sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IN ORDINE SPARSO
Pubblicato il 19-02-2016


Renzi vertice UE BruxellesDi fatto non si è deciso quasi nulla nel vertice europeo sulla crisi dei migranti e ognuno sembra andare per la sua strada. L’Ungheria ha deciso di chiudere tre valichi con la Croazia, l’Austria ha fatto partire il tetto agli ingressi e la Germania minaccia rappresaglie se i Paesi confinanti cerccheranno di scaricarle addosso tutto il peso dei disperati in fuga da guerre e fame.

La minaccia del premier italiano Matteo Renzi di tagliare i fondi europei a quei Paesi, soprattutto dell’Est, che bloccano i ricollocamenti dei migranti rappresenta “un ricatto politico” ha detto il portavoce del governo ungherese di Viktor Orban, Zoltan Kovacc. L’Ungheria, ha ribadito il portavoce commentando le parole di ieri di Renzi al Consiglio europeo a Bruxelles, si oppone al sistema di quote per la ridistribuzione dei profughi all’interno dell’Unione europea.

Nel documento finale messo a punto nella notte a Bruxelles durante il vertice del Consiglio europeo si prende atto che “la Turchia ha adottato misure per attuare il piano d’azione, segnatamente per quanto concerne l’accesso dei rifugiati siriani al mercato del lavoro turco e la condivisione dei dati con l’Ue”. Si ‘prende atto’ insomma sperando che la situazione si risolva da sé. E ancora: “Dobbiamo pervenire – scrivono nel documento – a una riduzione sostanziale e sostenibile del numero di ingressi illegali nell’Ue dalla Turchia”.

Siamo insomma a una dichiarzione di intenti e di buone speranze lascuiando che alla capacità contrattuale degli attori in gioco il compito di sciogliere i nodi.

Il ‘tetto’ austriaco
Da oggi in Austria è entrato in vigore il limite di 80 richieste di asilo al giorno che si assomma ai 3.200 rifugiati in transito verso altri Paesi. Su queste misure si è consumato un duro scontro tra Vienna e l’Ue con il Consiglio europeo che ha definito “illegali” le misure sui tetti giornalieri sull’accoglienza e sul transito dei richiedenti asilo, una condanna che comunque non ha fermato la decisione austriaca.

Il comportamento di Vienna, che sembra influenzato fortemente dalle pressioni politiche dell’estrema destra che in questo Paese ha avuto già una crescita preoccupante, ha creato imbarazzo e forti preoccupazioni negli altri Governi e soprattutto in quello greco che teme “un effetto domino”.Le rotte dei migranti

Tsipras ha fatto di tutto per ottenere un aiuto a sostenere l’impatto dell’enrome flusso di migranti che arriva dalla Turchia. Dopo aver parlato con la cancelliera Angela Merkel in un bilaterale mattutino Alexis Tsipras ha minacciato di usare l’arma del veto e di bloccare l’accordo con il premier Cameron sulle condizioni di permanenza del Regno Unito nella Ue. Atene ha chiesto, ma apparentemente ottenendo pochi impegni ufficiali dai Governi dei Ventotto, di non chiudere unilateralmente le proprie frontiere fino al 6 marzo e specialmente la frontiera con la ex Repubblica jugoslava di Macedonia. La questione resta così di fatto in sospeso fino al 6 marzo, quando si terrà il vertice straordinario Ue-Turchia sull’immigrazione.

La paura dei greci
Il Governo greco, alle prese con una drammatica crisi economica, deve anche fronteggiare la pressione dei migranti e per corrispondere alle richieste europee deve terminare la costruzione degli hotspot nelle isole, dove sono in funzione 4 dei 5 centri di riconoscimento ed identificazione promessi. Sull’isola di Kos la popolazione protesta e chiede un referendum prima di aprire il centro di accoglienza che, temono gli abitanti, potrebbe allontanare i turisti tagliando l’unica risorsa vera di cui dispongono per sopravvivere.

La Commissione europea ha posto ad Atene un ultimatum: entro tre mesi dovrà mettersi in regola e riuscire a prendere le impronte a tutti i migranti. In caso contrario si chiuderebbero i confini della confinante ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la porta della cosidetta ‘via balcanica’ verso il nord Europa, lasciando passare solo i profughi che provengono da Paesi in guerra, cioè siriani, afghani e iracheni. Gli altri resterebbero in Grecia. Insomma il timore di Atene è che con la chiusura delle frontiere, la Grecia divenga un gigantesco campo profughi, in un “cimitero di anime”, come ha detto il ministro ellenico per l’immigrazione Mouzalas.

La Germania minaccia rappresaglie
Il ministro dell’interno di berlino, Thomas de Maizière, ha ammonito i Paesi europei dall’adottare misure che vadano a scapito della Germania “Troveremmo inaccettabile che alcuni Paesi dovessero tentare di trasferire i problemi comuni unilateralmente sulle spalle dei tedeschi. [Questo] sarebbe alla lunga non senza conseguenze”. Berlino vuole una soluzione europea “fintanto che sarà possibile attenersi a Schengen” e non ha gradito la decisione di Vienna di mettere delle quote giornaliere all’ingresso dei migranti accrescendo così la pressione sui paesi confinanti.
Quanto all’Ungheria, questo Paese ha deciso di chiudere da domenica i suoi tre passaggi di frontiera ferroviari con la Croazia. Per il momento è previsto che questa misura duri 30 giorni. Nella disposizione firmata dal ministro dell’Interno Sandor Pinter, l’iniziativa è motivata con “l’interesse della sicurezza pubblica”. I passaggi di frontiera interessati sono quelli di Murakeresztur-Kotoriba, Gyekenyes-Koprivnica e Magyarboly-Beli Manastir.

Quanto all’altro tema, il referendum in Gran Bretagna sull’uscita dall’Unione, la discussione si è trascinata per tutto il giorno ma, secondo quanto riferiva nel tardo pomeriggio un funzionario europeo, ci sono “buone chances” che i leader europei riescano a raggiungere questa sera un accordo con la Gran Bretagna che eviti la Brexit, ovvero ne permetta la permanenza nell’Unione europea. “Ci sono dei progressi su gran parte delle questioni, ma altre sono ancora aperte” nelle trattative sulle concessioni che l’Ue dovrebbe offrire alla Gran Bretagna per permettere al premier David Cameron di difendere l’adesione del Paese al blocco europeo.

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