domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Carceri. Iorio: “Pene che rispettino la dignità umana”
Pubblicato il 18-03-2016


carcere5Le carceri italiane sono tra le più sovraffollate d’Europa, ben 110 carcerati ogni 100 posti disponibili, dati purtroppo risaputi tanto da non far notizia. Eppure se la questione viene messa sotto il tappeto da noi, in Europa i richiami non mancano, non solo per quanto riguarda il tema del sovraffollamento, ma anche il rispetto dei detenuti. Pochi giorni fa la Corte europea dei diritti umani ha respinto la richiesta del governo Renzi di composizione amichevole nel caso dei due detenuti torturati nel carcere di Asti, il processo quindi che non sarà possibile in Italia per mancanza del reato nel codice, si svolgerà in sede europea.
Sull’emergenza penitenziaria è stato presentato un dossier da Luigi Iorio, responsabile diritti civili del Psi, durante la direzione del Partito. Molti i punti messi in evidenza dalle condizioni dei detenuti nel Nostro Paese, a piccoli miglioramenti dovuti all’applicazione di Riforme, per finire poi alla questione mai messa da parte di una legge sul reato di tortura.

Cosa si intende esattamente per emergenza penitenziaria?
Far vivere delle persone, i detenuti in uno stato di abbandono e deterioramento fisico e morale. Far espiare loro una doppia pena: quella prevista dal codice penale e quella morale. Nell’ultimo decennio, l’aumento della popolazione penitenziaria italiana ha generato un forte sovraffollamento degli istituti di pena che ha contribuito ad un notevole deterioramento delle qualità della vita dei detenuti, già provati per le condizioni di limitata libertà. In un passato recente in una cella, dove sarebbe previsto il soggiorno di soli due detenuti, ve ne alloggiavano normalmente sei e, nel peggiore dei casi, otto.

Oltre a conseguenze psicologiche cosa comporta?
Questa condizione ha favorito il proliferare di malattie, una vera e propria emergenza sanitaria anche per tutti coloro che vivono e lavorano in carcere. Situazione che ha visto condannare l’Italia dalla CEDU.

Dal suo report cosa emerge attualmente? Le cose sono migliorate?
Certamente sì. Ma dopo anni difficili. Al momento la popolazione carceraria è pari 52.846 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 49.504 posti a disposizione nei 195 carceri nazionali.
I parametri della CEDU nel rapporto capienza/presenza sono rispettati in tutti gli istituti di pena del territorio nazionale. Nessun detenuto è sistemato in uno spazio inferiore ai tre metri quadri previsto dalle raccomandazioni europee, al di sotto del quale farebbe soggiornare i detenuti in uno stato di tortura (Sent. Torregiani). Ma appunto questi criteri erano applicati in merito ad uno stato di tortura, 3 mq per detenuto resta comunque pochissimo.
Tra la popolazione carceraria, la percentuale di stranieri è del 32 per cento. In Europa ci si ferma al 14 per cento. I detenuti in attesa di giudizio sono 8796 in netto miglioramento se comparato agli 11.108 al (1.12.2016). Una media quindi del 34 per cento, la media europea è il 24 per cento. I detenuti stranieri sono in ordine decrescente dei seguenti paesi: Marocco, Romania, Albania, Tunisia, Nigeria, Egitto, Algeria, Senegal, Cina ed Ecuador. Le donne rappresentano il 4,3 per cento della popolazione detenuta. Tra i nati in Italia, invece, la maggior parte proviene dalla Campania, dalla Sicilia, dalla Calabria e Puglia. Altro capitolo, quello che riguarda i minori. I detenuti presenti negli Istituti Penali per Minorenni al 28 febbraio 2015 sono 407, di cui 168 (il 41 per cento) stranieri. Tra i detenuti presenti, 175 in attesa di giudizio, vale a dire circa il 43 per cento del totale.

A proposito di minori, come sono strutturate le carceri per i figli delle detenute?
È la spiacevole problematica legate alle mamme detenute. Ci sono bambini che scontano la pena insieme alle loro madri.
Il numero dei detenuti sottoposti al 41 bis è pari a 725. Misura restrittiva talvolta criticata.
Notizia positiva a metà, la chiusura degli (OPG), ospedali psichiatrici giudiziari istituiti in Italia a metà degli anni settanta con il fine di sostituire i vecchi manicomi criminali. Non del tutto positiva perche le Rems ancora non sono operative in italia.

Quindi si evince un netto miglioramento con il passato. A cosa è dovuto?
Il sovraffollamento carcerario degli ultimi decenni ormai sembra attenuato, a seguito di riforme che hanno drasticamente limitato l’eccessivo applicazioni di misure cautelari, e che aspettavamo da tempo. Di questo va dato merito al ministro della giustizia Andrea Orlando.
Ulteriore aiuto è venuto dalla suprema Corte costituzionale che ha cassato una legge restrittiva e dannosa come la Fini-Giovanardi.
Inoltre depenalizzare alcune fattispecie di reato a mero illecito amministrativo e l’esclusione di punibilità per particolare tenuità del fatto ha consentito una maggiore celerità del procedimento penale. Il giusto obiettivo, secondo le coordinate del governo, è quello di intervenire con la sanzione penale solo nei casi più gravi così da evitare inutili processi. Le importanti misure introdotte in materia penale inoltre tutelano i diritti delle persone vulnerabili. In tale prospettiva, la legislazione italiana ha già dato attuazione alla Direttiva europea sulla tutela dei diritti processuali della vittima.

Quali sono seconde lei le prossime cose da fare eliminare definitivamente la questione carceri?

Intanto non abbassare la guardia sul tema, troppo spesso dimenticato e poco allettante e meri scopi elettoriali. Poi ci sono una serie di cose da fare e migliorare. Anzitutto, va poi implementato il lavoro in carcere anche per poter far pagare a molti detenuti senza reddito le spese di detenzione, molto spesso a carico del contribuente, in linea con la legge di riforma dell’Ordinamento penitenziario (L.354 del 1975), che riconosce al lavoro un ruolo di primissimo piano nell’attività di recupero e risocializzazione del detenuto.
Occorre abolire il reato di immigrazione clandestina e intensificare la possibilità del rimpatrio dei detenuti stranieri nel proprio Paese di origine. Serve poi sollecitare le regioni e i comuni capoluogo a nominare più celermente i garanti dei detenuti; prevedere delle attività formative all’interno delle carceri che offrano l’opportunità di acquisire competenze spendibili nel mondo del lavoro: si pensi semplicemente, ad esempio, all’insegnamento della lingua inglese o dell’informatica.
Dal punto di vista dell’esecuzione della pena occorre porre l’attenzione sulla carenza di magistrati di sorveglianza, tale carenza limita i diritti dei detenuti e le loro istanze, materia di pertinenza del CSM, implementare la vigilanza dinamica, colloqui educativi e migliorare ancor di più le condizioni di vita dei detenuti come affermato nei motivi della sentenza “Torregiani” della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del gennaio 2013. Suggerimenti questi, già evidenziati dal 2006 dalle EPR.
Serve una nuova concezione dell’esecuzione della pena, orientata al rispetto della dignità umana, informata ai valori costituzionali e in linea con le risoluzioni internazionali migliorando la condizione di vita dei detenuti senza metterli in condizione di soffrire una doppia pena: quella sociale che si somma a quella penale.
Infine, alla luce della stretta sulla legge Pinto, andrebbe finalmente approvata una legge in merito al reato di tortura.

Redazione Avanti!

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