giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Umbria. Quanti ostacoli per la geotermia
Pubblicato il 12-02-2016


Geotermia 2Una centrale geotermica composta da due impianti, uno in Umbria, a Castel Giorgio in provincia di Terni, e l’altro nel Lazio, ad Acquapendente in provincia di Viterbo. I due impianti, di 5 MW ciascuno, utilizzeranno il pozzo geotermico situato a Torre Alfina, frazione del Comune di Acquapendente.
I competenti uffici della Regione Umbria hanno fornito tutti i pareri positivi al progetto di centrale geotermica. Tuttavia cittadini, comitati e i comuni interessati si oppongono sostenendo che la centrale possa favorire fenomeni di natura sismica oltre che l’inquinamento delle falde acquifere e del lago di Bolsena. Il polverone sollevato deve aver “impressionato” la giunta regionale dell’Umbria che, dopo i pareri favorevoli degli uffici regionali compenti, doveva approvare un’intesa formale per consentire alla società proponente, la ITW LKW Geotermia Italia Spa, di iniziare i lavori. Tuttavia l’organo di governo guidato da Catiuscia Marini ha deciso di aspettare la pronuncia della seconda commissione del consiglio regionale “attività economiche e governo del territorio”, presieduta da Eros Brega. Diego Righini, manager di ITW LKW e promotore del progetto, si è sfogato in una lettera aperta pubblicata da “Il Sole 24 ore”, lamentando le difficoltà che politica e burocrazia creano a qualunque progetto imprenditoriale e sostenendo che, se avesse pagato tangenti, ora probabilmente sarebbe tutto risolto.

Dott. Righini, il vostro progetto è molto contestato da cittadini, comuni e associazioni. Perché investite sulla geotermia?
Io come imprenditore e manager ho un approccio ecologista, esistenziale. Io credo solamente nell’impresa che fa sviluppo sostenibile. Perché l’impresa che fa sviluppo sostenibile ha un senso. Per valutare se ho fatto una buona scelta imprenditoriale tengo conto di tre soggetti o parametri: le persone, le piante e gli animali. Cioè se stanno meglio, peggio o uguale dopo che io ho realizzato questa attività imprenditoriale.
Quando ci fu presentata l’opportunità di inserirci nel settore della geotermia, che prima veniva affrontata tecnicamente creando problemi ecologici, ci è stata presentata la soluzione di poterla utilizzare invece facendo sviluppo sostenibile. Allora ci abbiamo investito. Ci siamo affidati a questa idea che, sulla carta, ci è stata presentata dal Prof. Franco Barberi e ci abbiamo creduto. Questa idea, insieme ad altri tecnici portati in squadra e alle nostre capacità manageriali, è diventata concreta e ci piace perché è un progetto di sviluppo sostenibile.
L’idea e il nostro progetto è quindi quello dell’utilizzo ecologico della geotermia. Questa sperimentazione a Castel Giorgio poi è una cosa molto limitata perché le leggi ci mettono numerosi paletti. Possiamo immettere in rete soltanto 40 mila megawatt all’anno che, per fare solo un esempio, garantiscono per dodici mesi l’illuminazione pubblica di un territorio di 120 mila persone. È un progetto piccolo, semplice, una centrale di soli 5 MW, il limite che ci impone la legge.

GeotermiaLa vostra società, oltre all’Umbria e il Lazio, ha altri progetti in Italia?
Siamo impegnati solo su un serbatoio, che è quello dell’altopiano dell’Alfina. Questo serbatoio ha una capacità dai 15 ai 20 megawatt di energia elettrica. Per calcolare l’energia termica, i megawatt termici, occorre moltiplicare i megawatt elettrici per cinque. Il progetto prevede l’uso del serbatoio dell’Alfina da due fronti: a Castel Giorgio (Umbria) e Acquapendente (Lazio). Si tratta di un progetto sperimentale, un progetto pilota. Dobbiamo dimostrare in Italia che è possibile fare sviluppo sostenibile con la geotermia. Grazie a questo ITW LKW è opinion leader della geotermia in Italia.

Puntate anche su paesi esteri?
Abbiamo ricevuto varie proposte che attualmente però teniamo in sospeso. C’è un progetto internazionale che sta partendo in Africa con il dipartimento della cooperazione, che oggi si chiama Agenzia della cooperazione e lo sviluppo. Il continente africano infatti ha grandi potenzialità geotermiche. Su questo progetto però diamo solo un contributo al dibattito scientifico.

Può illustrare l’iter burocratico per ottenere tutte le autorizzazioni?
Comincia con l’istanza che include un progetto su come utilizzare la risorsa, un progetto dell’impianto e un programma dei lavori. L’istanza è stata presentata al Ministero dello Sviluppo economico nel luglio 2011, dopodiché la legge prevedeva due competenze per le regioni che ospitano l’impianto, Lazio e Umbria. La prima competenza è l’iter di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e l’altra è l’intesa finale, che è un’intesa non sostanziale ma solo formale. Non sostanziale perché la regione si è espressa già quando si è presentata l’istanza: poteva dire immediatamente sì o no, cioè se vuole se si sfrutti quella risorsa. La regione poi di nuovo in fase di VIA decide se vuole o no la centrale. Quando si arriva alla fase dell’intesa finale quindi la Regione ha già deciso quello che vuole fare. Tuttavia se l’amministrazione regionale non rilascia l’intesa ti lascia nell’oblio: questo atto va rilasciato e non possono essere fatte marce indietro, esprimendo parere contrario alla centrale geotermica, poiché la regione ha fornito pareri favorevoli in tutto il procedimento relativo all’istanza mineraria e nella valutazione di impatto ambientale. Sottolineo quindi di nuovo che la Regione Umbria per ben due volte si è ufficialmente pronunciata a favore del nostro progetto. L’intesa finale è quindi un atto formale dovuto.
In merito all’istanza mineraria, sulla quale la Regione Umbria si è espressa positivamente, evidenzio che gli unici pareri negativi sono quelli dei comuni. Tuttavia erano pareri senza competenza. I comuni infatti hanno manifestato la loro contrarietà in base, per fare un esempio, ai presunti rischi sismici derivanti dal progetto. Ci siamo quindi trovati nella situazione, un po’ paradossale, dove gli uffici ministeriali e regionali che hanno competenze in materia sismica hanno dato pareri positivi, mentre i comuni, che non hanno uffici competenti in materia sismica, si sono pronunciati sui rischi sismici.
In questo momento il legislatore si accorge che la geotermia non era affrontabile in questo modo e sposta quindi la competenza della VIA allo Stato. A noi questa modifica ci ha danneggiato perché ci ha costretto a ricominciare tutto il procedimento, che era concluso, da capo. Ci hanno messo a terra.

È cambiata la legge e perciò siete stati costretti a ripresentare tutto di nuovo
Si abbiamo ripresentato la VIA nell’ottobre 2014. Nell’aprile 2015 ci arriva la VIA positiva nella quale la Regione Umbria si è espressa a favore del progetto. Quindi il Ministero dello Sviluppo Economico ha preparato le carte per il decreto minerario, il permesso di ricerca, e ha convocato la conferenza dei servizi con tutti i soggetti interessati, evidenziando che il tema non era più minerario e ambientale, perché tutte le autorizzazioni in materia erano già arrivate, ma si trattava solamente di avanzare proposte, richieste o correzioni al progetto e ai lavori. Ad esempio il Ministero dei Beni Culturali ci ha richiesto di presentare una relazione archeologica preventiva, nel caso in cui scavando si fosse trovato qualcosa. Quella del Ministero dei Beni Culturali è l’unica richiesta che ci è pervenuta in conferenza dei servizi.

Quindi soltanto il MIBACT ha chiesto una relazione archeologica preventiva. Non ci sono state altre contestazioni o proposte. I problemi sembrerebbero finiti…
In teoria. Perché il MISE ha preparato il decreto minerario, il permesso di ricerca, ma non può pubblicarlo perché non è ancora arrivata l’intesa dalla Regione Umbria. Stiamo aspettando quindi l’intesa formale con la Regione Umbria per iniziare i lavori a Castel Giorgio. La giunta regionale è stata diffidata da noi ad adempiere perché sta letteralmente compiendo un abuso, una vera e propria omissione d’atti d’ufficio. Abbiamo presentato una diffida formale il 2 di novembre 2015 alla giunta regionale. Il 3 dicembre scadeva questa diffida. Il 30 novembre la giunta regionale è stata convocata per rilasciare l’intesa. L’assessore Fernanda Cecchini dichiarò in un’intervista il via libera alla geotermia. Quando il 10 dicembre è stata pubblicata la delibera della giunta regionale il testo era cambiato.

La giunta regionale, che doveva approvare l’intesa, che cosa ha fatto?
La giunta ha deciso che si doveva aspettare la risoluzione del consiglio regionale. Ora, visto che avevamo diffidato la Giunta il 02 novembre, potevano il giorno dopo invitare la commissione del consiglio regionale ad esprimersi. Invece hanno aspettato che la diffida scadesse. Ufficialmente noi abbiamo una giunta regionale che è in omissione d’atti d’ufficio. Questa è una cosa palese. Il problema è che noi su quel territorio ci dobbiamo stare, ci dobbiamo lavorare 25 anni con la centrale geotermica e quindi abbiamo provato a non rompere i rapporti, richiamando la politica alle proprie responsabilità. La politica non si deve offendere se ci si appella al senso del dovere e alle responsabilità. È ovvio che se avessimo proceduto alla denuncia penale della giunta regionale, per omissione d’atti d’ufficio, avremmo creato una rottura non più sanabile con l’amministrazione regionale umbra. Quindi, anche essendoci i presupposti, non abbiamo presentato alcuna denuncia e assistiamo all’ennesima pantomima, l’ennesima consultazione, l’ulteriore commissione. L’esternazione sulle “bustarelle” è dovuta al fatto che ci siamo sentiti presi in giro da questa specie di imbroglio burocratico. Ci sentiamo imbrogliati e truffati. Siamo stati sottoposti ai raggi X. La diagnosi ha indicato la perfezione e la validità del progetto. Questo la giunta regionale ce lo deve riconoscere. Non può imbrogliare e cambiare le carte in tavola all’ultimo momento. Le mie esternazioni sono state strumentalizzate da alcuni politici che hanno detto che io me la voglio prendere con i burocrati. Questo non è possibile perché i burocrati, gli uffici della Regione Umbria, sono quelli che hanno sempre valutato positivamente il nostro progetto. In realtà si tratta di una speculazione di natura politica. Io ho solo esternato un malessere diffuso in tutta Italia.
Quindi ora siamo in attesa della pronuncia della seconda commissione consiliare permanente. Nella seduta di lunedì 1 febbraio la commissione ha ascoltato i tecnici e nessun consigliere ha in alcun modo contestato e contraddetto quanto illustrato dai tecnici in merito al progetto. Il lunedì successivo dovevano pronunciarsi sul tema ma non l’hanno fatto, dicendo che il progetto è perfetto ma i cittadini e il territorio sono contrari.

Tutto quindi è mano alla seconda commissione del consiglio regionale?
In realtà tutto è in mano alla nostra pazienza, perché si può arrivare al punto in cui noi denunciamo l’omissione di atti d’ufficio e rompiamo i rapporti con la giunta regionale. Ormai il destino è segnato. Questa centrale si farà. Bisogna capire se l’Umbria si merita lo sviluppo sostenibile. Abbiamo tutte le ragioni del mondo, morali e tecniche. A questo punto possiamo anche procedere nell’altro senso. Vedremo se la politica umbra sarà all’altezza del nostro progetto. Ad oggi l’occupazione in Umbria e soprattutto nella provincia di Terni è in crollo. Terni sta crollando perché oggi il lavoro nel ternano deve affrontare questa pubblica amministrazione che sta affossando il territorio, i cittadini e lo sviluppo.

Pier Paolo Palozzi

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