domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Editoria, ok della Camera alla riforma
Pubblicato il 02-03-2016


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L’Aula della Camera ha approvato in prima lettura un progetto di legge che punta ad un intervento organico sul settore editoriale. I sì sono stati 292, i no 113 e le astensioni 29. Il provvedimento passa all’esame del Senato. Un provvedimento che nasce dalla necessità di mettere a mano a un settore segnato negli ultimi anni da una crisi sempre più forte.
Sono tante le novità introdotte, molte sono state approvate in commissione Cultura e alcune dall’Assemblea. Diverse misure vengono rinviate ai numerosi decreti delegati che dovrà varare il governo dopo l’approvazione della legge.

La proposta di legge istituisce un nuovo fondo per l’editoria e delega il Governo a ridefinire le discipline del sostegno pubblico al settore, dei prepensionamenti dei giornalisti e del relativo ordine professionale. Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione viene istituito al ministero dell’Economia (e non più presso la presidenza del Consiglio come originariamente indicato) e va a sostituire quello, analogo, che la Legge di stabilità 2016 inquadrava invece al ministero dello Sviluppo economico.

Confluiscono al Fondo le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica, anche digitale, comprese quelle del Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria (circa 155 milioni per il 2016), le risorse statali destinate a radio-tv locali (circa 50 milioni per quest’anno), le eventuali maggiori entrate derivanti nel biennio 2016-2018 dal canone Rai fino a un importo massimo di cento milioni, e le somme derivanti dal contributo di solidarietà del settore dell’informazione pari allo 0,1% del reddito dei concessionari pubblicitari (l’Assemblea ha escluso i proventi delle multe Agcom).

“Con la fine del finanziamento pubblico – ha affermato il deputato socialista Oreste Pastorelli nel corso delle dichiarazioni di voto sulla pdl editoria – si è spenta la voce di molti quotidiani politici, ma anche delle piccole testate indipendenti. C’è chi afferma che concedere soldi pubblici ai giornali sia uno spreco di risorse. Sono gli stessi che ignorano, o forse sanno fin troppo bene, che senza informazioni imparziali e libere non può esserci democrazia”. “Al nostro mondo socialista – ha proseguito – appartengono oggi due testate, l’Avanti! e MondOperaio, che sin dalla fondazione del Psi nel 2008, non percepiscono alcun finanziamento pubblico. Sappiamo bene, quindi, quanto sia importante l’istituzione di un fondo per l’editoria, soprattutto per le piccole testate e per i giornali locali, concreta espressione del pluralismo dell’informazione, che consentono di dare ai cittadini notizia dettagliate sul territorio”.

Il testo delega, inoltre, il governo a ridefinire l’intera disciplina, partendo dalla platea dei beneficiari. Tra questi potranno esserci, oltre alle tv locali, le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, ma non i giornali di partito. Ulteriori requisiti riguardano il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro e l’edizione della testata in formato digitale. L’ammontare del contributo dipenderà dal numero di copie annue vendute e utenti unici raggiunti, oltre che, in base a un emendamento della Bilancio, dal numero di giornalisti assunti. Un emendamento del Movimento 5 stelle lega il calcolo dei contributi per l’editoria al numero effettivo delle copie vendute purché questo non sia “inferiore al 30% delle copie distribuite in edicola”.

Redazione Avanti!

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