venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

8 marzo. Europa, gap salari uomini-donne al 16,1%
Pubblicato il 07-03-2016


Istat-lavoro-donne-giovaniIl sistema di rilevazione statistica europea Eurostat, ha scelto di festeggiare l’8 marzo, Festa della donna, diffondendo i dati relativi alle retribuzione nel Vecchio Continente per segnalare che tra uomini e donne c’è uno scarto medio pari al 16,1%, ovviamente a favore degli occupati di sesso maschile. La buona notizia è che in Italia, una volta tanto, stiamo meglio della media europea e la differenza negativa a sfavore delle donne si ferma al 6,5%, ma in realtà come ha rilevato Pia Locatelli, intervenendo a Budapest alla conferenza organizzata dalle donne del Partito socialista ungherese “EQUAL PAY FOR EQUAL WORK” , “si tratta di dati falsati che non tengono conto del fatto che nel nostro paese meno di una donna su due è presente nel mondo del lavoro”.
“Non solo – ha aggiunto – se guardiamo alle donne che lavorano sono in percentuale molto più istruite degli uomini, basti pensare che solo 19% delle occupate possiede solo la licenza elementare, contro il 49% degli uomini”. Quindi maggiore istruzione che però non corrisponde a uguali stipendi.

Il gap, sia per lo stipendio che nella scelta o meno del part-time, che aumenta con il numero di figli, è insomma ancora molto forte,  il nostro è dunque tra i Paesi ‘virtuosi’ solo apparentemente perché lo scarto salariale minore è frutto di dati grezzi, che non tengono conto delle reale situazione del Paese.

In media nell’Ue una donna a pari mansioni di un uomo guadagna il 16,1% in meno (cifre 2014): i paesi che più discriminano sono Estonia (28,3%), Austria (22,9%), Repubblica ceca (22,1%), Germania (21,6%) e Slovacchia (21,1%).

Le donne lavorano inoltre molto più part-time che gli uomini, e più hanno figli più aumentano i part-time: la media Ue registra il 20% di donne che lavorano a tempo parziale, percentuale che sale al 31,% con un figlio, a 39,2% con due e a 45,1% con tre o più. Per gli uomini, invece, è dell’8,2% per chi è senza figli, e scende a 5,1% con un figlio, 4,8% con due mentre sale a 7% con tre o più. L’Italia si situa sopra la media Ue ma in posizione intermedia, con 27,8% per le donne senza bambini, al 35,7% con uno, al 42,1% con due e al 45,1% con tre o più. I Paesi in cui è più alta la correlazione donna-madre-riduzione del tempo di lavoro sono la Germania (25,3% di part-time per le tedesche senza figli, che schizza a 59,4% quelle con un figlio, 74,6% con due, 77,8% con tre o più), poi Austria (rispettivamente 28,9%, su a 57,8%, 73,1% e 73,2%), Gran Bretagna (16,3%, poi 44,5%, 58,2% e 62%) e Olanda (53,6%, e su a 78,7%, 86,1%, e 87,3%).

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