lunedì, 25 luglio 2016
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Opinioni e commenti
 

IL GIOCO DEL CERINO
Pubblicato il 16-02-2016


Cerino manoPd e Movimento Cinque Stelle continuano con il gioco del cerino cercando di rimpallarsi  la responsabilità dell’eventuale fallimento e quindi di un nulla di fatto.  Per ore le unioni civili alla prova dell’Aula si sono trovate in stallo con il ddl bloccato dallo scontro tra i sostenitori dello spacchettamento e chi invece vuole lasciare il testo così com’è. Senza esito quindi i diversi tentativi di trovare una sintesi sul capitolo più delicato, quello che riguarda la stepchild adoption contenuto nell’articolo 5 del testo. Il Movimento 5 Stelle con la mossa di optare sulla libertà di voto sta tentando di mettere nel sacco il Pd travalicando la sostanza della norma, ma spostando lo scontro sul piano politico.

“Almeno una volta nell’arco della legislatura il Movimento 5 Stelle poteva mandare un segnale costruttivo e aiutare il Paese a compiere un passo avanti verso i diritti e la laicità, ma ancora una volta hanno cambiato idea e si sono attaccati a cavilli di procedura che mirano solo ad affossare la legge” ha commentato Pia Locatelli capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato diritti umani. “Purtroppo lo sospettavamo, non vengano però a dirci che sono a favore delle unioni civili e del ddl Cirinnà, si prendano le loro responsabilità rispetto ai cittadini così come si sono presi gli applausi in Aula di Formigoni e Giovanardi”. Il punto è proprio questo. L’interesse dei 5 Stelle per le unioni civili è del tutto secondario rispetto a quello di mettere in difficoltà del Pd e la maggioranza, Lo spacchettamento infatti risolverebbe ogni problema a Renzi, oggi in Argentina. Lo renderebbe voltabile ai centristi e toglierebbe ogni alibi a chi usa la stepchild adoption come scusa per dire di no e probabilmente farebbe chiudere questa parte del testo in qualche cassetto del Parlamento per molto tempo.

La scelta di non votare la ha annunciata in aula il senatore del M5S Alberto Airola “Non me la sento di costringere il mio gruppo a votare l’emendamento ‘canguro’ di Marcucci – ha detto – chiedendo di andare avanti con 500 emendamenti a voto palese”. Il senatore Marcucci, presentatore dell’emendamento, ha commentato: “Il movimento cinque stelle si prende una pesantissima responsabilità”

Insomma è impasse nel Pd dopo il no dei 5 Stelle al ‘super canguro’. E a mettere una toppa a una situazione che rischiava di deflagrare – con i dem in minoranza su un loro emendamento, qualora fosse stato messo al voto l’emendamento Marcucci – ci ha pensato Sel che va in ‘soccorso’ del Pd: “E’ meglio che tutti si calmino e si chiariscano”, ha detto Loredana De Petris lasciando l’Aula. E’ stata lei, infatti, con la proposta di sospendere i lavori, a togliere le castagne dal fuoco ai dem, che evitano un voto rischioso anche grazie al soccorso dei verdiniani e delle Autonomie. Ora però, resta l’impasse sul da farsi. Senza i voti dei grillini e con i cattodem schierati contro le adozioni, infatti, il Pd non ha i numeri per approvare l’emendamento Marcucci. Le contromosse saranno studiate e valutate nel corso di nuove riunioni che potrebbero portare a un tentativo di ‘conciliazione’ con i cattodem.  Marcucci, autore del super canguro, però garantisce: “Non lo ritiriamo”. Ma tra le fila del Pd c’è chi inizia a discuterne. E, soprattutto, c’è chi lamenta una cattiva gestione della partita emendamenti con la Lega. E chi, invece, tra i senatori Pd, scuote la testa e afferma: “Dei 5 Stelle non ci si può fidare”.

“Registro con rammarico – ha commentato il senatore socialista Enrico Buemi – una inadeguatezza del legislatore italiano che non riesce a sostenere con chiarezza le proprie posizioni senza trasformare l’Aula in una in gazzarra. Le responsabilità non sono tutte da una parte. Manca il senso di responsabilità e il senso di un ruolo collettivo. Il confronto parlamentare deve essere consentito, mentre oggi tra canguri, gazzelle e dromedari la confusione è massima. Sarebbe invece una legge necessaria e importante che il nostro paese aspetta ormai da troppo tempo”.

Poco prima dell’inizio del dibattito un altro colpo di scena con la Lega che ha deciso di ritirare ufficialmente la maggior parte degli emendamenti resi ormai inutili dal canguro. Di qui l’ipotesi di votare per parti separate il “canguro”: prima la parte che cancella gli emendamenti sulle adozioni, e poi la parte riguardante gli altri articoli. Il Movimento 5 Stelle che in primo momento si era detto favorevole al provvedimento poi a pochi giorni dall’arrivo del ddl in aula ha cambiato strategia sposando la linea della libertà di voto. Un cambiato radicale che ha spiazzato soprattutto il Pd che con i penta stellati aveva stretto un accordo sull’articolo 5.

“Ritirare l’emendamento Marcucci? Non ci pensiamo proprio. No, andiamo a vedere in Aula cosa succede. Se il M5S voterà sì allo spacchettamento si assumerà la responsabilità di mettere a rischio il ddl”. Così il sottosegretario Luciano Pizzetti aveva risposto prima del voto alla domanda su cosa sarebbe successo nel caso in cui i senatori 5S dovessero votare a favore dello spacchettamento della proposta di modifica del “canguro”. “Vorrei solo si rendessero conto che stanno giocando sulla pelle degli italiani”. La strategia del Movimento 5 Stella è quella di non “tirar fuori dai guai il Pd”. “Lo vedrete in Aula…” hanno detto dopo una riunione svolta nel pomeriggio rimandando quindi ogni decisione all’ufficio di presidenza del gruppo che valuterà dopo aver ascoltato le varie posizioni in aula, a cominciare da quella del Pd. Nessun grillino, almeno ufficialmente e pubblicamente, infatti, chiarisce quale sia la posizione predominante circa il voto sull’emendamento Marcucci e su un suo spacchettamento.

“Mi sono portato in aula il libro ‘Con l’Italia mai!’, la storia mai raccontata dei Mille del Papa”- ha scritto il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, su Facebook, riferendosi al libro di Alfio Caruso che racconta del decennio 1860-1870 quando migliaia di persone unite da un forte sentimento cattolico e un’avversione nei confronti della ‘nuova Italia’, impugnarono le armi e si arruolarono per difendere il Pontefice. “Una ventina di senatori – ha aggiunto Nencini – potrebbero ben arruolarsi con monsignor Bagnasco. Farò dono del libro”- ha concluso.

Edoardo Gianelli

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