lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Embrioni e ricerca
la Consulta boccia il ricorso
Pubblicato il 22-03-2016


Fecondazione-eterologa-barcellonaLa Corte Costituzionale ha bocciato il ricorso contro il divieto di utilizzare per la ricerca gli embrioni non idonei alla gravidanza. La richiesta era stata avanzata da una coppia di Firenze che ha effettuato vari cicli di procreazione assistita medicalmente, ma con esito sempre negativo per la produzione continua di embrioni malati. Il nodo da sciogliere era se destinare, con consenso della coppia, alla ricerca scientifica gli embrioni inutilizzati che si originano dal processo di fecondazione o lasciarli a marcire in una provetta a -178 gradi. La Corte Costituzionale era chiamata a decidere se va modificata ancora la Leghge 40 cancellando anche l’articolo 13 oppure lasciare le cose così come sono. Non lo ha fatto, affermando che è una decisione che spetta al Parlamento.

“Il divieto dell’utilizzo di embrioni non idonei alla gravidanza ai fini della ricerca scientifica è del tutto irrazionale. Qui non si tratta di difesa del diritto alla vita, perché si tratta di embrioni malati, destinati a giacere in un congelatore, inutilizzabili e che non svilupperanno mai vita”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera.
“Con questo divieto, si penalizza la ricerca italiana e si riducono le speranze di cura di tanti malati. La Consulta poteva dare l’ultima spallata alla legge 40 e non lo ha fatto: ora tocca al Parlamento eliminare definitivamente una legge assurda e iniqua”.
“Dopo la decisione odierna della Corte Costituzionale – hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica – e la presa di posizione da parte del Governo Renzi, non resta che la strada del Parlamento e delle Corti internazionali per rimuovere il divieto di ricerca su embrioni non idonei per una gravidanza.Si è oggi persa una importante occasione per porre fine a quella politica dissennata che, dal 2004, blocca la ricerca e lascia soli i ricercatori e le persone affette da malattie incurabili. Particolarmente grave è stato il ruolo del Presidente del Consiglio Renzi, che nei giorni precedenti aveva reso noto l’orientamento di questo Governo di opporsi al ricorso e di impedire -con successo- l’audizione degli scienziati da parte dei giudici.
Come radicali dell’Associazione Luca Coscioni, noi non ci arrendiamo e porteremo avanti in ogni sede la battaglia che fu di Luca. Da subito, lanciamo la petizione al Parlamento italiano come forma di prosecuzione di una mobilitazione del mondo scientifico e della società civile che è già senza precedenti. Porteremo in Parlamento le richieste dei malati e della scienza e sosterremo tutte le azioni legali possibili dinanzi alle giurisdizioni internazionali per richiamare l’Italia all’obbligo del rispetto della libertà di ricerca scientifica e dei diritti delle persone malate.”
Oggi, prima della sentenza, è intervenuta la senatrice a vita, Elena Cattaneo, Direttore del Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università di Milano per invitare i giudici ad ascoltare il parere della scienza. “I giudici – ha detto – hanno la facoltà di azionare anche in proprio i poteri istruttori, per ascoltare esperti e scienziati”. Cattaneo era presente tra il pubblico insieme a Michele De Luca, Direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Cattaneo e De Luca erano tra gli esperti che i legali della coppia al centro del caso rinviato alla Consulta dal tribunale di Firenze, chiedevano alla Corte di sentire in audizione. I giudici costituzionali non hanno accolto l’istanza.
“Sono rammaricata per non aver avuto l’occasione di spiegare la posizione della scienza e quanto, su questo piano, la scienza sta facendo in molte parti del mondo, con la ricerca che riguarda le staminali embrionali”, aveva aggiunto la senatrice Cattaneo, sottolineando che gli studi in atto riguardano malattie quali il Parkinson, il diabete, le degenerazioni retiniche.
Proprio il Parkinson, ha ricordato con De Luca, tra il 2017 e il 2018 farà da apripista con l’avvio della sperimentazione sull’uomo attraverso cellule embrionali. “La libertà di ricerca – ha sottolineato De Luca – è un principio da difendere. La scienza sta facendo progressi spettacolari. Se ci troveremo in ritardo, ci troveremo anche svantaggiati in futuro rispetto alle cure e le persone si vedranno costrette ad andare all’estero, perchè l’Italia non sarà attrezzata. L’Italia e i suoi ricercatori sono all’avanguardia nella ricerca, ma si deve operare utilizzando staminali embrionali donate dall’estero”. E, in concreto, questo si traduce in “un forte ritardo”, esponendo in futuro anche a “problemi legati alla tracciabilità“ delle linee cellulari importate.

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