domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

David Lazzaretti,
il messia dell’Amiata
Pubblicato il 31-03-2016


S_m_labroIn molteplici pagine dei Quaderni del carcere (Torino 1975, I, pp. 297-299) Antonio Gramsci dedicò particolare attenzione alla figura di David Lazzaretti (1834-1878). L’intellettuale marxista fornì notizie preziose sulla sua vita e sull’attività politica che egli svolse come animatore di un nuovo movimento millenaristico a sfondo comunista-repubblicano. L’invito alla volontaria comunione dei beni suscitò l’interesse del periodico «La Plebe», che tenne a distinguere il movimento a «tinta religiosa» con il riscatto socialista fondato sulla scienza e sul lavoro. Nei suoi quindici anni di vita l’organo socialista, apparso dal 1868 al 1883, commento più volte il moto egualitario promosso da Lazzaretti, precisando che esso  poteva dar vita solo a «un aborto di dogmatismo e di comunismo».

    Di quest’uomo, portavoce di un «cristianesimo impregnato di comunismo», si è scritto molto per il misticismo collettivo con cui riuscì a coinvolgere numerosi diseredati in cerca di giustizia, ma senza precisi approfondimenti storici. In una minuziosa e documentata ricerca, pubblicata nel volume David Lazzaretti uno della mia terra: il santo e il profeta del Monte Amiata (Innocenti editore, Grosseto 2015, pp. 320), Paolo Lorenzoni ci dà ora un ritratto esaustivo di un uomo considerato da alcuni santo e da altri affetto da una malattia mentale.

    Nonostante il titolo, dettato da un naturale amore per la propria terra, l’autore travalica i confini della storia locale e presenta David Lazzaretti (per alcuni Lazzeretti) come un personaggio complesso, che dopo la sua conversione avvenuta nel 1868 stringe relazioni con il mondo cattolico e con quello politico in un susseguirsi di eventi interessanti la zona dell’Arcidosso, ma anche di arresti, processi e saccheggi al Monte Labbro. Proprio quell’anno, dopo una giovinezza trascorsa nel lavoro di barrocciaio e nell’aiuto della famiglia, Lazzaretti ebbe un violento accesso di febbre e una visione mistica in cui una voce gli affidò un compito di palingenesi sociale e lo incitò a recarsi dal pontefice per comunicargli la sua missione di novello «salvatore dei popoli e della Chiesa». Dopo un vano tentativo di essere ricevuto dal papa e un sofferente  peregrinare, Lazzaretti – come si legge in un manoscritto del 1915 e citato dall’autore – «fu preso da matto e da imbecille», a differenza del suo paese nativo dove  fu accolto con grande tripudio come un santo per avere ricevuto sulla fronte un segno delle due C rovesciate con la croce nel mezzo.

    In un racconto biografico, unito a considerazioni storiografiche di vario genere, l’autore riporta aneddoti popolari, dimostrando una vasta conoscenza della cospicua letteratura sul personaggio, sottoposto a continue visioni mistiche e, per questo, volto ad esercitare un ampio prestigio sociale sui contadini della zona. La sua predicazione fece ben presto numerosi fedeli, che si raccolsero in un movimento religioso, strutturato tra il 1870 e il 1872 in una Fratellanza cristiana e nel Pio istituto degli eremiti penitenzieri, l’una a carattere sociale e l’altro più elitario volto a divulgare i princìpi del nuovo messia. Le regole religiose, stampate nel 1871 a Montefalcone, sembravano tratte da un sodalizio collettivista e ispirate al comunismo primitivo di matrice cristiana per la comunità dei beni e la divisione dei proventi tratti dal lavoro dei campi. Grande attenzione Lazzaretti prestò alla morale femminile  e alla riforma dei costumi, di cui egli si fece portavoce in molteplici prediche con toni apocalittici e profezie, delle quali quella nuova era la «Terza Legge del Diritto», dopo quella della Giustizia e della Grazia, l’una  rappresentata dalle dodici tavole di Mosè e l’altra dal messaggio evangelico di Gesù Cristo. Proprio all’enunciazione di una nuova èra giuridica, richiesta dall’impellente questione sociale, Lazzaretti unì un ingenuo misticismo, di cui l’apparizione della Vergine era la rivelazione più eclatante nella sua scelta a nuovo messia e nell’annuncio di un rinnovato messaggio cristiano.

    Grazie al sostegno dei contadini assetati di giustizia, Lazzaretti fece costruire sul Monte Labbro (denominato da lui Labaro) una torre, simbolo dell’«Arca della Nuova Alleanza» e della novella Chiesa riformata. La torre, sopravvissuta fino ai nostri giorni, fu completata nell’agosto 1870 con un’altezza di metri 17,40 e una circonferenza di metri 23,14. Si trattava di un’opera imponente, che recava una bandiera rossa con la scritta «La Repubblica è il Regno di Dio», issata alla vigilia della processione del 18 agosto 1878. Su quella convulsa vicenda, che costò la vita al «profeta del Monte Amiata», l’autore fornisce una versione minuziosa fino alla sepoltura nel cimitero di Santa Fiora (ad Arcidosso gli fu negata la tumulazione) e all’autopsia eseguita il giorno successivo con la deposizione rilasciata dal medico condotto che si trattava di un uomo dotato di «una massa cerebrale perfetta, regolare, armonico il contenuto con il contenente». Eppure le autorità governative lo trattarono «alla stregua di un delinquente comune e peggio di un furbastro che, celandosi dietro moventi religiosi, operava al soldo del partito clericale e antiunitario italiano» (p. 188). Lo stesso ispettore del ministero dell’Interno appurò che la Società delle famiglie cristiane era costituita da sovversivi e che essa apparteneva alla «reazione clericale». La sua deposizione al processo di Siena contro alcuni suoi adepti non ebbe alcun peso, mentre quella del medico condotto  condizionò il giudizio della giuria, che si espresse con favore sugli imputati, assolti dall’accusa di aver turbato l’ordine pubblico e di avere attentato alla proprietà. Tuttavia, la caccia ai «lazzarettisti» continuò negli anni successivi, avvolgendo «il profeta del Monte Amiata» in un alone leggendario e permettendo ai suoi seguaci di organizzarsi nella chiesa giurisdavidica.

Nunzio Dell’Erba

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento