giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

COPPIA DI FATTO
Pubblicato il 23-02-2016


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Fiducia e stralcio della “stepchild adoption”. Il gruppo del Pd del Senato ha confermato la linea dettata dal presidente del consiglio per uscire dalla empasse sulle unioni civili. Una decisione presa senza un voto finale ma sancita da una condivisione emersa dal dibattito. Cosa curiosa a dire il vero, come se votare fosse diventato un elemento secondario. Ora il testo viene riscritto togliendo le parti particolarmente ostiche ai centristi di Alfano e incluse di un nuovo testo di legge dedicato. Insomma Renzi ha dovuto cedere alle pressioni interne ed esterne e scegliere una strada che a molti fa storcere il naso. Infatti tra i sostenitori della “stepchild adoption” è forte il timore che una volta stralciata, la norma rischia di essere sepolta nei polverosi archivi parlamentari.

Ora l’impegno del governo è di non stravolgere il testo Cirinnà, recepire le modifiche di Lumia già condivise nel gruppo e stralciare dal testo il tema adozioni. Intanto Matteo Renzi ha replicato duramente al Movimento Cinque stelle accusandoli di non essere affidabili e ha tirato dritto nella strada dell’accordo di maggioranza con Ncd anche dopo la bocciatura da parte di Pietro Grasso dei ‘canguri’. Il presidente del Senato ha infatti definito inammissibili i sette emendamenti premissivi al ddl Cirinna’, i cosiddetti super-canguri. Tali emendamenti sono stati “tollerati in rare occasioni da altre Presidenze” come “reazione proporzionata della maggioranza rispetto a ostruzionismo esasperato”.

“Nonostante le difficoltà dei numeri in Senato dobbiamo andare avanti sul tema dei diritti”, ha detto Renzi all’assemblea Pd al Senato. “Sul maxiemendamento con fiducia possiamo approvare la legge al Senato in massimo una settimana e in due mesi alla Camera”. L’emendamento del governo alla legge sulle unioni civili sarà presentato, con ogni probabilità, domani in Aula al Senato e il voto di fiducia sarà presumibilmente giovedì. A quanto si apprende, i senatori più convinti del ddl Cirinnà hanno sottolineato l’esigenza di evitare ulteriori ritocchi al testo. Contestualmente, dal premier è emersa l’indicazione di assegnare alla responsabile Welfare del partito, Micaela Campana, la responsabilità della riforma delle adozioni.

“Il Governo – ha spiegato il capogruppo Pd al Senato Zanda – impegna la fiducia, a testimonianza dell’importanza del provvedimento e di quanto tenga a questo percorso, a questa stagione di diritti. Avevamo immaginato un percorso parlamentare, che si è interrotto perché M5S ha cambiato improvvisamente linea e questo ha messo a forte rischio il provvedimento. Questa strada mette in sicurezza le unioni civili riconoscendo diritti a chi finora non ne ha avuti”. Dal Movimento 5 Stelle la richiesta di voto di fiducia viene definita ingiustificabile. “Grasso ci ha detto che gli emendamenti saranno tra i 400 e i 500 e i voti segreti solo 5 o 6. Ci sono tutte le condizioni per votare in Aula le unioni civili. Il M5S garantisce il suo sì al 100%” ha detto la grillina Nunzia Catalfo.

Per Monica Cirinnà “è un punto di forza che il governo metta la fiducia e metta a rischio la sua stessa esistenza per questa legge. Nessun accordo al ribasso, il Vietnam di emendamenti e voto segreto mettono a rischio la vita delle persone”. Parlando dei 5 Stelle ha aggiunto: “E’ bene ricordare che la posizione di M5S in 10 giorni è passata dal sostegno pieno alla legge, al voto di coscienza, al no al canguro, alla richiesta del voto in aula e ora, ma solo per ora, nuovamente al sì alla legge. Quale affidabilità possono garantire? Nessuna”. Stesso concetto quello espresso da Marcucci del Pd: “Abbiamo provato a far votare la stepchild con il ‘canguro’ ma il M5s ha detto no. Ora salviamo le unioni civili con l’emendamento del Governo”.

Infine i centristi, unici vincitori di questo braccio di ferro, chiedono con Afano ulteriori limature e ritocchi al testo anche se Alfano ha sottolineato di essere “sulla strada buona”. Insomma ancora una soluzione confusa, non lineare, che purtroppo sposta l’asse verso posizioni centriste non solo sul fronte economico ma anche su quello dei diritti e regala ad Alfano un ruolo che non aveva mai avuto fino ad ora.

Ginevra Matiz

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