giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

The ignorance fair
Pubblicato il 18-02-2016


Nelle sue frequenti esternazioni, il Presidente del Consiglio, giustamente, indica la cultura come indispensabile ingrediente per la crescita, civile, sociale ed economica dell’Italia.
Tuttavia si ha l’impressione che alle parole corrisponda poco l’azione di governo (per forza, considerato che il dicastero della Cultura è stato affidato a Dario Franceschini), né l’immagine che dell’Italia si offre dentro e fuori i confini nazionali.
L’episodio delle statue impacchettate per non offendere la sensibilità degli ospiti iraniani si commenta da sé.
Senza dire che i fondi destinati alla ricerca seguitano a corrispondere ad un irrisorio 1% del Pil.
Intanto sarebbe auspicabile che il Premier, che, essendo nato in riva all’Arno, ha la fortuna di potersi esprimere con i panni lavati ed asciugati, eviti di ricorrere alle lingue straniere nei suoi frequenti viaggi all’estero. Dopo aver più di una volta dato l’impressione di parlare un inglese a livello di uno svogliato principiante di uno Shenker intensive, nel recente viaggio a Buenos Aires, capitale di uno stato dove gli abitanti di origine italiana, a cominciare dal neo presidente Macri, sono un numero rilevantissimo si è cimentato (all’Università!) in un discorso pronunciato in un improbabile “castellano” (la versione argentina della lingua spagnola) e in sovrappiù ha declamato una lirica, “Amistad”, attribuendola addirittura a Jorge Luis Borges, premio Nobel per la letteratura e icona della cultura dell’orgoglioso paese sudamericano.
Peccato che “Amistad” non sia stata scritta dal poeta argentino ma da un anonimo. Pare anzi che anzi Borges,essendo cieco ma non sordo, ebbe a definirla “una porcheria che non avrei mai scritto”. Si narra che il vulcanico e frenetico Renzi, essendo, come è noto, dotato di un io ipertrofico sia allergico ai suggerimenti, tuttavia sarebbe auspicabile che qualcuno gli spiegasse, magari in vernacolo livornese, un’evoluzione medicea della lingua di Dante, che, “dé, certe figurette è meglio ‘un farle”.

La galleria degli errori-orrori purtroppo non finisce con le giullarate del Premier.

Alcune sere orsono la seriosa e compunta inviata embedded della Rai Lucia Goracci nel corso del Tg1 delle 20, in collegamento da Aleppo (Siria) ha mostrato una scritta in cirillico che indicherebbe la città ucraina di Lviv (Leopoli) a dimostrazione del fatto che, secondo lei, tra i foreign fighters che combattono a fianco dei macellai dell’Isis vi sarebbero anche cittadini ucraini. È successo che a seguito del presunto scoop in molti hanno sollevato e motivato dubbi sulla bontà della notizia poiché sembra che si tratti di caratteri in cirillico ma in una versione non ucraina ma russa o addirittura kazaka (Il Khazakistan è uno stato a maggioranza musulmana), con significati diversi. Se così fosse (siamo già ben oltre il dubbio) si tratterebbe di un colossale fake (in italiano: patacca) realizzato da una delle giornaliste che sarebbe in predicato di andare ad occupare una delle poltrone di direttore di uno dei Tg della Rai.
A proposito di Rai: the last but not the least. Il Direttore generale Campo Dall’Orto proporrà al CdA la signora Daria Bignardi in Sofri alla carica di direttore di RaiTre. Per una che anziché Brodolini dice Brandolini e confessa in diretta televisiva di ignorare chi fosse mai stato Giacomo Brodolini, riuscendo nella titanica impresa di fare apparire un gigante (detto senza ironia sulla statura) Renato Brunetta, non c’è davvero male.

Nella galleria sopra descritta, accanto a molti toscani (Goracci compresa) vi sono due ferraresi (Franceschini e Bignardi)…
Non è vano nutrire la speranza che contro questa montante fiera dell’ignoranza, dell’improvvisazione e della superficialità si levi alta la voce di un illustre ferrarese, Vittorio Sgarbi, che a molti non sarà simpatico, ma che sul tema cultura può solo impartire lezioni.

La cultura infatti, quella vera, non ha né colori né appartenenze politiche.

Emanuele Pecheux

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