sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un superministro delle finanze per l’Eurozona
Pubblicato il 11-02-2016


eurozonaNegli ultimi giorni si è fatto vivace il dibattito sulla creazione di un Superministro delle Finanze per l’Eurozona, dibattito inizialmente stimolato dal Presidente della BCE Mario Draghi, dal Presidente della Bundesbank Jens Weidmann e dal Governatore della Banca di Francia Francois Villeroy. Nel dibattito è poi intervenuto direttamente anche Matteo Renzi con una lettera a Repubblica, in cui il Presidente del Consiglio sostiene che la questione del Superministro non sia il nodo centrale in Europa, ma che invece la priorità sia la direzione da dare alla politica economica. Per Renzi è quindi necessario puntare su crescita, investimenti, innovazione, come negli ultimi otto anni hanno fatto gli Stati Uniti d’America per uscire dalla crisi, e non solo su austerity, moneta, rigore come ha invece fatto l’Europa. Parole assolutamente condivisibili.

Ma se partiamo dal presupposto che nel medio termine neanche la Germania da sola sarà in grado di contare nel consesso mondiale quanto in passato, a fronte della crescita impetuosa che ormai da molti anni registrano Cina ed India, capiamo bene che è interesse di tutti, davvero di tutti, puntare alla creazione degli Stati Uniti di Europa, proprio per non essere marginalizzati – e non restare fuori dai tavoli in cui si prendono le decisioni – in un’economia che sarà sempre più globalizzata.

E gli Stati Uniti di Europa non si creano da un giorno all’altro. Forse non sarà sufficiente un lustro. Deve valere dunque la politica dei piccoli passi, quella stessa politica che anche Draghi è stato in grado di imporre nel direttivo della BCE e che, evidentemente, grazie al quantitative easing ha intanto salvato l’Unione Europea dalle rovine.

Ma Draghi ha comprato tempo, ha evitato solo temporaneamente la débâcle europea, ora tocca ai leader politici fare la propria parte. E la creazione di un Superministro delle Finanze che sia in grado di coordinare e controllare le riforme economiche appare coerente con una simile politica, dei piccoli passi per l’appunto, che porti al traguardo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Teniamo a mente che le riforme non sono solo una necessità italiana: anche la Germania dovrà allungare l’età pensionabile, anche la Francia dovrà riformare il mercato del lavoro, per restare sui due maggior Paesi dell’Eurozona. Quindi non dobbiamo ritenere che una simile figura possa nascere contro il nostro Paese. Occorre dunque partecipare a questo progetto.

La proposta Weidmann-Villeroy è certamente migliorabile. Ad esempio ipotizzando l’assegnazione di un vero e proprio budget a disposizione del Superministro, da utilizzare per la risoluzione delle crisi come quella dei migranti. Ma non solo. Budget che potrebbe essere destinato alle spese relative all’istruzione, alla scuola, all’università, alla ricerca. La Cina trenta anni fa ha pianificato quello che oggi sta realizzando e se le università cinesi stanno scalando le classifiche internazionali e la Cina dispone di tecnici ed ingegneri adeguati al salto tecnologico che ha inteso intraprendere è perché ha scientemente destinato parte delle proprie risorse a questo scopo. Il Superministro potrebbe pure contribuire ad indirizzare gli investimenti europei, magari facendo leva sul grande risparmio presente in Europa.

Il budget del Superministro sarebbe riveniente da tasse pagate dai cittadini europei e quindi, in virtù del principio no taxation without representation, occorrerebbe stabilire dei meccanismi democratici di elezione del Superministro.  Ad esempio, insieme al Presidente della Commissione Europea ed all’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, potrebbe essere eletto direttamente o, quanto meno in una prima fase, “designato” con primarie dagli elettori europei. In questo modo si configurerebbe non una cessione di sovranità ma un trasferimento di sovranità, che continua ad appartenere al popolo, dagli Stati Nazionali all’Unione Europea.

Il Superministro delle Finanze si potrebbe poi occupare anche del coordinamento delle politiche di bilancio degli Stati Membri dell’Eurozona, in modo da assicurare stabilità finanziaria alla stessa. Si tratta di una strada ragionevole, se vogliamo che la Germania condivida rischi che altrimenti non condividerebbe mai. In altri termini, stando con i piedi per terra, possiamo mai immaginare che la Germania o anche l’Italia possano sottoscrivere o garantire titoli del debito pubblico della Grecia senza avere il modo di coordinare a monte quello che accade a livello di politica economica in quel Paese? E questo principio vale a livello incrociato per tutti i Paesi dell’Eurozona; dicevamo sopra che nessun Paese dell’Eurozona è esente dalla necessità di riformare la propria economia.

Dunque un consiglio non richiesto a Matteo Renzi: non basta rinverdire la memoria di Ventotene ed auspicare la creazione sull’isola di un centro di formazione per le future classi dirigenti europee. Occorre più visione e più coraggio. Matteo sei giovane, hai le energie ed anche il consenso per rilanciare e portare avanti un grande progetto di integrazione europea. Chi meglio di te potrebbe davvero farsi paladino degli Stati Uniti d’Europa?

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Condivido in pieno l’analisi proposta. La nomina di un ministro delle finanze europeo ha senso solo in presenza di un mandato chiaro e di una precisa assunzione di responsabilità su singole materie, in particolare nel processo di riequilibrio degli imbalances tra le diverse economie del continente. Diversamente, si configurerebbe come una figura rafforzante l’inefficiente staus quo. Saluti

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