martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Riad. Graziato, ‘solo’ 8 anni
e 800 frustate per Fayadh
Pubblicato il 03-02-2016


Ashraf FayadhIl poeta Ashraf Fayadh non verrà decapitato, ma dovrà scontare otto anni di prigionia, 800 frustate – in 16 ‘rate’ – e dovrà pentirsi pubblicamente attraverso i media per aver “rinnegato l’Islam”. Ad annunciarlo è stato il suo avvocato difensore Abdulrahman al-Lahem, che era riuscito a ottenere un nuovo processo, supportato dalle proteste da tutto il mondo.
La vicenda del giovane poeta, nato in Arabia Saudita ma di origini palestinesi, nei mesi scorsi ha colpito l’opinione pubblica internazionale. Molti artisti, scrittori e intellettuali hanno espresso da subito la loro solidarietà per Fayadh che, a causa del contenuto delle sue poesie, era stato condannato a morte per apostasia nel novembre scorso. Nonostante l’annullamento della pena di morte sia il suo avvocato che organizzazioni internazionali pro diritti umani (tra cui Amnesty International) hanno dichiarato di voler continuare a lottare fino alla sua completa assoluzione. Le accuse sarebbero legate alla sua attività artistica e alla sua collezione di poesie – Instructions Within, pubblicata nel 2008 – in cui, secondo l’accusa, avrebbe messo in dubbio i dettami della religione e diffuso idee legate all’ateismo. Le autorità lo avevano anche incriminato per aver violato la legge contro il cyber crimine scattando e conservando foto di donne riprese in pubblico sul suo cellulare.Ashraf Fayadh Amnesty International

Fayadh ha sempre negato le accuse, rivendicando la propria innocenza affermando che un altro uomo ha fabbricato false accuse ai suoi danni per ottenerne la condanna. Per questo la difesa è già pronta a presentare un nuovo ricorso e chiedere il rilascio – e la piena assoluzione – dell’assistito.

Il poeta, nato da genitori palestinesi rifugiati, è stato arrestato nell’agosto del 2013, dopo che un cittadino saudita lo aveva accusato di fomentare l’ateismo e diffondere idee blasfeme. Rilasciato il giorno successivo venne nuovamente arrestato nel gennaio del 2014 e incriminato per apostasia. La sentenza di condanna a morte risale al 17 novembre 2015.

In Arabia Saudita nel 2015 il boia ha giustiziato almeno 153 persone; quest’anno le esecuzioni sembrano essere in aumento, considerando che dal primo gennaio sono già state giustiziate un totale di 58 persone. Le ultime due decapitazioni sono avvenute ieri, a carico di un cittadino saudita e di un immigrato etiope, condannati a morte per omicidio. Nel Paese la legge coranica viene applicata nella sua forma più estrema e la pena di morte viene comminata per un gran numero di reati fra cui omicidio, traffico di droga, rapina a mano armata, stupro e apostasia.

Stefano Lanzano

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