giovedì, 29 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

A GAMBA TESA
Pubblicato il 12-02-2016


vescoviUn vero e proprio intervento a gamba tesa da cartellino rosso quello del numero uno della Cei cardinal Angelo Bagnasco: “Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali – ha detto – sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi, che le loro obiezioni possano essere considerate e che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia, non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto”. Insomma il cardinale Angelo Bagnasco è sceso pesantemente in campo nelle ore in cui nell’aula del Senato, si infiamma il dibattito sulle unioni civili. Parole che fanno pensare che qualcuno abbia richiuso la breccia di Porta Pia ridando al Vaticano potere non solo sulle anime ma anche sulle leggi.

Le parole pronunciate hanno provocato l’immediata risposta da parte del governo. Sia il premier Matteo Renzi che il presidente del Senato, Pietro Grasso sono intervenuti sull’argomento. “Il voto segreto – ha puntualizzato Matteo Renzi – lo decide il Parlamento, e lo dico con stima per il cardinal Bagnasco, e non la Cei”. Renzi ha aggiunto che a lui “piacerebbe molto l’idea che un Parlamentare risponda del voto che dà e lo spiega. Dopodichè il regolamento del Parlamento prevede il voto segreto e se ci saranno le condizioni Grasso e non la Cei deciderà”. Anche il presidente del Senato è intervenuto. “Mi pare – ha sottolineato – che si possa dire che io rispetto tutte le opinioni nel merito, ed è giusto che ognuno le possa esprimere; c’è la libertà di espressione. Però sulle procedure penso che ci sia la prerogativa delle istituzioni repubblicane di decidere”. Stesso tono da parte del presidente della Camera Laura Boldrini che ha ricordato che sulla procedura di voto “decidono il presidente della Camera o del Senato in base al regolamento, non lo decide nessun altro. È una materia tecnica, regolamentare che spetta ai presidenti valutare – ha sottolineato -. Credo che qualsiasi suggerimento non sia pertinente”.

Critico il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Il Senato della Repubblica – ha detto – non è il conclave. Le regole per il voto le fissano i regolamenti e le interpreta il Presidente non lo Spirito Santo”. “Se la Chiesa vuole concorrere a definire politica italiana – ha aggiunto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani – faccia un partito e si presenti alle elezioni con i suoi rappresentati religiosi, altrimenti non agisca come se l’Italia sia una sorta di protettorato del Vaticano. Mentre papa Bergoglio non è mai intervenuto nelle vicende politiche italiane, la Cei invocando il voto segreto sul ddl Cirinnà, ha compiuto un’ingerenza inaccettabile e bene ha fatto Renzi a rimetterla al suo posto. L’anomalia non è che la Chiesa esprima il suo pensiero, ma che si presenti come un partner dello Stato nel fare le leggi, violando anche lo spirito del Concordato, a cui al contrario si richiama quando si tratta di rivendicare privilegi”.

Per Maria Cristina Pisani, Portavoce del Psi si tratta di  “una supponenza inaccettabile. Il Cardinale Bagnasco si preoccupa di voto segreto o palese, di salvaguardia della democrazia proprio ieri che ricorrevano ottantasette anni dalla firma dei patti Lateranensi, patti stipulati con chi di democratico non aveva proprio nulla”. “Un po’ bizzarro, per noi la conferma che quegli accordi vanno rivisti. Siamo uno Stato orgogliosamente laico e sulle unioni civili non decide la Cei. Più che al calendario del Senato – ha concluso Pisani – il cardinale Bagnasco dovrebbe pensare a insegnare ai propri cardinali che ogni forma di amore va coltivata, garantita, rispettata. Siamo o non siamo tutti uguali secondo le Sacre Scritture?”.

Da sottolineare che le posizione della Cei non sono mai state avallate da Papa Francesco che in materia di unioni civili si è dimostrato molto più aperto. E soprattutto non ha mai cercato di dettare alla politica l’atteggiamento da tenere in Aula. Sono parole quelle della Cei che non hanno bisogno di interpretazione e che escono dall’ambito dell’esortazione morale ed entrano, invece, negli aspetti più propriamente tecnici del dibattito in Parlamento e delle scelte istituzionali. Intanto rimane aperta la questione emendamenti. Il senatore del Pd Andrea Marcucci, autore del “supercanguro” che eliminerebbe in blocco migliaia di richieste di modifica, ha ribadito di essere pronto a rinunciarvi “un minuto dopo la revoca di quelli presentati dalla Lega” perché “il Parlamento deve fare le leggi e non può essere l’arena degli azzeccagarbugli”.

Ginevra Matiz

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