sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Caso Varani: “colpa”
delle droghe o crudeltà?
Pubblicato il 09-03-2016


Omicidio Roma: arrestato, volevamo uccidere qualcunoIl caso dell’omicidio di Luca Varani, ventitré anni, può considerarsi emblematico per quanto concerne le conseguenze dall’abuso di sostanze stupefacenti da parte di soggetti tendenzialmente aggressivi.

Il delitto sarebbe avvenuto durante un festino a base di cocaina ed alcolici, ma la premeditazione sembra essere ormai certa dalle dichiarazioni di uno dei due assassini, Manuel Foffo. Quest’ultimo ha fatto sapere che il 9 Marzo, la sera dell’omicidio, sarebbe uscito insieme al complice, Marco Prato, in cerca di una vittima: «Quando eravamo in macchina non abbiamo portato a termine la nostra intenzione di fare male a una persona perché non abbiamo trovato nessuno». E’ poi a quel punto che avrebbero chiamato Luca Varani, attirandolo con la scusante della festa a base di sostanze stupefacenti.

«L’abbiamo ucciso per vedere cosa si provava», ha spiegato Manuel Foffo, il quale ha aggiunto che, in passato, aveva già avuto il pensiero di fare del male a qualcuno: «Non so come questa idea maturava tra me e me. Anche se ho avuto il pensiero in passato, è rimasto tale e non ho mai pensato che potesse concretizzarsi».

Secondo quanto è emerso dall’autopsia, i due assassini avrebbero tagliato la gola a Luca Varani per evitare che gridasse durante le torture. Ammesso che Foffo e Prato non abbiano dato segnali di aggressività in passato (ad esempio sadismo nei confronti di animali), è proprio la parola “tortura”, abbinata all’aggravante dei futili motivi, che porta a pensare che, l’omicidio, si sia consumato durante la fase di “sballo” provocata dalla sostanza. Si spiegherebbe, così, la totale assenza di empatia. E’ infatti assodato che la cocaina abbia il potere di alterare il comportamento e la percezione, soprattutto se assunta in grande quantità e frequentemente, potrebbe portare ad istinti violenti e a reazioni aggressive.

Ciò nonostante, una base di consapevolezza, nelle menti dei due assassini, deve esserci stata. Il fatto che avessero deciso di uscire di casa per fare del male a qualcuno, per poi chiamare Luca Varani, ne potrebbe essere la prova. Il delitto d’impeto e le reazioni aggressive, infatti, non hanno nulla a che vedere con dinamiche articolate come questa. La tortura, che dovrebbe costituire -in termini legali- l’aggravante della crudeltà, suggerisce inoltre la prolungata sofferenza della vittima e, a sua volta, indica che le azioni perpetuate dai due assassini non possano essere frutto di un “semplice” istinto aggressivo. Se da un lato la cocaina può essere uno dei fattori che scatena la violenza, dall’altro lato il fatto che i Foffo e Prato siano usciti in macchina a caccia di una vittima trova una spiegazione nella lucida premeditazione.

I dati della Polizia statunitense indicano che la cocaina è direttamente responsabile soltanto nel 39% dei casi d’omicidio avvenuti dopo che l’assassino aveva assunto la sostanza. Negli altri casi, la cocaina ha “soltanto” contribuito ad alterare il comportamento durante l’omicidio [Harruff et al. in Journal of Forensic Sciences, 1988 (33)].

Nel caso Varani, Foffo e Prato dovranno probabilmente rispondere di omicidio premeditato e non è escluso che, durante le indagini, emergano ulteriori elementi che possano far pensare ad un altro movente, per esempio, secondo fonti giornalistiche, non sarebbe esclusa la pista del rifiuto di Varani alla richiesta di consumare un rapporto sessuale a tre. Ad oggi, con le spiegazioni fornite dai due, emerge il profilo di due soggetti con istinti aggressivi (il che viene confermato dalle dichiarazioni di Foffo sul fatto che avesse pensieri violenti anche in passato), che hanno trovato “il coraggio” di compiere un massacro con l’aiuto della cocaina.

Alessia Malachiti

 

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