domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

UE e banche. Tetto ai titoli di Stato: veto dell’Italia
Pubblicato il 17-02-2016


Matteo Renzi riferisce alle Camere in vista del Consiglio europeo. “Sul tavolo del consiglio Ue di domani – ha detto il premier – ci sono vari dossier, dal referendum inglese all’immigrazione. Ma il fil rouge è uno: se nei prossimi anni l’Europa torna ad essere comunità o sarà solo un contratto”. “Metteremo il veto su qualsiasi tentativo di mettere un tetto alla presenza di titoli di stato nel portafoglio delle banche”. “Si è fatta una discussione con una mozione di sfiducia su alcune banche toscane, ma oggi ci rendiamo conto che è una questione enorme che riguarda la prima banca tedesca”.


Renzi MatteoParlare dei guai altrui per non affrontare i propri. Sembra un po’ questa la strategia del Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che oggi ha riferito al Senato in vista del Consiglio euorpeo di domani che dovrà occuparsi della situazione esplosiva dei rifugiati (esplosiva per la coesione dell’Ue) e del prossimo referendum in Gran Bretagna sulla permanenza nell’Unione. “La vera questione in Europa riguarda la prima e la seconda banca tedesca”, ha detto Renzi riferendosi soprattutto ai guai della Deutsche Bank per i derivati che si ritrova in bilancio, anticipando l’argomento che utilizzerà per frenare l’ipotesi che venga messo un ‘tetto’ ai titoli di Stato custoditi nelle riserve delle banche, ipotesi che spaventa non poco il Governo per la quantità di Bot, Btp ecc. nei forzieri dei nostri istituti di credito. Quanto alla Brexit, il Presidente del Consiglio si è detto convinto che occorra “fare ogni sforzo per far restare la Gran Bretagna” mentre sul tema dei rifugiati, al pari della Cancelliera Angela Merkel, chiederà che si arrivi a una normativa europea unitaria sul diritto di asilo.

“Noi porremo il veto su qualsiasi tentativo di tetto alla presenza di titoli di Stato nelle banche”. (…) “Saremo senza cedimento di una coerenza e forza esemplare”, ha aggiunto Renzi ricordando polemicamente che “la vera questione delle banche in Europa è la questione enorme che riguarda la prima e la seconda banca tedesca. Faccio il ‘tifo’ per loro, ma il dato di fatto è che anziché occuparci dei titoli di stato italiani bisogna avere la forza di dire che nella pancia di molte banche europee c’è un eccesso di derivati e titoli tossici”. È il caso della prima banca tedesca, la Deutsche Bank, che fino alla settimana scorsa aveva perso da inizio anno il 40% alla Borsa di Francoforte per l’innalzamento a livelli esorbitanti dei premi sui derivati. Un vero e proprio tracollo cui aveva fatto seguito l’annuncio da parte dell’istituto tedesco del riacquisto di parte del proprio debito per un valore di circa 5 miliardi di euro, un decimo di quello circolante.

Il Presidente del Consiglio ha poi ripetuto i soliti concetti sull’Europa, l’austerithy, la flessibilità e le riforme. “Dire che non basta più una politica solo incentrata sull’austerity e che si occupa in modo discutibile di banche e non di sociale significa essere coerenti con la storia dell’Italia e dire anche un po’ di verità. Al Consiglio parleremo di tante cose, ma il fil rouge è uno: capire se nei prossimi anni l’Europa torna ad essere comunità o sarà solo un contratto”. “Solo chi non vuole vedere, può giudicare la nostra la posizione in Ue come quella di chi batte i pugni sul tavolo per ottenere un decimale in più. Il decimale in più ce la possiamo prendere senza: abbiamo il deficit più basso negli ultimi dieci anni, siamo terzi dopo Germania e Olanda per contenimento del debito”. “Spagna e Regno Unito hanno fatto un abbassamento di tasse totalmente finanziato in deficit”. “Solo chi non vuole vedere, può giudicare la nostra la posizione in Ue come quella di chi batte i pugni sul tavolo per ottenere un decimale in più. Il decimale in più ce la possiamo prendere senza: abbiamo il deficit più basso negli ultimi dieci anni, siamo terzi dopo Germania e Olanda per contenimento del debito”.

Quanto alla Brexit ha messo in guardia dal dare “un segnale di controtendenza di portata storica” come se già non ve ne fossero a iosa, aggiungendo però che ”non dobbiamo accettare pedissequamente le richieste di Londra. Noi siamo per un compromesso e la lettera di Tusk va in questa direzione. C’è da fare e da discutere e domani lo faremo, certo i paletti a cui l’ Italia debba attenersi è a mio avviso la centralità dell’euro, bisogna rafforzare con forza la direzione dell’Europa”.

Sui rifugiati ancora un po’ di retorica: “L’Ue è nata quando i muri sono stati abbattuti e se questo non lo dice una generazione di leader zigzaganti che si preoccupa più dei consenso che del momento storico, toccherà a noi italiani dire che l’Europa è nata non per arginare il mondo che sta fuori, ma come un luogo entusiasmante da attirare la parte migliore del mondo e se ciò non accade esiste un problema Europa e noi come italiani abbiamo il dovere e diritto di segnalarlo”. Il guaio è però che l’Italia, come la Grecia, rischia di finire stritolata dal ritorno delle frontiere che varrebbero solo per noi trasformando in un imbuto per i disperati in fuga dalle guerre e dalla povertà. Non può essere l’Italia da sola a fare i rimpatri, ma deve pensarci l’Europa, ha spiegato sottolineando – come se fosse una cosa facilee non praticamente impossibile – che “chi non ha diritto all’accoglienza va rimandato a casa”. Tra i Paesi europei l’Italia risulta essere quello che ha fatto più rimpatri, eppure “è opinione condivisa che non siano sufficienti”. “Deve esserci un diritto unico di asilo – è la proposta che verrà condivisa da Roma – perché non è possibile avere regole separate”.

E per concludere ha lanciato un monito: “Metteremo il veto su qualsiasi tentativo di mettere un tetto alla presenza di titoli di stato nel portafoglio delle banche”. “Si è fatta una discussione con una mozione di sfiducia su alcune banche toscane, ma oggi ci rendiamo conto che è una questione enorme che riguarda la prima banca tedesca”.

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