martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Wikileaks. Obama, tutela privacy anche per gli ‘alleati’
Pubblicato il 25-02-2016


La rete Echelon

La rete Echelon

Il presidente Usa Barack Obama ha firmato una legge che estende la protezione della privacy “non solo ai cittadini americani ma anche a quelli stranieri” dei Paesi alleati, che potranno fare causa al governo degli Stati Uniti se i loro dati saranno svelati in modo illegale. La legge è stata battezzata ‘Judicial Redress act bill’ ed è stata sostenuta al Congresso da un largo schieramento bipartisan anche se è un po’ come chiudere la ‘stalla dopo che i buoi sono fuggiti’. La ragione di questa legge è infatti nello scandalo provocato dalle rivelazioni – benedette – di Edward Snowden, la talpa all’interno dello spionaggio americano che ha reso pubbliche – ma ancora non ha finito – una montagna di intercettazioni illegali della NSA, la National Security Agency, la più potente agenzia di spionaggio al mondo.

La ‘Judicial Redress act bill’ costituisce il secondo passo che la Casa Bianca fa per arginare lo sconcerto provocato nei governi alleati dalla conferma di sospetti di vecchia data. Nel 1998, dopo una serie di articoli di stampa e una commissione di inchiesta del Parlamento europeo istituita due anni dopo, emerse il sistema ‘Echelon’, una struttura di spionaggio elettronico che aveva basi anche in Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda, in grado di intercettare e setacciare qualunque trasmissione elettronica e che serviva non solo a scopi militari, come pretendeva di far credere il governo americano, ma soprattutto a fini commerciali, ovvero per dare un ‘aiutino’ alle industrie statunitensi a battere la concorrenza europea e del resto del mondo.

Per questa ragione venne varata un’altra legge, la ‘Us Freedom Act’ dopo il Datagate di Snodwen, che vietava la ‘pesca a strascico’ ovvero toglieva alla Nsa la possibilità di raccogliere indistintamente i dati telefonici di milioni di americani (e non solo) e di conservarli nei suoi database per utilizzarli quando necessario.
Il sistema, concepito come Echelon, per trovare le tracce di terroristi e ‘nemici’ di ogni genere, rafforzato enormemente nell’era Bush jr. dopo gli attentati delle Twin Towers, si prestava ovviamente a forzature per scopi diversi come si comprese subito quando emersero i nomi di alcune ‘vittime’ illustri dello spionaggio elettronico come Capi di Stato e di Governo di Paesi alleati che certamente non potevano avere alcun ruolo nel terrorismo internazionale.

La questione è tornata prepotentemente di attualità tre giorni fa, quando dal Wikileaks (wiki, parola hawaiana che sta per ‘veloce’ e che ha battezzato l’enciclopedia Wipedìa e l’inglese ‘leaks’ che sta per ‘perdita’, ‘fuga’, ndr) è emerso che nel 2011 nel sistema NSA erano finite anche le telefonate dello staff di Silvio Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, e della cancelliera Angela Merkel.

Perché le antenne americane si occupavano di quelle telefonate? Le risposte possibili sono molteplici, ma alcune possono essere inquietanti alla luce dei rapporti dell’Ue con la Russia o della trattativa per il Ttip, l’accordo sul libero scambio tra Ue e Usa, che a detta dei suoi detrattori, assegna tanti vantaggi ai produttori americani a danno dei consumatori europei, soprattutto in termini di qualità e sicurezza degli alimenti.

Obama ha definito la legge che protegge la privacy dei cittadini, una misura chiave per tutelare i dati dei consumatori e che contribuirà, rassicurando gli stranieri, a favorire lo sviluppo economico degli Usa. La Casa Bianca ha varato prima di questa anche un’altra legge per vietare la tasse sull’accesso internet, un “altro passo” – ha spiegato Obama – nell’epoca dell’informazione per “garantire che anche se proteggiamo la sicurezza del popolo americano, siamo pure consapevoli della privacy che amiamo così tanto”. La privacy anche nostra, dice oggi, non solo quella degli americani. Ci crediamo, ma solo fino al prossimo scandalo.

Carlo Correr

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