sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Teatro Costanzi, Benvenuto Cellini conquista il pubblico
Pubblicato il 25-03-2016


Benvenuto CelliniCon un allestimento imponente, rutilante nei costumi e mastodontico nelle architetture sceniche, il Teatro Costanzi ha offerto al pubblico romano un’opera eccezionale che mancava in cartellone dalla stagione 1994/’95, rappresentata allora con la regia di Gigi Proietti.

Con voci splendide e spumeggianti martedì scorso il debutto di Benvenuto Cellini, in prima nazionale con repliche fino a domenica 3 aprile, è avvenuto con la nuova regia di Terry Gilliam. L’opera  è incontenibile per dinamicità registica e bravura di tutti i cantanti/attori che si avvicendano sul palcoscenico, coreografando gesti e simbologie velocemente come  “la neve quando il turbo spira”, per dirla con l’estro poetico  di Dante.

Abbiamo assistito alla replica di ieri sera e francamente a questo Hector Louis Berioz, compositore francese di grande  talento,  si “rimprovera” di non essere italiano, perché per sanguignità e forza proiettiva questo Cellini doveva parlare italiano e non francese: la sovratitolatura in inglese e italiano questa nostalgia la diffonde tutta.

Composta tra il 1834/’38 su libretto di Léon de Wailly e Henri Auguste Barbier, per l’edizione romana si avvale della bacchetta di Roberto Abado. La partitura  è stata in parte riveduta e compressa, nonostante le 3 ore e mezza,  con un solo intervallo, siano una dura prova per gli anziani presenti e per i bisogni fisici che inevitabilmente l’età comporta.

Ma si “soffre “ volentieri ascoltando un cast eccezionale con John Osborn reduce dai successi di Londra, New York e Vienna, nei panni del cesellatore fiorentino, sfrontato che ostenta tutta la sua arroganza e virilità. Mariangela Sicilia, giovane artista al suo esordio romano è Teresa, bella e disinvolta, più volte applaudita. Figlia di Giacomo Balducci (Nicola Ulivieri), segretario del  papa  è stata promessa in sposa allo scultore Fieramosca (Alessandro Luongo).

Benvenuto Cellini 2Il cast è unico e questo è un segno di come l’opera sia articolata e difficile nel tenere insieme movimentazione dei personaggi e intesa scenica,  eludendo per una perfetta coralità esecutiva ogni cambiamento di interpreti.  Ascanio (Varduhi Abrahamyan),  Papa Clemente VII / Cardinal Salviati (Marco Spotti), Pompeo (Andrea Giovannini), Francesco (Matteo Falcier), Taverniere (Vladimir Reutov), Bernardino (Graziano dalla Valle) bravissimi nella loro parte, per nulla impressionati da quanto avviene intorno in pieno carnevale romano: saltimbanchi, giocolieri da piazza e maschere ammiccanti offrono palese carnascialità, tutta da ridere ed applaudire.

La storia, complessa ed articolata, ha come perno centrale la realizzazione  del Perseo che uccide la Medusa. Clemente VII ha affidato il compito a Cellini, orafo e cesellatore finissimo ma irruento e di pessimo carattere, al  quale viene contrapposto dal  padre dell’innamorata il mediocre scultore Fieramosca, promesso sposo della figlia. Durante la fusione bronzea il crogiolo si raffredda e manca metallo per portare a termine la statua che tutti attendevano. Con il contributo del vasellame dei cittadini e gli stessi oggetti preziosi dello scultore il progetto va felicemente in porto: Teresa e Cellini infine coronano il loro amore.

La vicenda si svolge quasi tutta all’interno della fonderia ove  esplode  il corpo del Perseo,  fresco di fusione, vicino alla testa della medusa fra lo stupore di tutti per la mirabile opera a cui è stata data vita e storia.

Uno spettacolo quasi circense, in alcuni momenti rallegrato da scherzi e trovate che animano il carnevale in corso. Senza la geniale coreografia di Leah Hausman (coregista)  e gli insostituibili costumi di Katrina Lindsay la rappresentazione avrebbe avuto metà successo, senza togliere nulla ad una musica egregia e ad un’esecutività superba da parte di tutti.

Guerrino Mattei

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