sabato, 10 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Primarie Usa. Trump e Sanders, due schiacciasassi
Pubblicato il 22-02-2016


Donald Trump Bernie Sanders

Donald Trump e Bernie Sanders

New York, 22 – Nelle primarie del New Hampshire Donald Trump e Bernie Sanders superano nettamente i loro rispettivi rivali principali: il miliardario repubblicano stravince su Ted Cruz e Marco Rubio (33,5% contro rispettivamente il 10,7% e l’11,7%) mentre il “socialista” democratico stacca di oltre 20 punti Hillary Clinton. I due ‘favoriti’ nell’establishment dei Repubblicani e dei Democratici continuano dunque ad arrancare dietro ai due beniamini della base.

Trump continua a sparare ogni giorno una sciocchezza facendo conto in questo modo di non spendere un dollaro in pubblicità facendosela fare gratis dai media. Ieri si era pronunciato a favore della tortura, oggi per il boicottaggio della Apple che non apre una back door del suo I-phone 6 come gli chiede l’Fbi per trovare qualche traccia nel cellulare della coppia di terroristi di San Bernardino. Sanders continua a spiegare cosa non funziona nel turbocapitalismo e perché bisogna mettere delle regole. L’attenzione si concentra ora sul risultato del cosidetto super-martedì, quando in 14 Stati si vota per il candidato alla casa Bianca.

Questa a oggi la situazione come la riassume il sito uspresidentialelectionnews.com:
Democratici: delegati alla convention 4.763, delegati già assegnati 572 (oltre il 12%), delegati da assegnare 4.191, maggioranza necessaria 2.382. Hillary Clinton s’è finora assicurata 51 delegati popolari e 451 super delegati ed è quindi a 502, quasi a un quarto del cammino; Bernie Sanders s’è conquistato lo stesso numero di delegati popolari (51), ma ha solo 19 super delegati ed è solo a 70. La Clinton ha vinto in Iowa e Nevada; Sanders in New Hampshire.

Repubblicani: delegati alla convention 2.464, delegati già assegnati 94 (meno del 4%), delegati da assegnare 2.370, maggioranza necessaria 1.237. Donald Trump ne ha 61 (non è neanche al 5%), Ted Cruz 11, Marco Rubio 10, John Kasich 5, Jeb Bush 4 (andranno al candidato che lui deciderà di appoggiare), Ben Carson 3.
Trump ha vinto in Neh Hampshire e South Carolina, Cruz in Iowa.


Il voodoo americano
di Roberto Capocelli

New York, 22 – In un recente editoriale apparso sul New York Times, il premio Nobel Paul Krugman ha descritto il programma economico di Bernie Sanders come una declinazione politica del “voodoo”.

Prendendo spunto da una lettera aperta critica verso il programma di Sanders – firmata da un gruppo di economisti di spessore del circolo dei Democratici che hanno lavorato come consiglieri di Bill Clinton di Obama – Krugman ha invitato Sanders “a reprimere il suo istinto a scatenarsi” in campagna elettorale con affermazioni fuori luogo.
C’è un detto ben noto ad Haiti: “gli haitiani sono 70% cattolici, 30% protestanti, e 100% voodoo”. Anni fa un operatore di diritti umani, con anni di esperienza nell’isola caraibica disse che, per poter fare un buon lavoro, aveva dovuto prendere il voodoo molto seriamente.
È un dato di fatto, l’avversario nella corsa alla nomination democratica per la presidenza degli Stati Uniti è un socialista. I quattro punti che separano Sanders da Hillary Clinton nei caucus del Nevada – una storica roccaforte della Clinton –sono una sconfitta per il socialista, ma anche una conferma della posizione politica guadagnata da Sanders. Nel 2008 Clinton, proprio in Nevada, aveva distanziato Obama di sei punti.
In un paese ben noto per la sua “eccezionalità” tra le democrazie occidentali, quando si tratta di cosiddetti diritti economici – gli Stati Uniti sono l’unica democrazia occidentale che non ha ratificato ad oggi il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali – oggi riecheggiando slogan che richiamano l’idea di un sistema di assistenza sanitaria universale e istruzione gratuita per tutti. Solo due passaggi separano questi slogan e la Casa Bianca.
Siamo forse di fronte all’esplosione di un’epidemia di voodoo nella unica superpotenza rimasta in piedi tra le ceneri della Guerra Fredda?
Forse. Forse i dubbi che Krugman solleva sulla praticabilità del piano economico di Sanders sono più che legittimi. Se questo è il caso però allora l’America ha un problema serio, un problema politico. Un grande problema politico se si considera che Krugman definisce anche i Repubblicani come espressione di un programma basato sul “voodoo spinto”.
A quel punto, la domanda legittima che dovrebbe porsi una democrazia sarebbe quella sul perché sono così tante persone si rifugiano nella superstizion.

Krugman limita la sua opinione ad un senso di “inorridimento” che richiama quello della sinistra italiana ai tempi dell’ascesa di Berlusconi. Ma non si sforza di spiegarci il perché ricette economiche – e slogan come quelli di Trump- guadagnano terreno.

“Il punto centrale della mia intera campagna elettorale riguarda […] la questione di includere sempre più persone nel processo politico”, ha detto Sanders riconoscendo la sua sconfitta nei caucus del Nevada.
Partecipazione è la parola chiave.
Cos’è il voodoo se non un tentativo di influenzare la propria vita in assenza di mezzi più efficaci? Non è forse una volontà di essere protagonista degli eventi?
Non è una novità che i candidati tendono a lanciare slogan un po’ troppo roboanti durante le campagna elettorali. Sul sito web di Hillary Clinton si legge in uno dei punti del programma: “Se si lavora duro, si merita di andare avanti ed essere premiati”. Sarà forse una ricetta del buon calvinismo, ma sappiamo benissimo che non è così che gira l’economia: in un mondo globalizzato, un lavoratore con basse competenze, non importa quanto lavori duramente, è condannato ad una vita molto dura a causa della competizione globale. È lì che si trova l’elettorato di Sanders ed anche di Trump.

Fattibile o meno nei termini illustrati, Sanders sta portando sul tavolo una visione politica, interpretando bisogni e problematiche reali e dandogli espressione.
Una parte dell’elettorato democratico “sente il Bernie”, come dice il loro slogan: c’è una rinegoziazione delle regole che avvengono su scala mondiale per quanto riguarda il lavoro, il commercio, l’immigrazione e la geopolitica. Quell’elettorato vuole avere una voce. Questa voce ha un accento di Brooklyn, e gracchia dalle labbra di un uomo di 74 anni, che indossa delle giacche che sembrano sempre troppo grandi per sua schiena un po’ gobba.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento