giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Su Rai Uno “Un fantastico via vai” di Pieraccioni.
Pubblicato il 05-02-2016


un-fantastico-via-vai-backstageOpera del 2003 del regista toscano che insegna l’importanza del coraggio, per contrastare la paura e far trionfare l’amore, l’amicizia e i sentimenti; riuscendo, così, a trovare ognuno la propria strada.
Crisi economica, di valori, d’identità.

Mancanza di lavoro, ma anche di punti di riferimento. In un vai e vieni di persone che entrano ed escono dalle nostre vite è difficile e si fa fatica a capire chi siamo, quello che vogliamo, da dove veniamo, ma soprattutto dove vogliamo andare. Allora, per uscire da questo vorticoso labirinto del dubbio e dell’incertezza, bisogna tornare un po’ spensierati ed incoscienti come i giovani, per recuperare un po’ di fiducia e di decisione sull’insicurezza che ci opprime e che non ci permette neppure di saper scegliere. Un po’ questo il senso del film, ancora attuale, di Leonardo Pieraccioni del 2013: “Un fantastico via vai”. Questo un po’ quello che accade al personaggio protagonista che interpreta, il 45enne Arnaldo Nardi. Il regista, tornato dietro la macchina da presa di recente con successo con “Il Professor Cenerentolo”, nel film di qualche anno fa, andato in onda su Rai Uno il 3 febbraio scorso, si avvale di un cast ricco: innanzitutto gli amici Giorgio Panariello e Massimo Ceccherini, poi Serena Autieri nei panni della moglie Anita, ma anche Maurizio Battista, Alice Bellagamba; più altri 4 giovani co-protagonisti (ognuno coi propri problemi e disagi da affrontare e la sua storia personale da condividere), che animeranno la trama del film: Anna (Chiara Mastalli), Marco (Giuseppe Maggio), Camilla (Marianna Di Martino) ed Edoardo (David Sef).
In una serie di generazioni allo sbaraglio (non solo adolescenti e giovani appunto, ma anche gli adulti stessi), si naviga in un mare di incertezze e di inquietudine in cui è molto difficile capire che direzione prendere e quale è la strada giusta da percorrere. Ci si ritrova come una nave senza timoniere, ferma al porto, ancorata nell’animo irrequieto di chi cerca risposte senza trovarle apparentemente, perennemente in conflitto con se stesso e col mondo, mentre si sollevano solamente ulteriori domande dentro di sè; come sono un po’ rivoluzionari e provocatori i giovani che entreranno a far parte della vita di Arnaldo quasi per caso.
Loro sono la “generazione di punti interrogativi”. Per ironia della sorte, paradossalmente, saranno loro ad aiutare Nardi stesso ad uscire dal suo “anonimato”. Incapace di decidere, non sa dire di no, ma non sa neppure scegliere che primo piatto mangiare al ristorante; non è capace di capire se preferisce la zuppa o il passato di verdure. La moglie Anita lo definisce “amorfo e scontato” e pensa che con lui è come se avesse tre figli, nonostante la coppia abbia soltanto due gemelle di nove anni: Martina (come si chiama la figlia di Pieraccioni stessa, alias Sofia Mazzoni) e Federica (Daria Mazzoni). Eppure tutto ciò gli è indifferente perché Arnaldo è convinto che, in fondo, “in quella monotonia ci sguazzavo come un pavesino nel tiramisù”. È, però, proprio quando, per un equivoco, la moglie lo caccia di casa credendo di essere stata tradita e che lui abbia un’amante, che Arnaldo avrà una svolta nella sua vita. Ovvero la circostanza in cui prende una stanza in affitto nella casa dei 4 ragazzi. Se, fino a quel momento, la parola coraggio non esisteva nel suo vocabolario, che invece al contrario era caratterizzato dal termine paura, sarà lui a spingere i quattro “amici” a lottare per l’amore, per i loro sentimenti e per i propri sogni, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli. E tornerà anche lui a sentirsi di nuovo vivo, davvero giovane dentro e non solo giovanile, un adulto vero e maturo, realmente un padre e un buon marito in grado di dialogare con la moglie e di sapere quello che vuole e che gli piace; sapendo dire anche di no.

Un fantastico via vai” insegna a cogliere gli attimi più veri e profondi della vita, che forse non torneranno più e che non rivivremo mai, senza arrovellarsi nello stillicidio dei “forse dovrei”, “forse avrei dovuto”, “ma se avessi agito diversamente sarebbe andata in maniera differente”, “ma forse avrei potuto”, “forse sarebbe potuto essere diverso”. La filosofia di questo film, dedicato all’amico Francesco Nardi (suo truccatore ndr), è: “Passiamo buona parte della nostra vita a preoccuparci di cose che poi non accadono”. Sicuramente un ruolo chiave lo ricopre l’amicizia, ma ci si rende conto che spesso si parla e si comunica come per messaggi pubblicitari e si va troppo rapidi senza soffermarsi davvero su ciò che conta sul serio. Mentre bisogna sempre avere il coraggio di dire la verità e di affrontare i problemi e le difficoltà, anche a costo di cambiare direzione e di andare avanti nonostante le circostanze.
Girato ad Arezzo in Toscana (la “sua” Toscana direbbe Pieraccioni), il film vanta nella colonna sonora la canzone omonima al titolo che è stata scritta apposta per l’opera cinematografica del regista dal cantautore Colore (Mattia Pàttaro) e nel videoclip della quale, girato da Pieraccioni, compare sua figlia Martina stessa. Uscire fuori da questo “via vai” di gente, il rapporto con ognuna delle quali arricchisce, ci fa intravedere il senso del nostro vagare, come canterebbe Vasco, il significato più profondo della vita, sentendosi quasi come un laureato conclusa la presentazione della sua tesi.

Non a caso nel film si cita un’analoga scena de “I Laureati”, opera del regista toscano uscita nel 1995.

Barbara Conti

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