venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Eppur si muove (poco)
Pubblicato il 04-03-2016


Ma sì, l’Italia ha ripreso a crescere. E di uno zero virgola uno in più di quanto era stato annunciato. Siamo infatti, secondo i dati del governo, allo 0,8 di aumento di Pil nel 2015. Tutti i dati sono moderatamente positivi. Ad una misurata crescita, che si attesta però alla metà delle media dei paesi della zona euro e a un quinto di quella spagnola, fa da riscontro anche un lieve aumento dell’occupazione, più 476mila, e un moderato ribasso della disoccupazione che si attesta al 12,5 con una previsione di portarla al 12 nel 2016 (anche se si tratta in larga parte di modifiche contrattuali dovute al Jobs act e in massima parte alla defiscalizzazione dei nuovi occupati, mentre non cala la disoccupazione giovanile).

Anche la pressione fiscale è leggermente diminuita, ma solo dello 0,3 per cento, dal 43,6 al 43,3, e solo quella diretta, grazie alla riduzione dell’Irap e del costo dell’energia elettrica, compensata dall’aumento dell’Iva, mentre le imposte indirette aumentano dell1,9% con una marcata crescita dell’Irpef e delle imposte sui beni e servizi. Il nostro rapporto deficit-Pil è ben dentro il vincolo europeo del 3% e si colloca al 2,6%. Quello che stona, per modo di dire, in questa rassegna di piccoli passi avanti, è il rapporto tra debito e Pil, che continua ad aumentare. Siamo al 132,6%, un livello spaventoso, che è tendenzialmente e sensibilmente in crescita dal 2016, quando era al 116,4%.

La domanda sorge spontanea. Perché se tutte le voci, compresa quella relativa al buon risultato del recupero dell’evasione (nel 2015 è relativo a 14,9 miliardi contro i 51 potenzialmente recuperabili) sono moderatamente positive il debito aumenta? Proprio per quel “moderatamente” così generalizzato. A cui potremmo aggiungere un altrettanto modesto risultato della spending review. Molto lontano dalle aspettative dei vari Cottarelli che via via si sono succeduti. Troppo poco, tutto poco. Il debito aumenta e questa è la palla al piede dell’Italia di fronte all’Europa.

Siamo infatti il paese col debito più alto rispetto agli altri, esclusa la Grecia. Si può aggiungere che il debito italiano è abbondantemente garantito dal risparmio privato che è più del suo doppio. Resta pero il fatto che troppo debole appare ancora la ripresa per aumentare le entrate e contemporaneamente far salire il Pil e diminuendo il suo rapporto col debito. Questo a me pare il problema aliano. Avremmo bisogno di meno “moderazione”. Una via potrebbe essere la richiesta a Bruxelles di uscire transitoriamente dal vincolo del tre per cento almeno per quel che riguarda gli investimenti pubblici, magari, come suggeriscono in tanti, proponendo una piú rigorosa spending e un piano di disinvestimenti del patrimonio pubblico. Ma per farlo ci vogliono idee chiarissime e un alta capacità di convincimento. E soprattutto meno trionfalismo e più consapevolezza che il peggio non è ancora passato.

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Commenti all'articolo
  1. Direttore, ormai è chiaro che Renzi “vivacchia” e tira a campare, sperando che qualche spinta esterna (potrebbe essere la guerra di Libia?) gli dia una mano. Il suo governo (cioè lui) non ha alcuna strategia credibile.

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