morto per la frattura di una vertebra cervicale secondo quanto ha chiarito l’autopsia. I medici hanno riscontrato sul giovane i segni di un violento pestaggio, due unghie strappate, numerosi piccoli tagli anche sotto i piedi e altre fratture.

CRAXI: UN OMICIDIO POLITICO
“Penso che in merito alla vicenda del giovane italiano sia necessario agire con la dovuta energia, per fare chiarezza”, afferma in una nota Bobo Craxi, responsabile Esteri del Partito socialista italiano, commentando le misteriose circostanze che hanno causato la morte del giovane Giulio Regeni. “Si tratta”, prosegue Craxi, “di un omicidio politico in tempi di pace, avvenuto in circostanze del tutto inusuali e dai contorni oscuri, in un Paese che dobbiamo continuare a considerare amico, ma che non deve ostacolare la verità. Il Governo deve considerare l’opportunità che a fare chiarezza siano anche gli organismi multilaterali aderenti alle Nazioni unite, nel caso vi siano, come sembra stia avvenendo, lentezze o ambiguità nella determinazione delle indagini. Non vi può essere”, aggiunge l’esponente socialista, “alcuna contiguità di sorta fra la vittima e gli oppositori dell’attuale quadro dirigente egiziano che legittimi un delitto così efferato. Colpendo il giovane Giulio Regni si è colpito anche il nostro Paese e la sua politica amichevole verso gli Stati amici del Mediterraneo. E ciò rende, se possibile”, conclude Bobo Craxi, “più forte la nostra indignazione”.

LOCATELLI: NO A RICOSTRUZIONI SEMPLIFICATE
Da parte sua, Pia Locatelli, presidente dei Comitato diritti umani e capogruppo PSI alla Camera, ha dichiarato che “il brutale assassinio del giovane studente italiano in Egitto, la cui morte è sopraggiunta in seguito a torture e sevizie, è una gravissima violazione dei diritti umani sulla quale il Governo egiziano, deve fare piena chiarezza, senza lentezze, omertà e tentennamenti. Le circostanze della morte di Giulio Regeni, ma soprattutto le modalità del suo ritrovamento, in coincidenza della visita della Ministra Guidi e di una delegazione di imprenditori italiani, suscitano, oltre che profonda indignazione, grandi interrogativi e inducono all’estrema prudenza nei riguardi di ricostruzioni semplificate. Sarebbe fatto gravissimo per un Paese come l’Egitto, amico dell’Italia e attento alle relazioni internazionali, se dimostrasse che non tiene in alcun conto dei diritti umani, dello Stato di diritto, e delle convenienze strategiche. È interesse dell’Egitto – conclude Locatelli – oltre che dell’Italia fare chiarezza e arrivare al più presto la verità”.

Carlo Correr

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento