venerdì, 26 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

DALLE PIAZZE ALL’AULA
Pubblicato il 01-02-2016


Manifestazioni unioni civili

Al Senato comincia l’iter della legge sulle Unioni Civili. Un passaggio delicato con la maggioranza che si presenta senza una posizione unitaria. Il punti cruciale la stepchild adoption su cui le sensibilità sono diverse.
“La Piazza del family Day – ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – non era quella dei cattolici con i quali si possono avere opinioni diverse ma si può e si deve dialogare, bensì quella dell’intolleranza volta a negare qualsiasi diritto a chi non professa la loro fede. Con quella Piazza, che afferma che il sesso è solo per la procreazione e che gli omosessuali sono dei deviati che vanno curati, uno Stato laico non può avere nulla a che fare”. “Andiamo avanti con il ddl Cirinnà senza modifiche : è una legge – ha concluso – che non nega i diritti, ma li estende e colma il ritardo con il resto dell’Europa”.

Daniele Capezzone, deputato Conservatori e Riformisti si dice “molto lieto che il movimento al quale aderisco, Conservatori e Riformisti, abbia scelto una linea di libertà di coscienza sul ddl in materia di coppie di fatto. Dunque, com’è assolutamente naturale su tematiche di questo tipo, ognuno di noi si esprimerà secondo le proprie convinzioni e sensibilità. In questo quadro, da liberale, preannuncio che voterò a favore, quando il provvedimento arriverà alla Camera. Considero purtroppo la legge malscritta tecnicamente in alcuni aspetti, e soprattutto malgestita politicamente. E non comprendo perché, potendo avere sulle sole unioni civili un consenso pressoché unanime, la maggioranza abbia voluto inserire un tema divisivo come quello della stepchild adoption“.

Perché questo ritardo storico dell’Italia?
E’ uno dei motivi per cui voterò a favore. Infatti, mi appare inconcepibile che nell’Italia del 2016 non siano ancora riconosciute unioni civili e coppie di fatto, come accade ovunque – pressoché senza eccezioni – nell’Occidente avanzato, spesso (a partire dall’Inghilterra guidata dai Conservatori) con norme approvate da maggioranze di centrodestra. E, se posso dare un consiglio, ben al di là del merito della legge (su cui si può convenire o meno), considererei un errore drammatico da parte del centrodestra italiano schiacciarsi culturalmente (nei toni, nelle dichiarazioni, nell’approccio) su una linea illiberale, proibizionista, anti diritti civili, ottenendo il brillante risultato di farsi odiare da milioni di persone”.

Secondo lei il governo corre qualche rischio…
Ripeto, non ho compreso l’inserimento della stepchild adoption. Personalmente, sono favorevole. Infatti, ritengo sia sbagliato far confusione con l’utero in affitto. Il punto è, a mio avviso, un altro: dare assistenza al figlio del compagno o della compagna che eventualmente siano venuti meno. Un dovere morale di una coppia omosessuale, ben più e ben prima di un diritto, dal mio punto di vista. Ma resta il fatto che, politicamente, è stato un errore e una forzatura inserire anche questo aspetto nella legge. Se ci si fosse limitati alle unioni civili, si sarebbe tolto un alibi a tutti, e si sarebbe potuto avere un consenso del 90%.

Per Riccardo Nencini questo testo è il minimo sindacale…
Comprendo il ragionamento di Nencini. A mio avviso, essendo la stragrande maggioranza degli italiani favorevole alle unioni civili, inserire un elemento difficile e divisivo (la stepchild adoption) è stato però un errore tattico da parte della maggioranza. Errore simmetrico a quello di chi, ora, brandisce quel tema come un’arma per colpire la legge nel suo insieme. Considerazioni ulteriori (se c’è spazio) Da ultimo, due considerazioni. Primo: proprio questi temi mostrano (a mio avviso) la preferibilità dei sistemi anglosassoni di common law, che consentono alla giurisprudenza di adattarsi ad ogni singolo caso (diverso da ciascun altro), rispetto al modello continentale della previsione unica di legge. Secondo: inviterei tutte le persone ragionevoli (ovunque collocate, e comunque la pensino su questi temi) a evitare di “weaponize”, a non usarli come arma o clava, ma a discuterne cercando di comprendere e rispettare le ragioni di chi la pensa diversamente. Tutti rispettino tutti.

Daniele Unfer

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