mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lo Scandalo di Schnitzler,
I lati oscuri di una società
perbenista e chiusa
Pubblicato il 05-02-2016


Stefania Rocca e Franco Castellano_SCANDALODas Vermächtnis ovvero Scandalo, è una bellissima commedia, inedita in Italia, scritta nel 1898 da Arthur Schnitzler, lo stesso autore di Doppio Sogno. Una commedia amara, con cui l’autore muove una critica feroce alle convenzioni sociali. Vi si rappresenta infatti un amore giovane e profondo, che travolge gli schemi stantii della società: è quello che lega Hugo, rampollo dell’alta borghesia, e Toni, ragazza invece di bassa estrazione. E dal loro amore clandestino nasce Franz, per quattro anni tenuto nascosto alla famiglia di lui, come la loro felice relazione. Improvvisamente però Hugo ha un incidente e, in fin di vita, chiede alla sua famiglia di accogliere il figlio illegittimo e la donna. La famiglia affronta lo scandalo, crede di poterne reggere i contraccolpi: Toni e il bimbo entrano nella ricca casa dei Losatti circondati d’affetto, tanto che la giovane inizia a immaginare una nuova vita. Ma in breve la presenza estranea inizia a suscitare insofferenza: si allontanano gli amici, muta il peso della famiglia in società, e se le donne continuano a proteggere i nuovi arrivati, gli uomini mostrano sempre più chiaramente il loro disappunto per la situazione. A far deflagrare il fragile equilibrio è l’improvvisa morte del piccolo Franz: dopo questo tragico evento nulla potrà più arginare la vigliaccheria e la volgarità di quell’ambiente dorato, né la sottile violenza delle convenzioni sociali. E Toni ne sarà drammaticamente soffocata.

Stefania Rocca_SCANDALO 4

Nell’allestimento in due atti in scena all’Eliseo, all’apertura del sipario ci ritroviamo nella bella e curata casa viennese dei Losatti, arricchita da preziosi mobili d’epoca. Grazie anche ai costumi dei personaggi, lo spettatore è così subito proiettato alla fine dell’Ottocento. Una casa ricca di luce nel primo atto, buia, quasi nera nel secondo. Le musiche, dall’accento classico, sono marginali in questa opera ricca di dialoghi ed intervengono solo in pochi selezionati momenti, quali ad esempio alle aperture del sipario.

Ottimi gli interpreti, capitanati dal bravo Franco Castellano, nei panni del professor Losatti, economista e deputato, e dalla intrigante Stefania Rocca, nelle vesti di Emma Winter, bella ed anticonvenzionale. Da segnalare anche le performance di Federica De Benedittis e di Adriano Braidotti, che interpretano rispettivamente Agnes ed il Dottor Ferdinand Schmidt. Comunque notevole il livello di tutti i dodici attori presenti sulla scena, in buona parte appartenenti alla Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Nelle parole del regista Franco Però ritroviamo il significato profondo del titolo di questa commedia amara: Scandalo ovvero insidia, ostacolo. Sono queste le caratteristiche, involontarie, indossate da Toni Weber, la ragazza di bassa classe sociale amata da Hugo, e del loro figlio, Franz. Essi sono vissuti come un ostacolo alla vita della famiglia Losatti, e alle proprie relazioni altolocate. La loro presenza è sentita come scandalosa, provocando l’allontanamento di amici e conoscenti. Come in uno specchio, in essi – ma soprattutto in Toni – si riflettono i comportamenti dei vari membri della famiglia: quel padre, il professor Losatti, dapprima disponibile ad accettare la situazione, ma che poi, alla scomparsa anche del bambino, la rigetta con scandalosa tranquillità. Mentre, all’opposto, è scandaloso il comportamento di sua cognata, Emma, che continuamente smaschera l’ambiguo perbenismo presente nella casa e dietro a cui si cela la volontà ferrea di chiudere le porte all’estranea. O altrettanto scandaloso è Ferdinand Schmidt, il giovane medico fidanzato della sorella di Hugo, carrierista convinto che vede in Toni colei che gli ricorda, con la sua sola presenza, le stesse basse origini e con volgare veemenza vuole allontanarla. E anche la remissività della madre, Betty, alla fine diventa uno strumento contro la presenza della ragazza. Così, i pochi che vorrebbero accogliere la straniera, devono soccombere di fronte alle granitiche certezze di un ambiente che vuole l’esclusione.

Al. Sia.

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