giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Walesa spia comunista: verità o fango dalla destra?
Pubblicato il 23-02-2016


Lech Walesa durante gli scioperi dei cantieri navali di Danzica nel 1980

Lech Walesa durante gli scioperi dei cantieri navali di Danzica nel 1980

Negli ultimi giorni, sui siti di tutto il mondo, è balzata la notizia che Lech Walesa, lo storico leader del sindacato Solidarność, che ebbe il merito di far implodere il regime comunista in Polonia, sarebbe stato un informatore dei servizi segreti comunisti. Le prove sarebbero contenute in alcuni documenti trovati nella casa della vedova del generale Czeslaw Kiszczak, l’ultimo ministro degli interni del regime comunista, morto nel novembre del 2015, e sarebbero ora nelle mani dell’Istituto della Memoria Nazionale, che ha dato la notizia. In particolare, si tratterebbe di un dossier contenente l’impegno scritto del giovane sindacalista a collaborare con i servizi sotto lo pseudonimo di Bolek e una cartella con 279 pagine riguardanti i report di Bolek sui suoi colleghi ai cantieri navali di Gdansk, prodotti tra il 1970 il 1976.

Queste rivelazioni hanno avuto un grande eco nel mondo, dato l’unanime riconoscimento verso un uomo che, insieme al resto del gruppo dirigente di Solidarność, è considerato l’artefice del crollo del regime comunista in Polonia (e non solo). Walesa, proprio nel pieno delle proteste sindacali contro il regime, ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1983 e fu Presidente della Repubblica dal 1990 al 1995, negli anni della transizione alla democrazia. Da allora, ha molto ridotto il suo ruolo politico, anche a seguito della spaccatura di Solidarność in due forze politiche oggi contrapposte, il partito di centrodestra Piattaforma Civica (da cui proviene l’attuale presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk), e il partito ultracattolico di destra Diritto e Giustizia, PiS, fondato dai gemelli Kaczyński e oggi al governo.

Proprio nell’attuale situazione politica del Paese va rintracciato il contesto delle accuse a Walesa. Negli ultimi mesi, il PiS ha instaurato un clima oppressivo, approvando leggi che riducono sensibilmente l’autonomia della Corte costituzionale e della tv pubblica. Walesa ha espresso delle critiche verso il governo e la rivalità tra Walesa e i gemelli Kaczyński è storia vecchia: non stupirebbe, dunque, se dietro queste accuse ci fosse la mano di Jarosław Kaczyński, leader del PiS (il gemello Lech, allora presidente, è morto in un incidente aereo nel 2010). D’altronde, l’Istituto della Memoria Nazionale, che ha in mano i documenti, è molto vicino al governo, un governo che non ha fatto mistero della sua avversità verso chi ha condotto la transizione alla democrazia.

È giusto ricordare che non è la prima volta che Walesa viene accusato di aver avuto rapporti con i servizi segreti comunisti. Anni addietro, l’interessato ha dapprima negato, poi ha ammesso di essere stato costretto a firmare un documento di collaborazione, senza però poi farne seguito con azioni o con report. Non bisogna dimenticare il clima di controllo poliziesco che vigeva negli anni ’70 in Polonia, in cui era frequente essere costretti, sotto minaccia, a firmare documenti e dare sostegno al regime. Alla luce di questo, e premesso che è giusto sapere di più su una figura storica importante come Lech Walesa, è necessario che questo avvenga in modo serio, e non alla stregua di una destra reazionaria che vuole far tacere le voci di dissenso.

Riccardo Celeghini

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