sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Angelo Santoro:
Un Paese democratico non può essere discriminante
Pubblicato il 17-02-2016


Adorabile Wikipedia, mio mentore, vorrei esprimere alcuni frammenti d’opinione sulla legge Cirinnà che sta infiammando il Paese, ma per fare questo ho bisogno di conoscere il significato etimologico della parola omosessuale. Così,faccio parlare la mia amica Wiki: “Il termine omosessualità è la traduzione italiana della parola tedesca Homosexualität (creata fondendo il termine greco omoios, che vuol dire “simile”, e il termine latino sexus, che vuol dire “sesso”), dalla quale poi sono derivate le traduzioni in tutte le altre lingue. Fu coniato nel 1869 dal letterato ungherese di lingua tedesca Karl-Maria Kertbeny (1824-1882) che lo usò in un pamphlet anonimo contro l’introduzione da parte del Ministero della Giustizia prussiano di una legge per la punizione di atti sessuali fra due persone di sesso maschile. Sempre Kertbeny coniò i termini di Normalsexualität (“normosessualità”) e Doppelsexualität (“bisessualità”). Solo negli anni venti si farà strada il termine eterosessuale.” Leggo inoltre, che gli aggettivi più comuni utilizzati sono lesbica per le donne omosessuali e gay per gli uomini sempre omosessuali, benché alcuni preferiscano altri termini o anche nessun termine di definizione.

Ecco il miei “frammenti” di oggi, ispirati dal fiocco gonfio al vento che spinge la barca verso la vita, quella vita con un altro fiocco dal diverso significato, che gli omosessuali maschi, forzando la natura, vorrebbero appendere alla porta di casa come un “feticcio” da ostentare in nome dell’amore. L’apice del motivo del contendere e’ sull’articolo 5 della legge Cirinna’ – adozione del figliastro – brutta traduzione letterale di stepcild adoption, ma così è: almeno capiamo tutti ed evitiamo ai parlamentari come Sclipoti di inciampare sulle parole.

La mia osservazione di profano è quella di sostenere che un Paese democratico non può e non deve essere discriminante nei confronti dei suoi cittadini. A maggior ragione un Paese come il nostro la cui costituzione, partorita dopo la tragedia del nazifascismo e di una guerra tra le più sanguinarie che la storia ricordi, insiste parecchio sulla tutela universale del cittadino, sull’uguaglianza e la parità dei diritti. Ma all’interno di questo articolo 5, là dove fosse approvato, ci sono due incidenti macroscopici di buon senso. Il primo riguarda proprio il “rispetto della vita umana”: la vita non può essere assolutamente “comprata”, altrimenti salta l’impianto della stessa democrazia. La discriminazione è proprio nel sesso del genitore adottivo: una donna anche se omosessuale può generare un figlio suo, averlo nel grembo dal concepimento fino alla sua nascita ed oltre, quindi è mamma a tutti gli effetti. Se chiede che il figlio venga adottato dalla compagna o compagno che sia è nelle sue facoltà.

Mentre nel caso di un uomo è esattamente il contrario, perché l’uomo omosessuale deve affittare e quindi acquistare l’utero di una donna per diventare padre, cioè comperare la vita di un bambino che non è suo. La seconda discriminazione riguarda la questione economica: gli omosessuali ricchi, uomini o donne che siano, sono nella facoltà di comperare una casa, una macchina, un gioiello prezioso e, se la “Cirinnà” passasse senza modificazioni, un domani anche la vita di un altro essere umano. E i gay poveri? Si avrebbe uno sdoganamento dell’immagine della famiglia “tradizionale” (il nucleo familiare genitori-figli) estesa ai gay, ma appannaggio esclusivamente dei ricchi, mentre i poveri, nell’immaginario collettivo, continuerebbero a essere etichettati come individui “promiscui”, recalcitranti alla costituzione di una famiglia e di affetti duraturi.

Ancora oggi, nonostante i diritti e le libertà conseguite dai movimenti LGBT, gli omosessuali in Italia vengono identificati come persone nemiche della “famiglia” e persino della vita di coppia, dai comportamenti sessuali devianti e “contro-natura” e spesso portatrici di malattie contagiose. E’ un tabù da sdoganare assolutamente, per chiunque si concepisce nel profondo “democratico”. Però attenzione a non introdurre, nell’encomiabile tentativo di modernizzare la cultura e le leggi del nostro Paese, ulteriori nuove discriminazioni: quando si legifera non ci debbono essere mai emarginazioni di pensiero.

Angelo Santoro

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