martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Coppa Davis di maratone. L’Italia batte la Svizzera
Pubblicato il 08-03-2016


TENNIS-DAVIS-CUP-ITALY-SWITZERLAND

Paolo Lorenzi

Il recente turno per la qualificazione ai quarti di Coppa Davis ha visto l’Italia, che ora aspetta l’Argentina di Leo Mayer che ha sconfitto a Danzica la Polonia per 3-2, battere la Svizzera a Pesaro. Passano il turno anche Serbia e Gran Bretagna, grazie alle vittoria di campioni sacri del tennis quali Novak Djokovic e Andy Murray, di recente diventato papà, che si è imposto sul giapponese Kei Nishikori. A questi talenti puri della racchetta si affianca quello nostrano di Paolo Lorenzi. Ad accomunarli il fatto di aver portato a casa maratone in cinque set di quasi circa cinque ore.
Il pubblico ha gradito, apprezzato, ma soprattutto colto il valore agonistico e tecnico di questi match. Per il giocatore azzurro, infatti, uno striscione riportava la seguente frase dopo la sua vittoria: “Lorenzi, campione d’umiltà”. Il nostro tennista, infatti, ha vinto di carattere, di forza di volontà, grinta e tenacia, lottando su ogni colpo, attaccando senza rimanere inchiodato sulla linea di fondo e recuperando ogni palla, macinando chilometri in campo. Buona l’esecuzione tecnica anche, a dimostrazione di quanto impegno mettesse nella partita comunque non facile, di certo equilibrata: il punteggio stesso parla chiaro del resto, 7-6(14) 6-3 4-6 5-7 7-5 su Chiudinelli con tre match point annullati.
A salvare la Serbia a Belgrado contro il Kazakistan è stato il numero uno Nole. Per lui la scritta su uno striscione: “no less than champion”, “non meno di un campione”; cioè la stoffa del re assoluto del ranking mondiale si è vista anche in un momento di difficoltà: il kazako Kukushkin giocava molto bene, riuscendo a spostarlo ed aggredirlo abbastanza agevolmente. In più Djokovic non era al top della forma fisica; anzi, qualche problema fisico lo ha palesato: prima la congiuntivite agli occhi che lo ha costretto al ritiro nel torneo di Dubai vinto da Wawrinka; ora problemi muscolari nello scontro di Coppa Davis, con crampi che hanno richiesto più volte l’intervento del fisioterapista per massaggi (per entrambi i giocatori però a dire il vero). Tuttavia aveva promesso che ci sarebbe stato e infatti ha giocato, ha sofferto tanto, arrancando, barcollando, cadendo più volte e con le gambe che visibilmente gli cedevano spesso soprattutto sugli spostamenti laterali, ma non si è ritirato. Anzi, è stato sempre lì, nel match, pronto a rimontare il risultato. Ha reagito e il pubblico di casa non ha esitato a sostenerlo ed incitarlo, in particolare nel finale. Ha rischiato di andare in confusione, di farsi imbrigliare dal gioco dell’avversario; poi ha cominciato ad ingranare con palle più lobate, senza peso, in back anche con traiettorie più variate e laterali e meno centrali, con colpi su cui è stato più difficile per l’altro appoggiarsi. Ha iniziato a venire più a rete e a cercare qualche palla corta in più.
La stanchezza del kazako, un po’ di fortuna in più con tiri che hanno cominciato ad entrare invece che uscire di poco, lo hanno aiutato a ritrovare le righe, la profondità e la precisione dei colpi. 6-7; 7-6; 4-6; 6-3; 6-2 il risultato che ha portato la Serbia sul 2 pari.
Per quanto riguarda Murray, un rullo compressore da fondo anche al quinto set e Nishikori non ha potuto molto contro l’inglese, in grado di disegnare il campo con facilità anche in situazioni di difficoltà, scomode, buttato fuori dal campo dalle accelerazioni e dai passanti del nipponico, cui lui rispondeva con altrettanta incisività vincente. Il Giappone si è dovuto inchinare a questo giocatore in forma smagliante e decisamente ispirato. Murray ha trionfato per 7-5; 7-6(6); 3-6; 4-6; 6-3.
Questi esiti ci fanno ben comprendere quanto contino i campioni in una squadra: la serietà e la professionalità di Djokovic nel non esimersi una volta schierato dimostrando forte attaccamento alla maglia e umiltà, l’impegno massimo di Murray, provano quanto la Coppa Davis sia legata a questi mostri del tennis. Viceversa il sottrarsi ai doveri verso la propria nazione e bandiera può essere pregiudicante. Non a caso la Svizzera è stata penalizzata proprio dall’assenza di Federer e Wawrinka; se almeno uno dei due avesse giocato, forse il team elvetico non avrebbe subito l’umiliazione del 5-0 dall’Italia. Infatti a Ginevra nel 2014 sul duro entrambi gli svizzeri erano presenti e la squadra di casa trionfò per 3-2 sull’Italia. A proposito di campioni sarà da vedere se l’Argentina potrà vantare la presenza di Del Potro nella sfida dei quarti contro gli azzurri, da poco tornato a giocare dopo l’intervento subito per un grave infortunio che lo ha tenuto per molto tempo lontano dai campi.

Per fortuna dell’Italia, la mancanza in campo di Fognini per infortunio (comunque presente insieme a Flavia Pennetta sugli spalti a tifare) è stata rimpiazzata dalla buona prestazione di Andreas Seppi, che ha vinto più che dignitosamente il singolare, ma no solo. La sua performance in doppio con Simone Bolelli ci ha regalato la scoperta di una nuova coppia che funziona. I due già avevano vinto insieme a Dubai, ma Seppi ha davvero saputo guidare e sostenere Bolelli, che ha dato il meglio al servizio, con qualche ace e ottime percentuali di prime ma anche di seconde messe in campo. La forza è che l’altezza dell’altoatesino permette agli azzurri di essere meno vulnerabili in attacco, una volta si trovassero entrambi avanti a rete.
Anche i recuperi sono facilitati, poiché Seppi è più difficilmente scavalcabile. Inoltre sta dimostrando di essere a suo agio e gradire il gioco in attacco, che giova al doppio. Questo fa piacere. Di certo l’Italia è stata facilitata, per dovere di cronaca per quanta gioia possa aver regalato la vittoria azzurra, dalla superficie di gioco: la terra rossa, dove “siamo imbattibili” per stessa ammissione di capitan Barazzutti. Al contrario, se si fossero disputati gli incontri sul veloce indoor, come è stato per la Serbia e la Gran Bretagna, i match sarebbero stati ancor più duri; qui gli scambi si sarebbero accorciati e si sarebbe giocato maggiormente sulla precisione piuttosto che sulla regolarità e sulla qualità tattica e sull’eleganza dello schema di gioco e di esecuzione, che hanno messo in risalto le doti degli italiani che, se sono stati meno efficaci in qualche tratto compiendo qualche errore gratuito di troppo è stato proprio per i maggiori rischi che si sono presi, che hanno costretto, a loro volta, gli avversari a prendersene di superiori e sbagliare di più. Ma Barazzutti ha lasciato spazio anche al giovane Marco Cecchinato, al suo esordio in Davis, che si è imposto agevolmente su Bossel per 6-3 7-5. Nell’altro singolare, poi, Lorenzi conferma l’ottima prestazione con una vittoria facile sul diciannovenne Antoine Bellier (n. 670 del ranking ATP), con un netto 6/3 6/2.

Gli schieramenti che si presenteranno ai prossimi quarti sono:

Serbia-Gran Bretagna;
Italia (riuscita ad imporsi per 5-0 sulla Svizzera)-Argentina, che si giocherà dal 15 al 17 luglio prossimi;
Repubblica Ceca-Francia;
Usa-Croazia.

I risultati
Gran Bretagna – Giappone 3-1 (Birmingham, veloce indoor)
Murray (GBR) b. Nishikori (JAP) 7-5; 7-6(6); 3-6; 4-6; 6-3
J.Murray/A.Murray (GBR) – Nishioka/Uchiyama (JAP) 6-3; 6-2; 6-4
Murray (GBR) b. Daniel (JAP) 6-1; 6-3; 6-1
Nishikori (JAP) b. Evans (GBR) 6-3; 7-5; 7-6(3)
Serbia – Kazakhstan 3-2 (Belgrado, veloce indoor)
Troicki (SRB) b. Nedovyesov (KAZ) 6-2; 6-3; 6-4
Djokovic (SRB) b. Kukushkin (KAZ) 6-7; 7-6; 4-6; 6-3; 6-2
Nedovyesov/Golubev (KAZ) b. Djokovic/Zimonjic (SRB) 6-3; 7-6(3); 7-5
Djokovic (SRB) b. Nedovyesov (KAZ) 6-1; 6-2; 6-3
Kukushkin (KAZ) b. Troicki (SRB) 7-5; 6-2; 6-4

Barbara Conti

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