domenica, 26 giugno 2016
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Opinioni e commenti
 

Buona Pasqua anche ai musulmani
Pubblicato il 26-03-2016


Pur non essendo cattolico ci tengo, in nome della nostra cultura, a festeggiare il Natale e la Pasqua. E ad onorare Gesù Cristo e il suo messaggio di giustizia e di tolleranza. Penso che questo messaggio terreno debba coinvolgere anche coloro che legittimamente sono ispirati da altre fedi religiose o non ne hanno alcuna. Per questo, in nome degli ideali di giustizia e tolleranza, auguro buona Pasqua anche ai musulmani.

Proprio oggi Galli della Loggia scrive parole sagge e pienamente condivisibili sul Corriere, affrontando, più o meno come ha fatto nella sua già richiamata intervista Tony Blair, il comportamento che l’Europa, e dunque l’Italia, dovrebbe assumere nei confronti della popolazione mussulmana e approfondendo il concetto stesso di integrazione. Parto da un ricordo personale. Come amministratore del Comune di Reggio Emilia mi è capitato di dare più volte la cittadinanza italiana a donne di origine araba, africana e mediorientale. Talune donne non riuscivano, dopo quasi dieci anni di residenza italiana, a leggere le due righe richieste per il giuramento

Possibile? Dove e come avevano vissuto? Segregate e oscurate da ogni notizia, senza comprendere il linguaggio della televisione, senza leggere un libro e un giornale? Noi possiamo accettare, in nome del rispetto per le altre tradizioni e religioni, che una moglie venga trattata cosi da un marito, che una figlia non abbia la libertà di frequentare i suoi coetanei, che sia costretta in molti casi, purtroppo, ad accettare matrimoni combinati, che qualcuna sia addirittura sottoposta al sadico rito dell’infibulazione? Cos’è l’integrazione della quale giustamente si fa un gran parlare? È un lasciar fare senza salvaguardare i valori della nostra civiltà che si fondano sul rispetto della libertà e della parità tra uomo e donna peraltro faticosamente conquistato e per la verità non sempre anche da noi rispettato? E’ un compromesso, una sorta di mediazione tra culture differenti? O è invece, come io credo, l’ingresso di popolazioni che provengono da altre culture in quella della libertà e della tolleranza? Non è, come io penso, un lavoro continuo di educazione dei musulmani al culto della libertà?

Se io sono tollerante lo devo essere anche con gli intolleranti, si chiedeva Popper? No, assolutamente, perché se no gli intolleranti distruggeranno la tolleranza, rispondeva. Io posso essere in pace con coloro che mi hanno dichiarato guerra, aggiungo io? No, altrimenti la guerra la vinceranno coloro che me l’hanno dichiarata. Poi si discuterà del modo migliore per combatterla. Questo mi porta a dire che noi dobbiamo mettere in campo, come ci invitano a fare all’unisono Blair e oggi anche Galli della Loggia, una vigilanza continua, e magari anche varare una apposita legislazione, per fare in modo che nella nostra comunità non si annidino e proliferino sacche di violenza, utilizzando certo l’autorità, ma anche la scuola. Per farlo non basta la buona cultura, la buona educazione, però. Noi dobbiamo in tutti modi evitare di sentirci in pace con coloro che ci vogliono uccidere, conquistare, convertire. E dobbiamo demolire, assieme ai musulmani liberali e pienamente integrati nella nostra civiltà, quel fondamentalismo che ci riporta troppo indietro. Sarò ripetitivo, ma nella civiltà del medioevo dei diritti io non ci voglio proprio vivere e vorrei che non ci vivessero nemmeno i miei figli e i miei nipoti.

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Commenti all'articolo
  1. Potrei anche sbagliarmi, ma se non ricordo male, durante tutto il “medioevo” il nostro Paese è stato attraversato da una moltitudine di mercanti, viaggiatori, pellegrini, provenienti da oltre frontiera – a parte coloro che venivano con intenti bellicosi – che vi trovavano ospitalità ed accoglienza, a condizione che non contravvenissero a costumi e leggi vigenti nelle entità politiche che allora componevano il Belpaese.

    Del resto, da quanto se ne sa, ognuno di quei “pezzi” d’Italia aveva una forte identità, e chi ne varcava i confini era probabilmente indotto a rispettarla, pur portandosi dietro la propria cultura, la quale poteva a sua volta arricchire gradualmente quella locale, che conservava comunque il suo “primato”, in una virtuosa combinazione (tanto che c’è chi non vuol considerare l’epoca medioevale come quella dei “secoli bui”).

    Oggi invece, almeno così mi sembra, quella nostra identità si è andata perdendo, o sbiadendo, per un insieme di ragioni, alle quali non è estraneo il “nichilismo” che per anni è stato diffuso a piene mani, il che ci mette in condizioni di debolezza e di vulnerabilità, rispetto a chi ha invece mantenuto le proprie consuetudini e tradizioni.

    Da noi, un tempo, il “festeggiare il Natale e la Pasqua” , come ricorda il Direttore, era abitudine di moltissime famiglie, se non della loro totalità, faceva cioè parte del nostro comune sentire, tale da figurare tra gli elementi identitari della nostra “civiltà”, anche per chi la guardava dal di fuori (una civiltà fatta di storia politica e religiosa).

    D’altronde il celebrare le ricorrenze religiose, così come l’onorare i luoghi di culto, oltre al valore spirituale e mistico rivestito per fedeli e credenti, può assumere anche un importante significato civico. Basti pensare a quanti avvenimenti e pezzi di storia si sono succeduti all’ombra dei campanili, e al suono delle campane, campanili che nei secoli hanno orientato il tragitto di tanti viandanti e dove molti di loro, provati da un viaggio spesso faticoso e disagiato, hanno ivi trovato ristoro e conforto.

    Paolo B. 28.03.2016

  2. Bravo Mauro, ci fugge dalla miseria e chiede ospitalità nel nostro paese, come in altri liberali, deve accettarne le regole.
    Se non lo fa non è un OSPITE, ma un OCCUPANTE e come tale deve essere trattato.
    In pochissimo tempo saremmo ricondotti alla NORMALITA’

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