lunedì, 25 luglio 2016
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Opinioni e commenti
 

Tutte le maggioranze del premier
Pubblicato il 18-02-2016


Tante maggioranze diverse. Matteo Renzi, in due anni di governo, ha usato molteplici maggioranze per superare gli ostacoli e le trappole parlamentari, in particolare al Senato dove per lui i numeri sono risicati.

Così, di volta in volta, corteggiando e arrivando ad accordi con le opposizioni, ha puntato su quattro maggioranze differenti. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd per l’ordinaria amministrazione si è appoggiato sulla maggioranza di governo basata sull’alleanza con il Nuovo centrodestra (Ncd) di Angelino Alfano. Per approvare le riforme costituzionali e l’Italicum (la nuova legge elettorale maggioritaria) è ricorso prima a Forza Italia guidata da Silvio Berlusconi e, dopo la rottura con l’ex Cavaliere, ha ottenuto i voti di Alleanza liberalpopolare autonomie (Ala) fondata dal senatore Denis Verdini, ex fedelissimo del leader del centrodestra. Quindi ha eletto Sergio Mattarella presidente della Repubblica, i nuovi giudici costituzionali e i componenti del Consiglio superiore della magistratura (Csm) siglando delle intese con il M5S.

Quando la maggioranza di governo rischiava di sfaldarsi, o per il dissenso delle minoranze di sinistra del Pd o del Ncd sulle “riforme strutturali”, Renzi è ricorso all’aiuto o di Berlusconi, o di Verdini o di Beppe Grillo.

Sulle riforme costituzionali «cerchiamo il consenso più ampio», precisava l’ex sindaco di Firenze. Respingeva anche le pesanti critiche delle sinistre del Pd al soccorso di Verdini: «Chi appoggia le riforme aiuta l’Italia. I senatori che stanno con Verdini le riforme le avevano già votate: l’incoerenza non è di chi sta votando le riforme, ma di chi ha cambiato idea».

Tra mille difficoltà i successi gli hanno dato ragione, ma ora sembra andata in tilt la strategia delle “maggioranze variabili”. Lo scoglio sono le unioni civili, la riforma in attesa da un anno per riconoscere anche alle coppie conviventi, eterosessuali ed omosessuali, diritti analoghi a quelle sposate. In particolare il Ncd e circa 30 senatori cattolici del Pd (ma non mancano delle riserve anche tra i senatori della sinistra democratica) hanno alzato il disco rosso alla possibilità di adozione, per le coppie omosessuali, del figlio biologico del compagno. Renzi contava sui voti dei cinquestelle, già ottenuti in commissione al Senato, per far passare in aula il disegno di legge elaborato da Monica Cirinnà, Pd, ma i grillini hanno fatto marcia indietro.

L’intesa con i pentastellati sembra saltata a Palazzo Madama, in un clima di scontro caotico degenerato anche nelle ingiurie. Per cercare di stemperare le tensioni c’è stato un ennesimo rinvio per discutere la riforma il 24 febbraio, tuttavia i margini di successo sono molto stretti. Pesano molto le critiche dei vescovi italiani alla riforma.

Dopo il nuovo rinvio le ipotesi sul tavolo sono tre: 1) salta la riforma della quale si parla da trent’anni; 2) viene stralciato il nodo delle adozioni e il resto passa; 3) a scrutinio segreto il testo taglia il traguardo. In ogni caso dallo stop alle unioni civili di questa settimana, avvenuto dopo due mesi di scontri nell’aula di Palazzo Madama,  emerge un segnale chiaro: le “maggioranze variabili” di Renzi sono diventate “maggioranze friabili”.

Rodolfo Ruocco

 

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