domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fine vita. Per la prima volta il Parlamento ne discute
Pubblicato il 01-03-2016


eutanasiaDopo anni di battaglie, finalmente, le Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera inizieranno il 2 e il 3 marzo l’esame e la discussione delle pdl sull’eutanasia, fra cui quella di iniziativa popolare depositata dalla Associazione Luca Coscioni nel settembre del 2013, con 67mila firme di cittadini/elettori. Il documento conferma che secondo diverse rilevazioni statistiche “ben oltre la metà degli italiani” è a favore dell’eutanasia legale. Una questione etica, filosofica, religiosa. Un tema diffuso, eppure spesso fuori dal pubblico confronto. “I vertici dei partiti e la stampa nazionale – si legge – preferiscono non parlarne: niente dibattiti su come si muore in Italia, tranne quando alcune storie personali si impongono: Eluana e Beppino Englaro, Giovanni Nuvoli, i leader radicali Luca Coscioni e Piero Welby”.

“Finalmente oggi le commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera inizieranno a esaminare le proposte di legge sull’eutanasia, tra queste  anche la petizione popolare presentata dall’Associazione Luca Coscioni”. Ha dichiarato la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani. “È un piccolo passo importante. Sono mesi che come PSI chiediamo al Parlamento di battere un colpo, di legiferare, di aprire un dibattito franco su un tema che ha a che fare con il dramma di troppe persone”, spiega Pisani. “La legge sul ‘fine vita’ non è il trionfo della morte, ma il rispetto della dignità di ognuno. Non possiamo continuare a scegliere di non scegliere. È in gioco la nostra libertà di essere”. Conclude la portavoce del Partito socialista italiano.

Tra le quattro proposte, due sono d’iniziativa parlamentare la cui paternità è attribuita ad un gruppo di deputati di Sinistra Italiana – Sel recanti “Norme in materia di eutanasia” (presentate rispettivamente il 24 marzo 2014 e il 15 marzo 2015). Infine, una proposta di legge recante norme “Disposizioni in materia di eutanasia e rifiuto dei trattamenti sanitari” presentato dalla deputata Bechis lo scorso 30 settembre.
Aldilà delle discussioni etiche al riguardo resta un dato sconcertante, poco noto oppure poco messo in risalto: il suicidio dei malati terminali. Ben oltre 1.000 casi su un totale di circa 3.000 suicidi ogni anno, inoltre dal 2010 l’Istat, pur continuando a pubblicare le tabelle sui suicidi ha abolito proprio la voce “movente”. In queste modo non si conosce o si è conosciuto poco riguardo a una materia che tocca da vicino molte famiglie e molti casi nel nostro Paese.
“La richiesta all’Istat dell’Associazione Coscioni di rendere noti i dati dei suicidi dei malati è giusta. Sapere effettivamente quanti, in mancanza di una legge sull’eutanasia e sul fine vita, non hanno altra scelta che togliersi la vita è senza dubbio uno strumento utile al Parlamento per avviare un dibattito serio e privo di pregiudizi sulle diverse proposte di legge in materia”. Lo ha detto Pia Locatelli capogruppo del Psi alla camera e presidente del Comitato diritti umani.
“Alla Commissione Affari sociali abbiamo avviato la discussione sul testamento biologico, domani in Commissione Giustizia si inizierà a parlare di eutanasia. In questo contesto sarebbe anche utile avere, oltre ai dati dell’Istat, anche quelli di quanti sono andati in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito, e di quanti si sono recati all’Estero per avere diritto a una morte dignitosa”.

Liberato Ricciardi

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