domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Caso Regeni. Ultimatum da Roma: dateci risposte
Pubblicato il 30-03-2016


Il 5 aprile arrivano in Italia gli inquirenti egiziani del caso Regeni, il giovane ricercatore italiano torturato e ucciso dopo essere stato sequestrato da ignoti, due mesi al Cairo

Per quella data l’Italia si aspetta di avere delle risposte convicenti alle tante domande sollevate sugli autori del crimine e sulle ragioni di quanto avvenuto. Domande che fino a oggi sono rimaste senza risposta, anzi al contrario domande che sono state oscurate da una pesante coltre di depistaggi. Dopo la durissima denuncia dei genitori di Giulio Regeni ieri nel corso di una conferenza stampa al Senato, oggi il nostro ministro degli esteri ha rimarcato l’insofferenza dell’Italia per la mancanza di passi avanti e per l’atteggia,mento poco costruttivo, nonostante le promedsse, delle autorità egiziane.

«La fermezza e la dignità dei genitori di Giulio Regeni – ha affermato Gentiloni in un’intervista al Corriere della Sera – sono davvero esemplari. Motivo in più per le istituzioni per insistere con coerenza e altrettanta fermezza. Sulle risposte egiziane sentiremo in primo luogo le valutazioni del procuratore Pignatone. Se non abbiamo risposte convincenti, compiremo i passi conseguenti». Il titolare della Farnesina spiega che dal governo egiziano si esige «la verità, ossia l’individuazione dei responsabili» e colleborazione investigativa. Quest’ultima – aggiunge – «a nostro avviso deve fare un salto di qualità, perché anzitutto non sono stati consegnati tutti i documenti e materiali che abbiamo richiesto. Inoltre occorre poter svolgere almeno una parte delle indagini insieme. La collaborazione non può essere solo formale» avverte il ministro. «Lo stillicidio di piste improbabili moltiplica il dolore della famiglia e offende il Paese intero».

Parole ferme, ma fino a oggi in Senato le opposizioni hanno chiesto inutilmente che il Governo riferisse sui fatti, un caso che rischia di mettere in crisi le relazioni tra Italia e Egitto. Ieri i genitori di Giulio avevano chiesto con forza che si faccia luce, con la scadenza al 5 aprile per avere la verità dagli egiziani, «altrimenti confidiamo in una risposta forte da parte del Governo, hanno detto. Parole sostenute da una mobilitazione nazionale e internazionale per far luce sulla morte e sulle torture subite dal giovane ricercatore italiano scomparso al Cairo lo scorso gennaio il cui corpo fu rinvenuto la sera del 3 febbraio.

La proposta del ritiro dell’ambasciatore italiano non convince l’ex ministro Emma Bonino. «Il caso Regeni – dice la Bonino – ha squarciato il velo su una realtà che è molto più estesa. Credo che in risposta all’atteggiamento tenuto dalle autorità egiziane sulla vicenda di Giulio Regeni sia sbagliato ritirare l’ambasciatore. Io, anzi, farei esattamente l’opposto, rafforzerei il nostro presidio in Egitto, anche con personale specializzato, laddove sia possibile. Non ha senso indebolire la nostra ambasciata».

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