giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

COLPITA AL CUORE
Pubblicato il 23-03-2016


I morti del duplice attacco terroristico di ieri a Bruxelles è salito a 32 – e tra questi potrebbe esserci anche Patricia Rizzo, impiegata presso la Commissione europea – col ritrovamento di un altro cadavere nell’aeroporto mentre i feriti sono 270.

Patricia Rizzo

Patricia Rizzo

Cerimonie e manifestazioni di cordoglio si susseguono in Belgio e in tutta Europa perché una cosa è chiarissima, il messaggio che i terroristi dell’Isis volevano lanciare colpendo l’aeroporto di Zaventem e la metropolitana alla fermata utilizzata per raggiungere le sedi della Ue, era diretto proprio all’Europa, anzi al cuore dell’Europa. Il momento per l’Isis si è fatto delicato perché sta subendo una serie di cocenti sconfitte sul piano militare: ha perso il 40% del territorio che aveva conquistato in Iraq e il 20 di quello preso in Siria e circa diecimila uomini del suo esercito. Ma soprattutto il processo sembra inarrestabile da quando la coalizione internazionale sembra aver preso coscienza dell’entità del problema e, pur tra mille ritardi e incomprensioni, sta accrescendo la sua pressione armata. Per l’Isis ogni sconfitta, anche quella cocente subita con l’arresto di Abdel Abdeslam, è un colpo durissimo alla sua capacità di fare proseliti, di spacciare una sorta di sacra ‘invincibilità’. Ma proprio per queste ragioni però c’è da aspettarsi una reazione furibonda, anche se di livello inferiore a quello del 13 novembre parigino con l’assalto a molteplici obiettivi.

Il commando che ha colpito all'aeroporto di Zaventem

Il commando che ha colpito all’aeroporto di Zaventem

Indagini
I terroristi direttamente coinvolti negli attentati di ieri a Bruxelles sono quattro. Di questi tre sono morti facendosi esplodere mentre il quarto – l’uomo con il giubbotto bianco e il cappello nella foto diffusa dalla polizia, Najim Laachraoui, – è in fuga. Questa mattina si era sperato per un breve tempo che un sospetto terrorista fosse proprio lui, il probabile artificiere del gruppo, ma la notizia è stata smentita.
Dei tre kamikaze, due sono stati identificati, sono i fratelli Khalid e Ibrahim El Brakraoui, brussellesi: Ibrahim, che si è fatto esplodere all’aeroporto Zaventem e Khalid, che invece si è ucciso nella metropolitana a Maelbeek nel secondo vagone di un treno che proveniva dalla stazione di Schuman, che serve le sedi della Commissione e del Consiglio europei, nonché di altre istituzioni. Il secondo kamikaze dell’aeroporto (quello a sinistra nella foto), in fuga, non ha ancora un nome.
Una notizia in queste ore getta pesanti ombre sulle capacità dei belgi di combattere il terrorismo.  Ibrahim Bakraoui, il kamikaze di Zaventem, sarebbe stato già fermato in Turchia e segnalato come foreign fighter, ma rilasciato dalla polizia del Belgio.

 L'artificiere del commando?

Najim Laachraoui. L’artificiere del commando?

Il covo dei terroristi è stato ritrovato nella zona di Schaerbeek, grazie al tassista che ha portato i tre all’aeroporto. L’uomo era rimasto sorpreso perché non gli avevano lasciato toccare le loro valigie. Nell’appartamento è stato trovato un arsenale per confezionare ordigni esplosivi con 15 kg di esplosivo di tipo Tatp, confezionato con prodotti chimici di facile reperibilità, che è lo stesso utilizzato negli attentati di Parigi.
Secondo un esperto belga dell’antiterrorismo, probabilmente la decisione di colpire è stata accelerata per l’arresto di Abdelslam e gli obiettivi forse inizialmente scelti non sono quelli poi colpiti, l’aeroporto e la metropolitana.

Le misure di sicurezza
Da ieri Bruxelles è a livello 4 di allerta, il massimo. Le scuole hanno aperto regolarmente e la maggior parte dei trasporti pubblici funziona. L’aeroporto è chiuso fino a domani e in quello di Charleroi, il secondo scalo della capitale, c’è stato un falso allarme bomba (uno anche all’eroporto romano di Fiumicino).
La presidenza di turno, olandese, dell’Unione europea sta preparando una convocazione per venerdì di una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dedicata all’emergenza terrorismo, ma mentre in Europa si fatica a condividere le informazioni dei servizi segreti e della polizia – l’Italia chiede inascoltata una superprocura antiterrorismo – la misura più pesante è stata presa dagli Stati Uniti con un avviso emesso dal Dipartimento di Stato per sconsigliare gli americani dal venire nel Vecchio Continente. Per gli Usa esiste infatti una minaccia concreta e a ‘breve termine’ di nuovi attentati che avrebbero per obiettivo ovviamente non solo le sedi istituzionali, ma anche i trasporti e i luoghi frequentati dai turisti. Una decisione inquietante con pesanti riflessi economici e anche psicologici sull’atteggiamento dell’opinione pubblica europea.

I dubbi
Perché in Belgio? Perché i terroristi del 13 novembre parigini venivano dal Belgio? Fioriscono le domande, e le polemiche, sulla tenuta dei sistemi di sicurezza del Belgio. Terroristi fermati più volte e rilasciati; terroristi che sono rimasti nascosti a casa loro – Abdelslam era dalla mamma – e che hanno continuato a essere ospitati nel loro quartiere godendo di tantissima complicità; polizie – ben sei – che non si parlano letteralmente tra loro, divise come sono anche dalla lingua, francese e fiamminga. Il quadro del dopo-attentato dipinge uno Stato che qualcuno definisce ‘fallito’, incapace di integrare le diverse e numerossissime etnie, culture e religioni, terreno ideale di cultura e sviluppo del terrorismo.

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