lunedì, 27 giugno 2016
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Opinioni e commenti
 

Decreto banche, domani
il voto di fiducia
Pubblicato il 22-03-2016


Banca_MarcheDi fiducia in fiducia è arrivata quella sulle banche. Il governo la ha posta alla Camera sul decreto che riforma le banche di credito cooperativo e istituisce una garanzia pubblica sulla cartolarizzazione delle sofferenze. Un tema scivoloso e delicato dopo le polemiche infuocate sulle banche. Ne ha dato l’annuncio il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. L’inizio delle dichiarazioni di voto è previsto alle 10,30 di mercoledì e dalle 12,00 partiranno le votazioni. Il decreto passerà poi al Senato, dove dovrebbe essere convertito in legge al più tardi il 7 aprile.

Nel corso dell’esame in Commissione alla Camera sono stati concordati alcuni emendamenti per rendere più efficaci entrambi i provvedimenti. Il ministero dell’Economia potrà emettere la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs) non solo a favore delle banche ma anche di “altri intermediari finanziari”. La modifica, avallata dal governo, ha l’obiettivo di ampliare il numero di soggetti interessati. Le risorse stanziate per far fronte agli oneri potenziali della garanzia salgono a 120 da 100 milioni. Un ulteriore emendamento stabilisce che le sofferenze possano essere trasferite per un importo “non superiore al loro valore contabile netto alla data di cessione”.

Varie le novità inserite nel decreto dalla commissione Finanze della Camera, che ha licenziato il provvedimento riscrivendo il meccanismo della “way out” (la clausola sulla devoluzione del patrimonio per una Bcc che vuole trasformarsi in Spa) per le Banche di credito cooperativo e ampliando agli intermediari finanziari la possibilità di accedere alla garanzia dello Stato sulle sofferenze. In particolare sul fronte delle Bcc, le banche cooperative che non vorranno aderire alla holding, se al 31 dicembre 2015 hanno più di 200 milioni di patrimonio netto, avranno 60 giorni dalla conversione definitiva del decreto per decidere, da sole o con altre più piccole, di fare istanza a Banca d’Italia per conferire l’attività bancaria a una Spa.

Ottenuto il via libera scatterà il modello della coop che controlla la Spa, dopo il pagamento il 20% del patrimonio netto come tassa straordinaria. Le riserve indivisibili, questo lo scoglio maggiore che è stato superato, restano tali, in capo alla coop, che dovrà comunque cambiare la sua mission sociale. Inserito anche il diritto di recesso dalla holding, per chi volesse uscire in un secondo momento.

Tra le altre modifiche il divieto dell’anatocismo, il meccanismo di capitalizzazione degli interessi: la periodicità nel conteggio degli interessi non può essere inferiore ad un anno (divieto di capitalizzazione infrannuale degli interessi) e gli interessi maturati, compresi quelli relativi all’uso delle carte di credito ‘revolving’, non possono produrre ulteriori interessi, salvo quelli di mora, e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale.

Una soluzione che comunque non convince affatto il M5S, secondo il quale “rimane la capitalizzazione degli interessi, pur annuale, nel momento in cui vengono addebitati su conto corrente dell’utente che non si trova in grado di saldarli subito”. Posizione condivisa dalle associazioni dei consumatori, che in audizione al Senato evidenziano un paradosso dell’emendamento Boccadutri, in quanto prevede che la quota interessi maturati possa produrre interessi di mora, “in contrasto con la giurisprudenza della Cassazione che ritiene che anche gli interessi di mora, debbano essere calcolati solo sul capitale”. Secondo i consumatori, si tratta di interessi generalmente superiori a quelli corrispettivi, quindi con effetti potenzialmente peggiorativi per il cliente. In sostanza, per le associazioni la nuova norma determina la reintroduzione dell’anatocismo con la sola differenza che la capitalizzazione sarà annuale e non trimestrale. “Davvero poca cosa a fronte di anni di battaglie delle associazioni dei consumatori”.

Redazione Avanti!

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