lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainofi:
I fatti sono pietre
Pubblicato il 24-02-2016


Con i miei articoli, espongo le mie opinioni su temi politici e sui diversi aspetti della vita sociale. L’effetto dei miei scritti dipende anche dalla caratteristiche di chi li legge. L’effetto può essere anche zero. Voglio uscire da questa gabbia mentale delle opinioni e far parlare i numeri e i fatti. Questi ultimi, diceva Nenni, sono pietre e, come tali, rompono i vetri della furbizia e della comunicazione bugiarda. Questi i fatti:

1) Un giovane mi ha raccontato una sua esperienza. Grazie, si fa per dire, alla Garanzia Giovani, ha lavorato presso un bar di Avellino. Gli davano 400 euro al mese e gli facevano svolgere un lavoro uguale a quello svolto da un dipendente assunto secondo i criteri normali e che costava 6 volte di più, invece di fargli fare pura formazione. Alla fine del sesto mese, è tornato disoccupato. Intanto, il padrone aveva risparmiato più di 10.000 euro;
2) Una signora lavorava presso un’agenzia di assicurazioni, con la promessa di un’assunzione a tempo indeterminato, venne licenziata. Dopo sette mesi, le viene fatto il contratto a tutele crescenti (Job Acts). Dopo sette mesi è stata licenziata.

Quanti casi, come questi, si sono verificati in tutta Italia? Le cifre, che vengono sbandierate dalle oche renziane, sono tutte false e i due provvedimenti sono deleteri , diseducativi e provocatori di sfruttamento e povertà. Veniamo al tema del Mezzogiorno, partendo dal valore di alcuni indicatori dello sviluppo. Demografia: Il Sud vede emigrare giovani diplomati e laureati. Ciò significa perdita di valore aggiunto intellettuale e indebolimento di una risorsa, che in un’economia della conoscenza è una “fonte energetica”. Veniamo a dati nazionale, indicativi della criticità socio-economica. L’espressione Buona Scuola voleva indicare la volontà di adeguare l’istruzione alle esigenze dell’economia italiana, che deve confrontarsi e gareggiare con le economie degli altri Paesi.

La prima gara che l’Italia non doveva e non deve perdere è quella dell’innovazione e della ricerca. Veniamo ai dati. Tra il 2008 ed il 2014 il finanziamento pubblico agli Atenei si è ridotto del 22%, mentre in Germania è cresciuto del 23%. Il numero dei Docenti è sceso da 63.000 a 52.000. Il personale tecnico e amministrativo è calato da 72.000 a 59.000. Sul fronte del diritto alla studio, la spesa statale per borse di studio nell’ultimo decennio si è fermata a 160 milioni, a cui si aggiungono 120 milioni regionali. Francia e Germania investono 2 miliardi l’anno, la Spagna un miliardo. Questa debolezza non è uniforme nel Paese, al Sud, ad esempio, la spesa per l’istruzione per abitante è appena di 99 euro, molto ad sotto della media nazionale. Fabio Bogo, su la Repubblica evidenzia che in Italia su 100.000 abitanti ci sono 64 filiali di banche e appena 11 scuole superiori. Altri fatti: Ho ricoperto la carica di Presidente della Comunità Montana Partenio dal 1982 al 1986 senza indennità ed ero orgoglioso di poter fare qualcosa per la comunità. Nella seconda Repubblica, la Giunta costa 15.000 euro al mese. Quando si vuole fare un paragone con gli altri Paesi, perché non si parte dal costo della politica? Se i mille parlamentari prendessero 4.000 euro in meno al mese, avremmo (1.000x 4.000x 12) 48.000.000 euro in meno di spesa, all’anno; se moltiplichiamo in numero delle Regioni per il numero dei consiglieri regionali, abbiamo (20×50) 1000 eletti. Se si accontentassero di 4.000 euro al mese (sono già troppi) avremmo (1.000x 10.000×12) 112.000.000 di euro in meno di spese all’anno.

E, via di questo passo. Avremmo un montagna di soldi, con i quali potremmo portare la scuola a livello europeo. Spero di aver sottoposto, all’attenzione di chi legge, fatti non opinioni. A chi legge le conclusioni.

Luigi Mainofi

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