domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Spagna. Sanchez ci prova,
ma la strada è tutta in salita
Pubblicato il 03-02-2016


Nel Regno di Spagna la storia del nuovo governo non sembra ancora avviata a un lieto fine.
Ieri sera Re Felipe come tutti i bravi monarchi ha sciolto l’ultimo incantesimo e ha provato a salvare il proprio Paese dal pericolo di nuove elezioni dando l’incarico al segretario del Partito socialista (Psoe), Pedro Sanchez, di provare a formare una coalizione di governo, dopo il rifiuto del candidato del Partito popolare (Pp) e premier uscente, Mariano Rajoy.

Felipe e Sanchez PSOE

Re Felipe con il leader socialista Pedro Sanchez

La strada è tutta in salita perché le Cortes sono uscite dalle elezioni politiche di dicembre senza una maggioranza chiara. Il partito più forte resta il Pp, ma nessuno ha voluto formare un governo con Rajoy che ormai punta chiaramente  a nuove elezioni anticipate. Ma neppure i socialisti di Sanchez hanno grandi chances. Il Psoe ha ottenuto 90 seggi e per arrivare a mettere insieme la maggioranza indispensabile minima di 176 ha bisogno di un accordo che porti i seggi mancanti o garantisca per lo meno l’astensione. Ma possono governare assieme, e in una situazione tutt’altro che semplice, Psoe, Podemos e sinistre radicali? Elezioni Spagna 2015 risultati definitvi
Sanchez ha reso noto che inizierà già oggi i colloqui con le altre formazioni parlamentari nel tentativo di ottenere il via libera per la Moncloa, precisando che nel nuovo Esecutivo non ci sarà spazio per il Partito popolare, e per i partiti nazionalisti che vogliono la secessione della Catalogna. I militanti socialisti, come deciso nelle riunione del Comité Federal, dovranno dare la loro approvazione a un eventuale patto di governo attraverso un referendum interno.
“Io faccio sul serio”, ha dichiarato Sanchez dopo la nomina del Re, invitando le forze politiche ad abbandonare i veti incrociati e condurre negoziati costruttivi per garantire rapidamente un governo stabile al Paese. “Il cambiamento non appartiene ad alcun partito politico meno che mai ad alcun leader, ma a milioni di cittadini”, ha proclamato il leader socialista.
È l’inizio della favola di Pedro “il Bello” uscito sconfitto dalle elezioni dello scorso 20 dicembre e da un partito, il PSOE, in cerca di un leader vero ma con il desiderio di dare vita a “un governo del cambiamento, progressista e riformista. Dove tutti gli spagnoli dovrebbero avere un posto nel cambiamento. Il cambiamento o sarà per tutti i cittadini oppure non avrà ragione d’essere”.
Oggi il segretario socialista incontrerà il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, per negoziare il sostegno o l’astensione del partito alla sua nomina. L’attenzione, nelle prossime settimane, si concentrerà proprio sulle cruciali trattative tra Psoe e Ciudadanos. Rivera ha assunto il ruolo di mediatore nella “guerra fredda” del bipartitismo spagnolo: il suo partito lavorerà perché Sanchez possa ricevere l’investitura concordando con Rivera un piano riformista che porti Ciudadanos ad astenersi nella votazione in parlamento e che spinga il Pp a fare lo stesso. “Abbiamo bisogno che il Pp partecipi attivamente (attraverso il voto) o passivamente (con l’astensione)” all’investitura di Sanchez, ha affermato Rivera ieri, dopo aver appreso la decisione del Re. Nelle ultime ore, però, il Pp ha ribadito pubblicamente la sua posizione contraria a un governo co-partecipato da Socialisti e Ciudadanos, posizione quella dei conservatori, che potrebbe compromettere il lieto fine voluto dal Re.

Sara Pasquot

 

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