giovedì, 25 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

“Remotti di carta”,
i fumetti di Remo Remotti
al Macro di Roma
Pubblicato il 25-02-2016


FOTO-REMOeditedIn concomitanza con “Marisa e Mario Merz”, è possibile visitare al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, fino al 30 marzo 2016 la mostra Remotti di carta, a cura di Gianluca Marziani, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Mismaonda.
La mostra è un viaggio tra le carte, i disegni, i racconti a fumetti e gli appunti figurativi dell’attore, artista visivo e scrittore Remo Remotti. Molto noto al pubblico per le sue performance poetiche e la sua attività di attore e paroliere militante, Remotti ha da sempre coltivato la sua attitudine plastica per l’arte visiva. Una passione a doppia marcia: da una parte lo scultore che manipolava materiali di scarto con la coscienza epocale del Pop; dall’altra l’autore che si rifugiava in uno spazio silenzioso e meditativo per dedicarsi al disegno su carta e ai suoi appunti figurativi.

Nei disegni di Remo Remotti è come se la scrittura diventasse immagine, come se il disegno aderisse emotivamente all’attore iconoclasta, al poeta polemico, al dissacratore irriverente.
Tutto pare immobile eppure le opere trattengono lo stesso grido sussurrato delle performance poetiche, sembrano pronte ad esplodere come il grido lancinante di “Mamma Roma Addio”.

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Osserva il curatore Gianluca Marziani: “Portava a studio l’urlo della città ma lo avvolgeva sottocoperta, dentro la semplicità degli ingredienti artistici; le grida lancinanti dei suoi testi si raggomitolavano sotto i chiodi, le viti, i bulloni, le verniciature da carrozzeria, placando l’urlo ma non la rabbia che teneva assieme i pezzi. RR gestiva l’incazzatura in modo adulto, usando l’opera come una medicina dello spirito, un rimedio del fare in una civiltà del troppo dire.”

La mostra si concentra su tre cicli a fumetti che ricuciono il legame tra parola e immagine, pensiero militante e autobiografismo spontaneo. Un lungo racconto in cui confessione e rivelazione diventavano parti narrative di una felice qualità biografica. Tra ironia caustica e satira elegante, Remotti ci ha regalato un ritratto della società nel Dopoguerra, mescolando vizi pubblici e privati, sesso e società, politica e cultura. Nei fumetti l’artista ha scelto di non usare colori in quanto sperava che il fruitore colorasse le pagine con il giusto abito, scegliendo i propri pennarelli o matite, contribuendo così a vestire un’idea.

Nel ciclo, Viaggio in Perù, influenzato probabilmente dalla sua permanenza pluriennale nel Paese, i fumetti aggiungono alle biografie esistenti evocazione e realismo magico, mescolando verità e finzione con sensibile mimetismo.
Nel ciclo, Remotti a fumetti, siamo in piena vertigine autobiografica, una lunga narrazione che ripercorre le tante vite e le altrettante anime dell’artista.
Il ciclo Manco li cani, con i suoi cani umanizzati che parlano come vecchi trasteverini, è probabilmente il progetto più politico di Remotti, quello in cui il tono ideologico, l’antifascismo e la morale socialista trovavano un potente megafono allegorico.

Gioia Cherubini

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