mercoledì, 31 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

Di sconfitta in sconfitta …
fino alla vittoria!
Pubblicato il 17-02-2016


Di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria, si tratta di uno slogan autoironico che usavamo nel 1968 quando discutevamo non essendone davvero tanto convinti dei luminosi destini e successi della sinistra extra parlamentare. Uno slogan che mi torna prepotentemente in mente quando rifletto sul comportamento di Zanda, dei senatori Finocchiaro e Marcucci e della ormai onnipresente Maria Elena Boschi.

Parlo di loro, ma potrei evidentemente allungare l’elenco. Lo faccio perché i nostri magnifici quattro hanno assunto ormai l’atteggiamento dei cavalieri che credono di guidare una armata senza dubbi e senza macchie. Si immaginano evidentemente di formare un gruppo di condottieri capaci di vincere sempre ovunque, anche le battaglie più complicate e difficili. Un gruppo che a forza di dire bugie e di auto-incensazione dei propri meriti ha finito di cadere vittima della logica che vuole che le bugie ripetute nel tempo diventano verità anche per chi li inventa.

In queste ore si mena molto scandalo per il comportamento dei Grillini fingendo di dimenticare che rispetto ai rapporti con il Pd, essi vantano una lunga storia piena zeppa di colpi di scena e di dimostrazioni di inaffidabilità. Parlare di inaffidabilità è ovviamente giusto se il centro di osservazione rimane appunto il Pd.

Tutto diventa invece più problematico se non si considera il Pd come il centro del mondo e se si fa riferimento ai meriti e ai contenuti delle scelte e delle proposte di ognuno.

Parlare del merito dei problemi significa però discutere , approfondire e soprattutto sapere ascoltare anche le posizioni degli altri e prendere atto che gli interlocutori possono anche ricorrere a tattiche dilatorie o ricattatorie, e possono diventare un vero problema quando tra chi hanno alla spalle possono annoverare attori non insignificanti come il cardinale Bagnasco e la CEI.

In queste ore sarebbe serio chiedersi chi mai abbia consigliato di usare l’eventuale decreto “taglia emendamenti” come se si trattasse della bomba atomica o più modestamente di una scelta privata da usare non per qualcosa ma contro qualcuno.

Che in qualcuno possa essere di volta in volta individuato nei Grillini, nella lega, nel centro destra, o in settori più o meno rilevati del Pd, è poco importante. Ormai gli oppositori sono tanti e talmente variegati per potere essere incartati nel pacchetto dei gufi e rispediti a domicilio.

La situazione che si è venuta a determinare è veramente caotica, e quanto emerge di fronte a noi è la dimostrazione che l’arroganza non rappresenta una linea politica. È chiaro che essere arroganti è il contrario dell’essere autorevoli. E che l’autorevolezza, non la si acquista ne per discendenza familiare ne con i rapporti più o meno solidi con chi sta in cima alla piramide.

Essere autorevoli dovrebbe significare ora prendere atto che non regge più la pratica di rivendicare, come Pd i meriti e tentare di scaricare su altri i mancati successi e le sconfitte.

La situazione non è certamente facile. L’obiettivo però rimane quello di portare a casa la legge. I tempi ci sono. I numeri anche. Occorre intanto capire che tutti possono contribuire ad una soluzione, che nessuno può porre veti, ma anche che a nessuno come già detto può essere richiesto di assumere il ruolo di ruota di scorta.

I Cattodem, dopo avere dimostrato di esistere possono ora confermare di considerarsi parte di un partito capace di anteporre gli interessi del paese a tutto il resto. Una volta realizzato e festeggiato l’obiettivo della approvazione della legge, è augurabile che si abbia la forza e il buon senso di costringere i quattro “condottieri” a tornare con i piedi per terra.

La convinzione che Zanda, Finocchiaro, Marcucci e maria Elena Boschi siano talmente bravi da poter svolgere nella vita anche ruoli diversi dagli attuali rende assolutamente tranquilli, come tranquilli dovrebbe rendere l’ipotesi che debbano essere scelti altri per cercare di rimediare ai guasti prodotti. A meno che nel Pd non siano diventati davvero maggioranza coloro che ritengono che si possa procedere su percorsi che di sconfitta in sconfitta portano alla vittoria.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

 

 

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