martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

DOPO GUERRA
Pubblicato il 15-03-2016


siria 5 anni

Iniziano i colloqui di Pace a Ginevra per la Siria, nello stesso giorno in cui scoppiò il conflitto che ha distrutto un Paese, più di 270mila morti siriani, almeno la metà della popolazione costretta a lasciare la propria casa (circa 13 milioni), sono due milioni le persone che vivono in aree controllate dall’Isis, mentre quasi 5 milioni i rifugiati e 7 milioni gli sfollati interni. Cifre spaventose e che probabilmente sono inferiori alla realtà: le Nazioni Unite infatti hanno smesso di aggiornare le statistiche 19 mesi fa.
Nel quinto anniversario dello scoppio della guerra, poi i primi aerei militari di Mosca hanno lasciato il Paese dopo l’annuncio di ieri del presidente Vladimir Putin. Salim al Muslet, dell’Alto comitato per i negoziati (Hnc) delle opposizioni, ha chiesto “il ritiro di tutte le truppe straniere dalla Siria, non solo quelle russe”.

Cinque anni fa, il 15 marzo 2011, iniziavano le prime manifestazioni di protesta contro il regime di Assad in Siria, da più di quarant’anni al potere c’è la famiglia Assad (prima Hafez e poi, dal 2000, suo figlio Bashar). Il mondo non sembra nemmeno accorgersene, è l’anno delle “Primavere arabe” inaugurate dalle rivolte nelle piazze della Tunisia, Egitto e Libia. Ma il presidente Bashar al-Assad reprime violentemente la rivolta, Le forze dell’ordine aprono il fuoco contro la folla lasciando a terra decine di dimostranti. Le proteste, diventano una vera e propria miccia che si accendono anche in altre città del Paese fino ad estendersi a tutta la Siria. L’esercito risponde inviando i carri armati, le vittime sono centinaia.
Quella che sembrava una protesta di piazza diventa una vera e propria guerra, di religione tra l’altro, Assad infatti fa parte della corrente musulmana alawita (la minoranza della popolazione), espressione dell’islam sciita, mentre la maggior parte della popolazione è sunnita. Dopo nemmeno un anno la guerra civile scatena la reazione di altri Stati, spostando le ostilità oltreconfine. Nasce l’Esercito Libero Siriano composto da disertori dell’esercito regolare di Assad, a cui si affiancano altre formazioni ribelli compresi gruppi estremisti come al Nusra (ispirata da al Qaeda) e l’anno scorso l’Isis. Al fianco del Presidente Assad arriva il sostegno dell’Iran, degli Hezbollah libanesie una parte dell’Iraq, mentre sul fronte opposto si schierano i turchi, il Qatar e l’Arabia Saudita. Il conflitto arriva a toccare le due super potenze Usa e Russia, schierate come sempre su opposte posizioni, Putin appoggia Assad fino ad intercedere sulla questione delle armi chimiche, sulla quale Obama alla fine cede. Su pressioni della Russia, dopo i continui scambi di colpe sull’uso delle armi chimiche tra gruppi ribelli e ed esercito regolare, viene raggiunto un accordo che elimina la possibilità di intervento armato occidentale in cambio della distruzione dell’arsenale chimico siriano, il libero accesso ai depositi di armi chimiche da parte dei funzionari Onu e l’adesione del governo siriano alla “Convenzione sulle armi chimiche”.
La guerra porta all’evoluzione e alla creazione nel territorio siriano del gruppo del Sedicente Stato Islamico. Il 29 giugno l’Isis proclama la nascita del Califfato, e i pochi mesi, dal giugno all’agosto del 2014, lo Stato Islamico riesce a conquistare un territorio esteso quanto la Gran Bretagna. L’Isis conquista città importanti come Raqqa (gennaio 2014), l’anno seguente però viene cacciato da Kobane, espugnata dai combattenti curdi.
È proprio l’avanzata di questo gruppo, unita ai numerosi attentati, massacri e messaggi agli “infedeli”, a riaccendere l’attenzione dell’Occidente sulla guerra civile siriana. Dopo che l’Isis si impadronisce della città di Mosul, nel giugno del 2014, a fine settembre del 2014 una coalizione guidata dagli Stati Uniti, ma in cui figurano anche stati sunniti del Golfo Persico, inizia a bombardare i territori della Siria occupati dall’Isis che inizia così a riversarsi sui territori ai confini turchi. Ad attenderli c’è però la Resistenza curda, una nuova questione si apre così per gli alleati interessati a non infastidire la Turchia, che bombarda sistematicamente i curdi.
Fino all’arrivo della Russia che l’anno scorso ha deciso di intervenire al fianco di Assad, con pesantissimi bombardamenti che se da un lato hanno indebolito la guerriglia dell’Isis, dall’altro hanno rafforzato l’esercito regolare diretto dal Presidente siriano.
La costante diatriba tra Russia e la coalizione anti-Isis ha rischiato più volte di far scattar la miccia anche tra i Paesi esterni alla guerra civile, come il caso dell’abbattimento del caccia russo da parte dei turchi. Un mese fa i ministri degli esteri russo e americano promuovono un accordo per il cessate il fuoco, approvato dal governo siriano, dei miliziani curdi e di circa 100 gruppi armati dell’opposizione. Inizia così la tregua il 25 febbraio, ieri infine il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’inizio del ritiro di parte delle forze russe dalla Siria. Il giorno dopo l’annuncio di Putin sul ritiro del contingente russo, l’esercito siriano di Assad riparte alla conquista di Palmira. In aiuto di Assad arrivano non solo i caccia russi, ma anche le milizie sciite libanesi di Hezbollah, alleate dell’Iran che combattono in Siria al fianco delle forze governative e anche i Guardiani della rivoluzione di Teheran sono presenti in forze.
Dopo sei mesi quindi le truppe russe lasciano il campo siriano, diventato nel frattempo un campo di morti. Il Syrian Centre for Policy Research (SCPR) calcola 470mila vittime, di queste 400mila è stata vittima diretta delle violenze della guerra, mentre gli altri 70mila per le conseguenze indirette come la mancanza di adeguate cure sanitarie, medicine, soprattutto per le malattie croniche, la mancanza di cibo, di acqua pulita, pessime condizioni igieniche ed abitative. Secondo lo stesso report circa l’11,5% della popolazione siriana è rimasta uccisa o ferita dall’inizio della crisi.

Redazione Avanti!

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