lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Turchia, due attentati in 24 ore. Curdi nel mirino
Pubblicato il 18-02-2016


turchia-160217175311Non si arresta l’escalation di violenze nel Paese governato da Erdogan. Dopo l’attentato di ieri sera nella capitale turca, che ha provocato la morte di 28 soldati e 41 feriti, oggi di nuovo il Paese si ritrova di fronte a un nuovo agguato di stampo terroristico e alla morte di sette militari dell’esercito turco. Ieri un’autobomba vicino ad una base militare e al Parlamento di Ankara ha investito un convoglio di soldati che stava passando in quel momento, oggi invece un’esplosione ha colpito un convoglio a Diyarbakir, principale città curda nel sud-est della Turchia, dove da mesi sono in corso scontri tra esercito e Pkk. Probabilmente si tratta di una risposta curda a mesi di raid e rastrellamenti nella regione curda vessata dall’esercito turco, ma il leader dei curdi-siriani Salih Muslim ha negato ogni responsabilità del gruppo o del suo braccio armato Ypg nell’attacco di ieri ad Ankara e nell’esplosione di oggi a Diyarbakir. “La realtà è che nessuna nostra unità è coinvolta e ha niente a che fare con le esplosioni”, ha detto Muslim. Anche il Pkk si era dichiarato estraneo all’attacco, aggiungendo però che “potrebbe essere stata una rappresaglia per i massacri in Kurdistan”. Ma le autorità turche continuano a puntare il dito sui curdi.

“L’attacco è stato compiuto dal Pkk insieme con una persona entrata in Turchia dalla Siria”, ha sostenuto il premier turco Ahmet Davutoglu, aggiungendo che “le indagini proseguono e probabilmente ci saranno altri arresti”. Ankara considera il Pkk e i curdi-siriani del Pyd come organizzazioni terroristiche legate tra loro. Nel frattempo i media turchi fanno sapere che è stato identificato l’attentatore suicida di Ankara, si tratterebbe di un 24enne curdo-siriano. In queste ore poi è stata chiusa la porta di confine di Mürşitpınar che collega Urfa a Kobane.

Nel frattempo si teme un’escalation di violenze anche in territorio siriano, e le conseguenze di altri raid ad opera dell’aviazione turca. La Russia ha promesso di proteggere i combattenti curdi in Siria e l’offensiva di terra da parte della Turchia porterebbe a un “casus belli” di portata eccezionale, visto che i due Paesi sono già in astio ormai da mesi. Inoltre Erdogan è sempre più irritato dall’appoggio militare russo ai miliziani curdi, gli stessi che continuano ad avere l’appoggio (solo di parola) degli Stati Uniti nella lotta all’Isis. Ciò che spaventa di più la Turchia è la possibilità che i curdi siriani, grazie al terreno guadagnato, creino una regione autonoma curda nel nord della Siria unendo i due territori separati da circa 100 chilometri di territorio controllato dai ribelli islamici.

Maria Teresa Olivieri

Per saperne di più:
Terrorismo. Autobomba ad Ankara, sospetti sul Pkk
Siria. La guerra e le accuse tra Turchia e Russia
Siria. Raggiunta la tregua, con eccezioni
Turchia. L’alleato comodo all’Ue per i profughi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento