martedì, 6 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Brasile. Su Lula scontro aperto magistratura-governo
Pubblicato il 17-03-2016


La nomina a “Ministro-Chefe da Casa Civil” (qualcosa di simile ad un Primo Ministro), dell’ex-Presidente Lula, è stata poco fa impugnata e sospesa “provvisoriamente” da un giudice federale, Itagibá Catta Preta Neto. Secondo il magistrato la nomina dell’Ex Presidente rappresenta un rischio per il procedere delle indagini sul suo conto. L’esecutivo ha già presentato un ricorso. La grave decisione del giudice è stata preceduta da manifestazioni e scontri tra manifestanti pro e contro Lula in un clima che ricorda quello di ‘Mani Pulite’.


 

Brasile scontri tra polizia e manifestanti pro e contro Lula

Brasile scontri tra polizia e manifestanti pro e contro Lula

L’instabilità politica che da anni agita il Brasile si è tramutata, negli ultimi giorni, in una profonda e pericolosa crisi istituzionale.

Il déjà-vu rispetto agli anni di Mani Pulite è inevitabile: il Paese è in recessione ed i suoi asset principali sono oggetto di indicibili appetiti mentre una classe politica screditata e logora è oggetto di un selvaggio assalto alla diligenza da parte di una magistratura spregiudicata e apertamente spalleggiata dai media.

A questa situazione, di per se critica, si è andato ad aggiungere un incendiario cortocircuito istituzionale tra poteri dello Stato. Mentre il legislativo (ricorda qualcosa?) si è pavidamente ritirato davanti all’avanzare delle inchieste, che coinvolgono praticamente l’intero arco parlamentare, sono l’esecutivo guidato da Rousseff ed il sistema giudiziario i protagonisti dello scontro.

Nella giornata di ieri Dilma Roussef ha nominato l’ex-Presidente Lula “Ministro-Chefe da Casa Civil” (qualcosa di simile ad un Primo Ministro).

La nomina ha due obiettivi. Il fine principale è il trasferimento delle indagini su Lula dalla magistratura ordinaria (e quindi dall’osannato magistrato Sergio Moro, ammiratore dichiarato di Di Pietro) al Supremo Tribunal Federal, come previsto dalla costituzione per tutti i membri del governo. La mossa di Lula e Rousseff è però anche il primo passo per le prossime elezioni presidenziali (anticipate?), in cui proprio Lula, salvo clamorose sorprese giudiziarie, potrebbe essere candidato.

La risposta di Sergio Moro non si è fatta attendere. Il magistrato di Curitiba, responsabile dell’inchiesta Lava Jato, ha inviato ai media il file audio dell’intercettazione (per altro illegale) di una conversazione tra Lula e la Presidente della Repubblica, avvenuta il giorno stesso. Lo scontro tra magistratura e esecutivo targato PT non sembra aver più alcun limite, né legale né etico, nel momento in cui un magistrato arriva a rendere pubbliche intercettazioni illecite di conversazioni della Presidente in carica.

I fatti degli ultimi giorni, dall’accompagnamento coatto di Lula per un interrogatorio (che ha coinvolto centinaia di poliziotti armati di mitragliatori) alla pubblicazione delle intercettazioni, hanno surriscaldato il clima nelle strade. Oggi a Brasilia ci sono stati tafferugli tra manifestanti pro e contro davanti alla sede della presidenza della Repubblica e manifestazioni a Rio de Janeiro e per le vie di San Paolo mentre le tv mostrano cortei in varie altre città del Paese. Nella notte alcune migliaia di persone hanno bloccato l’avenida Paulista, il salotto buono di San Paolo, scandendo slogan contro Lula e Dilma. I mercati reagiscono intanto in maniera sempre più scomposta alle convulsioni politico-giudiziarie degli ultimi giorni.

La posta in gioco è alta e non si vede all’orizzonte una possibile soluzione della crisi che sta scuotendo il gigante sudamericano.

Riccardo Galetti
Responsabile Esteri Federazione dei Giovani Socialisti

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Il Brasile deve assolutamente tornare sotto il tallone del FMI. E la Petrobras, una delle maggiori aziende petrolifere del mondo, deve essere “privatizzata” a favore dei magnati della speculazione finanziaria. Con le buone o con le cattive. Dai “militari” siamo passati ai magistrati, ma la tecnica sempre quella è. L’infame dottrina Monroe purtoppo è ancora una delle stelle polari della politica americana.

Lascia un commento