sabato, 23 luglio 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Beniamino Ciampi:
Il disagio abitativo
nelle inchieste TV
Pubblicato il 16-02-2016


Uno squallore assistere alle varie inchieste televisive che si occupano del disagio abitativo in Italia.
Si può passare da “Ballarò” a “Dalla vostra parte” e ascoltare i grandi esperti da Sergio Rizzo a Mario Giordano fino a Del Debbio, che ostentano la più grande sicumera nel denunciare le cose che non vanno, senza mai entrare nei dettagli, senza mai chiedersi come si può fare manutenzione sulle case, se i canoni sono di qualche decina di euro al mese. Si propongono vendite di alloggi popolari per recuperare entrate da destinare al riutilizzo degli alloggi inagibili, senza capire che il patrimonio dell’edilizia residenziale in italia è non solo il più basso di tutta l’Europa, ma è del tutto insufficiente a dare una risposta efficace alle domande di alloggi sociali. Si parla di “social housing”, senza immaginare che la domanda di alloggi a canone moderato è di bassa intensità rispetto alla massa di domande per alloggi a canone sociale. Ci si sofferma sui debiti delle Aler, senza capire che essi sono generati dalla morosità degli inquilini e dalle integrazioni con mutui ai finanziamenti regionali o nazionali, quasi sempre parziali sui costi effettivi delle costruzioni. Ci si affonda la mannaia sulle occupazioni abusive, senza sapere che queste sono la risposta, sia pure sbagliata, alle assegnazioni di alloggi che spesso non arrivano a coprire la grande domanda di famiglie senza casa, senza lavoro, senza un tetto per i propri figli. Meno sfratti, più case.
A volte mi chiedo dove vivono questi soloni della stampa o di politici che non conoscono realtà come Quarto Oggiaro, Rozzano, o dei quartieri periferici di Roma.
Siamo pure a sostenere, come socialisti, il premier Renzi e la sua maggioranza, ma prima o poi qualcuno gli dovrà spiegare che il disagio abitativo nel nostro paese è un dramma nazionale a cui non possono bastare i pochi soldi spesso concessi in periodi di cinque o dieci anni.
I titoli dei decreti emanati dal Governo sono pure entusiasmanti: piano casa, recupero alloggi inagibili, interventi di riqualificazione urbana, ecc… Ma i soldi sono scarsissimi per affrontare con coraggio e decisione il disagio abitativo in Italia.
Se dobbiamo sforare il rapporto deficit/pil, perché non intervenire sull’economia reale per sviluppare la attività edilizia nella costruzione di nuovi alloggi sociali o nel rifacimento di alloggi degradati?
Sull’utilizzo della spesa pubblica per aumentare l’occupazione ed il PIL, basterebbe leggere J. M. Keines, F. Caffè e il suo discepolo Draghi. Ma non basta costrure o rifare alloggi, c’è un problema ancora irrisolto ed è quello della carenza di reddito degli assegnatari o dei futuri assegnatari. Se il canone sociale non viene portato ad un livello sufficiente a coprire le spese, prima o poi si ritorna ancora ad avere costruzioni senza manutenzione e con degrado.
Occorre allora che il governo intervenga per stabilire un canone minimo e che imponga a comuni e regioni di coprire la quota parte che il cittadino non riesce ad esborsare.
Secondo uno studio elaborato da NOMISMA: in italia ci sono circa 1,7 milioni di famiglie in affitto con una situazione di disagio abitativo (canone su reddito superiore al 30%) che stanno andando verso forme di morosità e di marginalizzazione sociale, mentre le domande nelle graduatorie per avere una casa popolare superano ormai le 800.000 unità. Secondo Nomisma “le ricadute in termini di attivazione economica di un ipotetico piano casa potrebbero rilevarsi meno deboli e labili di quelle destinate a scaturire dagli sgravi fiscali sulle abitazioni principali”.
Secondo la stessa società le famiglie in disagio abitativo sono soprattutto italiane (65%), formate da persone sole o da due componenti. L’età media delle persone di riferimento è alta (28,3% superiore a 75 anni; 19,6% tra 65 e 75 anni) ed il reddito molto basso (44,4% guadagna in un anno meno di 10.000 euro). Mentre le risposte dello Stato sono ampiamente insufficienti.
Secondo Federcasa (associazione delle aziende casa) dagli anni ’90 ad oggi il numero delle famiglie che vivono una situazione di disagio abitativo è quasi triplicato, passando dalle circa 670.000 ad oltre un milione e 600 mila di oggi.
Potremmo dire che anche qui si stava meglio quando si stava peggio!
Occorrerebbe un finanziamento annuo e costante di un miliardo e mezzo di euro per combattere il degrado e la marginalizzazione di intere famiglie italiane e dare una prospettiva di integrazione e di sviluppo sociale.

Beniamino Ciampi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi disoccupazione elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Napolitano Nencini Onu Oreste Pastorelli pd Pdl pensioni Pia Locatelli psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Quando si dice “mettere il coltello nella piaga”: è tutto vero quello che è stato scritto. Qualche pecca nella gestione senz’altro non manca, vent’anni fa sembrava che il bisogno di case per il popolo stesse esaurendosi, poi è venuta la crisi e non c’è stata una risposta adeguata al bisogno. Se la povertà aumenta a passi da gigante, le case non basteranno mai ed i fondi saranno sempre insufficienti. Questo governo non ha alcuna idea di come far ripartire l’economia e persino il ceto medio si sta impoverendo.
    Soltanto l’aumento della ricchezza disponibile può permettere di rispondere a questi bisogni sociali, ma senza una vera politica economica, che non sia la favoletta di “arte, turismo e cultura” l’Italia non si schioderà dalla povertà crescente.

Lascia un commento