mercoledì, 25 maggio 2016
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Opinioni e commenti
 

Siria. La Turchia preme per un’operazione di terra
Pubblicato il 22-02-2016


turcoLa Turchia passa dall’essere Paese al centro dello scacchiere internazionale a Paese semi-isolato dopo le ultime vicende in Siria. Più volte il presidente turco ha giocato la sua carta di centralità e sponda nella guerra di Damasco, ma ora ad abbandonarlo è proprio il suo alleato principale, gli Stati Uniti, sempre più lontano dall’idea di Erdogan di intervenire  anche con un’operazione di terra in Siria. Il timore maggiore per Washington è quello di scontrarsi con Mosca, senza dimenticare la contrapposizione con Obama per quanto riguarda i curdi.
La Turchia “è completamente isolata, intrappolata in un labirinto di problemi, alcuni dei quali creati da lei stessa”, dice il professore di Relazioni Internazionali presso l’Università Kadir Has di Istanbul, Soli Ozel.
Ma la Turchia resta comunque uno dei baluardi principali della Nato, lo sa bene anche l’Italia e il ministro Gentiloni in visita ufficiale ad Ankara. Durante la visita ad Ankara il Ministro degli Esteri italiano Gentiloni non ha usato mezze misure nell’appoggiare l’ingresso turco nell’Ue: “L’Italia ha sempre appoggiato il percorso di avvicinamento della Turchia all’Unione europea e lo appoggerà ancor di più in futuro”. Il ministro italiano dopo l’incontro col collega Cavusoglu ha dichiarato che l’apertura alla Turchia è fondamentale per la stabilità e per il rafforzamento del dialogo tra nazioni. Dopo le varie perplessità espresse dal nostro Paese sui fondi assegnati dall’Unione europea alla Turchia per la gestione dei profughi, ora l’Italia sembra aver cambiato idea all’improvviso.
L’appoggio italiano si estende anche sulla Siria: “La situazione in Siria è gravissima sul piano umanitario, molto difficile sul piano strategico. Tuttavia, per l’Italia è necessario unire le forze contro Daesh e credere nelle prospettive che il gruppo internazionale hanno aperto. Le premesse di intese che ci ha comunicato Kerry sono incoraggianti e da sostenere”. Ha detto il ministro Gentiloni durante la conferenza stampa ad Ankara con il collega turco Mevlut Cavusoglu.
Solo che Gentiloni non sembra rendersi conto che il suo omologo turco preme da sempre non solo per una coalizione internazionale contro l’Isis, ma anche per un intervento diretto in territorio siriano. “Solo gli attacchi aerei contro il Daesh in Siria non bastano. Ci vuole una strategia insieme agli attacchi aerei, ci vuole uno sforzo di terra”, ammette Mevlut Cavusoglu.
Il ministro degli Esteri turco però precisa: “La Turchia da sola non agirà, ma neanche da sola con l’Arabia Saudita. Ci vuole una decisione tutti insieme”.
Nel frattempo però da sola Ankara sta proseguendo la sua guerra interna contro i curdi e gli oppositori al regime di Erdogan: l’artiglieria turca ha bombardato ancora i villaggi sotto il dominio dei combattenti curdi YPG a nord di Aleppo, Menagh e Tall Rifat.
Gentiloni invece su Ankara riprende la posizione di Bruxelles, la stessa che a sud delle proprie frontiere mentre appoggia la Turchia lascia da sola la Grecia. Atene ha fatto sapere che la Macedonia ha chiuso il suo confine meridionale con la Grecia ai migranti afghani, consentendo l’entrata solo agli iracheni e ai siriani. Secondo quanto è stato riferito, le autorità macedoni hanno affermato che la Serbia ha fatto altrettanto al suo confine meridionale con la Macedonia. La polizia macedone ha iniziato ad imporre da ieri restrizioni al flusso dei migranti attraverso il confine greco-macedone, eseguendo perquisizioni e chiedendo di visionare i passaporti dei migranti, senza accettare come fatto finora i documenti greci che attestano le verifiche eseguite per ogni persona. Tutto questo ha portato a una lunga fila di migranti in attesa nella parte greca del confine, e il rischio che la Grecia diventi un campo a cielo aperto per i profughi.

Maria Teresa Olivieri

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