venerdì, 2 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

RIPRESA A META’
Pubblicato il 30-03-2016


Standard-and-Poors La ripresa continua a stentare e le previsioni positive dei mesi scorsi sono ridimensionate. Almeno questo è il parere di Standard and Poor’s i cui economisti rivedono al ribasso le stime di crescita dell’Italia per il 2016 e il 2017. Nel rapporto pubblicato “Flying on one engine: the Eurozone economy is fighting for altitude” si legge che per quest’anno si stima una crescita pari all’1,1% (contro l’1,3% delle proiezioni di novembre) e per il 2017 una crescita dell’1,3% (contro l’1,4% di novembre). Stesso discorso per gli altri Paesi europei: per la Spagna si prevede un Pil a +2,6% nel 2016 (contro +2,7%) e a +2,3% nel 2017 (contro +2,4%). Più marcata la differenza per la Germania: si stima una crescita dell’1,6% per quest’anno (contro il 2% di novembre) e dell’1,7% per il 2017 (contro l’1,8%). In Francia infine si prevede una crescita dell’1,3% per il 2016 (contro l’1,6%) e dell’1,5% per il 2017 (contro l’1,6%). Complessivamente, nell’Eurozona Standars & Poor’s prevede un tasso medio di crescita dell’1,5% nel 2016 e dell’1,6% nel 2017, anziché dell’1,8% e dell’1,7% come precedentemente stimato. Numeri che preoccupano per la tenuta dei conti. La manovra di bilancio italiana infatti è stata scritta facendo riferimento a previsioni diverse e più ottimistiche.

A guidare la ripresa europea sono i consumi, supportati, tra l’altro, dalla politica monetaria accomodante della Bce. Per quanto riguarda l’Italia il Pil, secondo Standard & Poor’s, è destinato nel 2016 ad attestarsi sul +1,1%, per crescere ulteriormente nel 2017 a +1,3%. S&P rileva che il tasso di disoccupazione in Italia, da novembre 2015 a marzo 2016, è passato dal 12,1% all’11,9%. A fine 2016 dovrebbe attestarsi sull’11,8%, per poi scendere ulteriormente al 10,2% nel 2017. Il tasso di inflazione, invece, che oggi è dello 0,1%, nel 2017 dovrebbe crescere fino al +1,2%, con queste differenze paese per paese: +2,3% in Spagna, +1,9% in Olanda, +1,7% in Germania, +1,6% in Belgio, +1,5% in Francia, +1,3% in Italia. In attesa del Def di aprile del governo, finora l’ultimo dato ufficiale dell’esecutivo sul Pil risale alla nota di aggiornamento dello scorso settembre che fissava l’asticella della crescita all’1,6% sia per il 2016 che per il 2017. La commissione Ue aveva già rivisto a febbraio leggermente al ribasso le stime di crescita dell’Italia: +1,4% (da +1,5%) nel 2016. E +1,3% (da +1,4%) nel 2017. Idem l’Ocse che a febbraio ha previsto una crescita all’1% nel 2016 per l’Italia, 0,4 punti percentuali in meno rispetto all’outlook di novembre. Confermata invece la stima di +1,4% per il 2017.

Altro fronte è quello delle regole europee sui bilanci. Il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan ne è tornato a parlare in una intervista a Le Figaro. Secondo il superministro sono regole penalizzanti per l’Italia. “Si rimprovera a volte all’Italia – ha detto – di chiedere troppa flessibilità, di essere insaziabile. Dimenticando che si tratta di una richiesta legittima prevista dalle regole europee. Altri paesi rivendicano questa stessa flessibilità, senza essere nelle condizioni di farlo”, ha risposto il ministro a chi gli ricordava che la Commissione europea minaccia di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia per un eccesso di deficit.

L’Italia contesta il sistema di calcolo europeo dell’output gap, cioè la differenza tra il Pil reale e quello potenziale. La Commissione europea deciderà a maggio se concedere all’Italia un percorso più soft di riduzione del rapporto deficit/Pil, che resta comunque sotto il 3%, accogliendo le richieste di flessibilità. Per Padoan “si crede troppo spesso che l’Italia sia un Paese spendaccione ma è esattamente il contrario. L’Italia è uno dei paesi che negli anni ha fatto intensi sforzi di aggiustamento della sua politica di bilancio. Il suo problema è l’alto debito pubblico che viene da lontano. L’Italia rispetterà gli sforzi di aggiustamento che le vengono richiesti. Bisogna tuttavia notare come tale sforzo sia deformato dalle considerazioni statistiche. Sarebbe sufficiente modificare un po’ le regole di calcolo per dimostrare senza ombra di dubbio che le finanze pubbliche italiane sono assolutamente in equilibrio. La Commissione ammette che tale metodo di calcolo potrebbe essere differente ma non si possono cambiare le regole mentre si gioca”, spiega il ministro che aggiunge: “Tali regole impongono all’Italia aggiustamenti dolorosi che le recano più danni rispetto ad altri Paesi e questo non va bene”.

Padoan ha poi ribadito che il debito pubblico inizierà a scendere nell’anno in corso “ma l’Italia conosce una deflazione imposta dall’esterno. Il Pil nominale cresce più lentamente del previsto e ciò rallenta la discesa del debito pubblico”. Infine Padon ha ribadito che “serve un ministro delle Finanze unico della zona euro. In primo luogo, un ministro unico delle Finanze servirebbe a garantire la messa in atto di una politica di bilancio europea più equilibrata – spiega – Dovrebbe anche gestire eventuali azioni di sostegno che implichino risorse comuni, come la gestione dei flussi migratori o del rafforzamento della sicurezza europea. L’Europa deve dotarsi di risorse proprie. E’ difficile immaginare che si continuino a spendere tante energie per arrivare ad accordi come quello con la Turchia sui migranti”.

Redazione Avanti!

 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento