mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Gaffe, insulti e ricorsi: ecco le amministrative
Pubblicato il 14-03-2016


bertolaso

Napoli, Roma e Milano. Un bell’incastro per le elezioni amministrative. Da sempre sono stare un termometro per il governo, ma mai come questa volta sono il segno di quanto sia complicata la situazione all’interno dei partiti in questi mesi. Qualche anno fa Massimo D’Alema usò le elezioni Regionali per misurare il consenso sul suo governo nato senza il passaggio per le urne. Quelle elezioni le perse e coerentemente si dimise. Il Presidente del consiglio, nella sua enews, ha parlato del clima nel suo partito che ha definito “surreale”. “Ai miei compagni di partito – ha aggiunto – che pongono grandi problemi sulla visione strategica della sinistra, in Italia e nel mondo, do appuntamento per lunedì prossimo, in direzione e soprattutto al congresso del 2017”. Insomma una sfida vera e propria dopo la riunione della minoranza della scorsa settimana da dove Bersani ha ricordato che il premier sta governando con i voti persi da lui. Matteo Renzi chiude la porta al dibattito sul funzionamento delle primarie: a tutti quelli che “criticano le primarie voglio dire – ha osservato il leader democratico – che le primarie sono uno strumento serio per favorire la partecipazione e aprire la classe dirigente dei partiti al rapporto con i cittadini. Certo, qualche volta si registrano casi antipatici, non è una discussione nuova”.

Ma quello che emerge è che il caos nei partiti regna sovrano. A Roma il centrodestra diviso tra lotte intestine ancora insegue un candidato unico tra le dichiarazioni e gli scivoloni poco felici di Bertolaso. A Napoli i ricorsi dividono il centrosinistra lasciando spazio alle polemiche piuttosto che ai programmi e a Milano la candidata dei 5 Stelle rinuncia perché insultata per il suo aspetto fisico. Per Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne, da New York, dove si trova in missione all’Onu per la 60 sessione della Conferenza sullo stato delle donne “le parole di Bertolaso nei confronti della Meloni e le pressione psicologiche, accompagnate da vergognosi commenti sull’aspetto fisico della Bedori, candidata dei 5 Stelle a Milano, sono inaccettabili e confermano che il maschilismo in politica è ancora duro a morire”. “Le donne in politica sono accettate solo se amiche del capo, carine, o se fanno notizia perché particolarmente sveglie o particolarmente polemiche. L’idea che una donna possa essere semplicemente brava non è quasi mai presa in considerazione”.

Roma
La città eterna esce da due anni disastrosi, con la giunta Marino costretta alle dimissioni dopo le oscure vicende di mafia capitale e dei rimborsi. Il Pd è commissariato da mesi e guidato dal vice di Renzi. Il centrodestra non è neanche in grado di scegliere il candidato. Berlusconi schiacciato dalla voglia della Lega di scendere sotto il Po per dimostrare di essere un partito nazione sul modello del Fronte Nazionale francese e le aspettative di Giorgia Meloni. Il candidato di Berlusconi è Berlotaso: ma lo è a giorni alterni nei quali però incorre in scivoloni poco simpatici. L’ultimo quello sulla Meloni. Bertolaso, in merito alla candidatura della leader di Fdi e all’ipotesi di un ticket con lei nel ruolo di vicesindaco aveva detto “deve fare la mamma”. “Io non voglio polemizzare – è stata la risposta dell’interessata -. Dico solamente con garbo e orgoglio a Guido Bertolaso che sarò mamma comunque e spero di essere un’ottima mamma, come lo sono tutte quelle donne che tra mille difficoltà e spesso in condizioni molto più difficili della mia riescono a conciliare impegni professionali e maternità. Lo dico soprattutto per rispetto loro”. Sono poi arrivate retromarcia e scuse. “Mai detto che la maternità precluda degli obiettivi. La mia idea di Roma è di una città che supporta veramente le mamme con servizi adeguati”. “Sarei pronto a fare un passo indietro se la Meloni correrà per tutto il centrodestra”. Insomma una candidature convinta la sua.

Il punto è comunque chiaro: se il centro destra e il centro sinistra si presentano separati al proprio interno il grande favorito resta il Movimento 5 Stelle che, in caso dovesse arrivare al ballottaggio, potrebbe essere da rischiamo per tanti delusi. Per questo Renzi li attacca duramente: “Quanto agli altri partiti, buttiamola sul ridere. Dall’alto di qualche clic il Movimento 5 stelle ha fatto pesanti ironie sulle nostre primarie”.

Parola a cui risponde Beppe Grillo: “Diffondete! Siamo pronti a governare Roma!”. E la candidata sindaco del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi aggiunge: “Oggi ho rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Mi hanno chiesto se posso essere allo stesso tempo mamma e sindaco di Roma. Certo che posso, come tutte le donne che lavorano farò i salti mortali. Sono pronta e siamo pronti per governare Roma: più mezzi pubblici, più sicurezza, più soldi per le scuole. Una città che funziona non è di destra o di sinistra, è una città 5 Stelle”.

Napoli
Qui la situazione è ancora più complicata. Con un sindaco in carica molto forte nei sondaggi e un Pd alle prese con il post primarie dal clima avvelenato e un ricorso sulle primarie presentato da Bassolino. Ricorso respinto dalla commissione di garanzia per le primarie del centrosinistra a Napoli. Bassolino aveva fatto appello alla commissione di garanzia, dopo che un suo primo ricorso era già stato respinto, chiedendo l’annullamento del voto in cinque seggi napoletani. Secondo la tesi sostenuta dall’ex sindaco di Napoli, le pratiche emerse dinanzi a quei seggi e documentate nel video diffuso da Fanpage, costituivano una chiara violazione dei principi costituzionali che garantiscono il libero esercizio del voto. Di qui la richiesta, oggi respinta, di annullare il voto nei singoli seggi.

Insomma anche il secondo ricorso presentato da Bassolino è stato bocciato. E l’ex Governatore non la ha presa bene: “Non se ne possono uscire così. è una seconda presa in giro”. La commissione di garanzia ha emesso un verdetto annunciato, “ha ritenuto di dover salvaguardare il voto complessivo di 31 mila elettori” dando così il via libera alla candidatura di Valeria Valente che ha vinto le primarie napoletane con uno scarto di soli 452 voti. Restano da valutare le posizioni del consigliere comunale Antonio Borriello e del consigliere municipale Gennaro Cierro, i due esponenti del Pd ripresi dalle telecamere
all’esterno dei seggi. Ora che cosa farà Bassolino? I suoi sostenitori che sabato scorso
hanno riempito il Teatro Augusteo gli chiedono di restare in campo con una sua lista civica. Ma Renzi e i vertici del Pd gli chiedono di non fare come Cofferati in Liguria, spaccare in due il Pd. L’ex governatore prende tempo. Bassolino dice comunque “di aver vinto moralmente, politicamente e, se si fa luce sui seggi contestati, anche numericamente. Ho presentato subito ricorso dopo un video molto chiaro con fatti molto gravi, ma la commissione l’ha respinto con argomenti assurdi”. “Nel mio ricorso in gioco principi fondamentali”, ha aggiunto Bassolino sono il vincitore morale delle primarie.

L’ex sindaco ha poi aggiunto che “è evidente che sono successi fatti gravi: conosco la Costituzione e le leggi stabiliscono che entro 200 metri non si possa fare propaganda, immagini se si possono dare soldi per comprare voti”. “Alle primarie si paga un euro per significare che deve esserci una tale motivazione etica e politica che io pago per esercitare il mio diritto di voto; una delle condizioni che rendono infatti nullo il voto in un seggio è non pagare l’euro: immaginate quindi se l’euro, invece di essere non pagato, è stato comprato e dato. Ecco perché ci sono in gioco principi fondamentali che riguardano non soltanto la città di Napoli ma il Paese” ha concluso Antonio Bassolino.

Milano
A Milano, fa notizia il “passo di lato” della Bedori che ha decisamente aperto un problema e una polemica nel Movimento 5 Stelle. Ieri, visibilmente commossa, ha spiegato i motivi del suo abbandono. Ma oggi l’ex candidata ha scelto la sua pagina Facebook per “togliersi qualche sassolino dalla scarpa”, come scrive. E sono parole pesanti, le sue, che chiamano in causa direttamente i toni di quella che considera una campagna denigratoria nei suoi confronti: “Mi avete chiamato casalinga e disoccupata per offendermi”.

IGinevra Matiz

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