giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Terrorismo. Autobomba ad Ankara, sospetti sul Pkk
Pubblicato il 17-02-2016


siria-bombe-cloroÈ di almeno 5 morti e 10 feriti il primo bilancio provvisorio di un’autobomba vicino ad una base militare e al Parlamento di Ankara che ha investito un convoglio di soldati che stava passando in quel momento. L’azione non è stata rivendicata ma si sospetta di un’azione del Pkk. Il portavoce del partito del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, l’AKP, ha detto che si tratta di un attacco terroristico. Lo stesso ha riferito anche il vice primo ministro turco, Bekir Bozdag. Il premier della Turchia, Ahmet Davutoglu, in partenza per Bruxelles, ha rinviato il suo viaggio istituzionale in seguito alla notizia dell’incidente.


Dopo le accuse contro la Russia, criticata da più parti per aver bombardato indiscriminatamente obiettivi civili, la coalizione occidentale resta però muta di fronte ai raid turchi contro i curdi.
L’artiglieria turca nella provincia sudorientale di Kilis ha bombardato infatti per il quinto giorno consecutivo le zone del nord della Siria nei pressi del confine, dove si trovano obiettivi delle milizie curde dell’Ypg. L’esercito di Ankara che ha diffuso la notizia ha sostenuto che si è trattato di semplice “fuoco di risposta” agli attacchi curdi.

E mentre ieri continuavano a rincorrersi voci e smentite sui bombardamenti ad opera di Ankara, oggi il Presidente turco, Erdogan, rompe ogni tipo di indugio e conferma che la Turchia non ha alcuna intenzione di fermare i bombardamenti contro i curdi siriani dell’Ypg. Non solo, ma ha anche invitato gli americani a scegliere se stare con Ankara o con i curdi, Erdogan ha incalzato gli Usa sostenendo che ignorare il legame tra i curdi siriani e il Partito del lavoratori curdo (Pkk), messo fuorilegge, è “un atto ostile”.

Ankara è su tutte le furie in questi giorni poiché i curdi siriani continuano ad avanzare anche grazie all’appoggio indiretto dell’artiglieria russa e di Assad. Ma la guerra turca ai curdi procede in Siria, come in patria. A Diyarbakir, nel sud est del Paese, l’esercito turco sta assediando il distretto a maggioranza curda. A Sur circa 200 civili sono rimasti intrappolati in un edificio sotto bombardamenti delle forze speciali della Turchia e si teme che possano avere la stessa sorte dei curdi di Cizre.

E sulla questione siriana è intervenuta la deputata socialista, Pia Locatelli, che ha affermato: “Stiamo assistendo in Medio Oriente e nel Mediterraneo ad una delle crisi più acute e complesse che si siano mai verificate. Attori diversi stanno ciascuno conducendo una propria partita, un modo per non dire guerra, visto che ciascuno ha una propria agenda nell’ambito di un apparente impegno comune per combattere l’ISIS: gli USA vogliono mandare a casa Assad ma senza il coinvolgimento di loro truppe di terra; la Russia lo sta sostenendo bombardando le postazioni dei suoi oppositori moderati, ossia non ISIS; l’Arabia Saudita sta combattendo la sua partita contro l’Iran per l’egemonia sunnita nella regione; la Turchia sta combattendo i curdi, lasciando, anzi sperando, che l’ISIS li massacri; i curdi stanno usando questa guerra anche per costruire la contiguità territoriale dei tre cantoni curdi a cavallo tra Siria e Turchia…”. La deputata socialista mette il punto sul problema dei profughi che questa guerra sta generando e sugli accordi europei per “trattenerli”.

Maria Teresa Olivieri

Per saperne di più:

Siria. La guerra e le accuse tra Turchia e Russia

Siria. Raggiunta la tregua, con eccezioni

Turchia. L’alleato comodo all’Ue per i profughi

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