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Opinioni e commenti
 

Caos libico. L’Italia aspetta la decisione di Tobruk
Pubblicato il 01-03-2016


Fonte AdnKronos

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L’Italia è pronta a coordinare operazioni per la sicurezza e la stabilizzazione della Libia ma la prima condizione è la formazione di un governo di accordo nazionale e la richiesta di questo governo. Lo ha ripetuto il nostro ministro degli esteri, confermando dunque una posizione già abbondantemente comunicata nelle settimane scorse. Paolo Gentiloni, a New York, ha ribadito anche che “Il livello di pianificazione e di coordinamento tra i diversi sistemi di difesa su un possibile contributo alla sicurezza della Libia è a un livello molto avanzato che va avanti da parecchie settimane”. In questo modo il ministro ha voluto da una parte rispondere all’Amministrazione Obama, che si è detta convinta della capacità italiana di guidare la coalizione di 18 Paesi contro la penetrtazione dell’Isis in Libia e dall’altra è tornato a far pressione sui libici per arrivare a concretizzare l’accordo firmato in marocco due mesi fa grazie alla mediazione dell’Onu.
La comunità inetrnazionale, e soprattutto l’Italia che per diverse ragioni è particolarmente preoccupata della crisi libica, aspetta da giorni una fumata bianca almeno da Tobruk per il varo del Governo di Unità nazionale.
A Tobruk risiede il Parlamento ‘in esilio’ riconosciuto dalla comunità inernazionale, l’unico interlocurtore ‘ufficiale’ in Libia anche se in realtà tutti trattano con tutti, con quello ilsmaico di Tripoli e con i più forti capi-fazione che si combattono senza tregua dal giorno in cui nell’ottobre del 2011 è finito, dopo 42 anni, il regime del colonello Gheddafi sotto la spinta – avventurista e interessata – del governo francese di Sarkkozy, sostenyuto da quello britannico di Cameron e una certa indifferenza americana.
Da allora in Libia regna il caos più totale e la missione internazionale dovrebbe servire almeno a tamponare la pressione delle milizie dell’autoproclamato Califfato che, pressate militarmente in Siria, progetterebbero di stabilirsi in Libia. Di fatto si sono già stabilmente insediati attorno a Sirte, minacciando l’operatività dei terminal petroliferi. Per dare il via alla missione militare internazionale – si parla di 5mila uomini – di cui l’Italia sarà capofila, i Paesi pronti a sostenerla sono stati chiari. Come ha ribadito Gentiloni, chiedono che ci sia una richiesta formale del nuovo Governo per un impegno militare contro i jihadisti che ormai controllano 150-200 chilometri della costa libica.
In Libia sono comunque già in piena attività le forze speciali francesi, inglesi e statunitensi. Si tratta di uomini super addestrati che per ora hanno il compito di studiare il terreno e di ‘illuminare’, cioè di indicare, all’aviazione e ai droni armati gli obiettivi da colpire.

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